Samsung Galaxy Note 9: la nostra recensione completa e approfondita

BEST-FOR-IGIZMOPiace. Subito, al primo contatto. Al tatto il Samsung Galaxy Note 9 convince per la qualità dei materiali e l’ingombro, tutto sommato contenuto se si tiene conto del generoso touchscreen. Piace alla vista, con i coraggiosi ma stilosi abbinamenti tra il colore della scocca e dello stilo. Solo il nero è un accostamento total black: è il caso del modello ricevuto in prova. Però è la versione con 8 GB di Ram e 512 GB di storage, peraltro espandibile fino a 1 TB grazie al vano microSD.

Incredibile notare come il Note 9 abbia la stessa dotazione di memoria del MacBook Pro 13″ (8+512 GB) utilizzato per lavoro da chi vi scrive. E non è un caso la similitudine, perché una delle grandi novità varate con la nuova generazione di smartphone di Samsung è rappresentata dal DeX integrato.

Fino all’anno scorso, il Note poteva essere trasformato in un surrogato del computer collegando il modulo DeX esterno, equipaggiato con porte Usb e Hdmi da collegare a tastiera, mouse e monitor. Su quest’ultimo compariva Android in una versione adattata per sfruttare l’area disponibile come fosse stato un desktop (DeX significa desktop experience).

Ora tutto ciò è attuabile senza ulteriori accessori opzionali. Basta collegare un monitor al Note 9 attraverso un cavo Hdmi-Usb C (circa 15 euro su Amazon.it) per vedere la schermata di avvio di Samsung DeX sullo smartphone. Il touchscreen diventa un touchpad identico a quello integrato sui notebook, solo più ampio e reattivo, mentre la reinventata S Pen diventa un mouse per interagire con le finestre.

Non rimane che collegare via Bluetooth la tastiera e il mouse e il gioco è fatto: si ha un  ambiente simil-Windows con le app e i contenuti presenti sul Note 9. Quindi con tutti gli applicativi di Office (Word, Excel e Powerpoint) funzionanti e con anche quelli multimediali e ludici. È quindi possibile lavorare, navigare su Internet, digitare e sfogliare i social e la messaggistica personale in un contesto più confortevole e professionale.

Siamo partiti dal DeX perché è l’esempio più concreto di quanto sforzo di sviluppo sia stato profuso da Samsung per rinnovare l’esperienza del Note. Che può apparire nel design speculare all’8, tuttavia è un gemello diverso: più potente, più completo e persino più duttile. Così duttile da completare il percorso di riposizionamento dello smartphone iniziato da Samsung già lo scorso anno con il Note 8 e ancora prima con il troppo ingiustamente sfortunato Note 7 (qui abbiamo messo a confronto Note 8 e Note 9).

Il Galaxy Note 9 è uno smartphone che ha mantenuto le sue prerogative professionali, anzi estendendole con numerose novità che vedremo in questa recensione, ma è riuscito a posizionarsi come scelta di prestigio anche per gli utenti più esigenti ed evoluti, i cosiddetti prosumer. I quali hanno spiccate esigenze multimediali e sono alla ricerca di un modello capace di coprire qualsivoglia necessità, sia essa relativa al lavoro, allo studio, al tempo libero o all’imaging.

Una delle chiavi di volta di questa rivoluzione silenziosa è rappresentata dalla S Pen, ora Bluetooth e capace di ampliare sensibilmente l’utilizzo di Android. Non è più solo uno strumento di input grafico e testuale, ma è diventato un vero e proprio telecomando remoto del Note. È stato così profondo ed esteso il lavoro fatto da Samsung che abbiamo dedicato una recensione solo alla S Pen: potete leggerla qui.

Cambiamento visibile

Le novità su cui ci siamo finora concentrati hanno riguardato alcune delle funzioni aggiuntive introdotte da Samsung rispetto al Note 8, quindi si possono scoprire solo accendendo lo smartphone. Note 8 e 9 sono molto simili nella parte frontale, anche se sul nuovo modello è stato ridotto leggermente di più l’effetto edge per assicurare una buona impugnatura del “lungo” display. Sono però totalmente differenti se visti nella zona posteriore.

Così come avvenuto sui Galaxy S9 e S9+, il sensore per le impronte digitali è stato spostato nella zona sottostante i moduli fotografici (prima era di lato) raggiungendo il duplice obiettivo di essere più comodo da raggiungere con le dita e di risultare facilmente individuabile a occhio nudo. Questo intervento funzionale si riflette in un fatto estetico che permette di capire subito se ci si trova al cospetto del Note 8 o del Note 9.

È di fatto l’unico elemento distintivo nel design, perché lo schema dei pulsanti è stato preso pari pari (a destra accensione/spegimento; a sinistra bilanciere del volume e tasto Bixby). E anche il carrello superiore per le schede è identico a quello del Note 8 e soprattutto dei Galaxy S9 e S9+. Il modello in test è targato Duos, quindi supporta il dual Sim con connettività 4G su entrambe le schede. I due slot permettono di ospitare altrettante nano Sim oppure una nano Sim e la microSD. La seconda scheda o la memory card sono mutualmente esclusive.

Exynos power

Il reparto di connettività del Note 9 è Lte cat.18, che si traduce in velocità massime di 1,2 Gbps in download e di 200 Mbps in upload. Con Speedtest in abbinamento a una Sim di 3 Italia in zona centrale di Milano abbiamo misurato picchi di 97,2 Mbps in download e 24,3 Mbps in upload con un ping di 6 ms.

È il medesimo modem 2G/3G/4G che si trova anche su S9 e S9+ perché il Note 9 è affidato al medesimo SoC: l’eccellente Exynos 9810. Si tratta della più recente e potente piattaforma hardware sviluppata da Samsung. Abbiamo descritto le sue caratteristiche tecniche e le prestazioni a confronto con Qualcomm Snapdragon 845 e Kirin 970 in questo articolo. In questo articolo trovate anche i benchmark del Note 9 comparati con gli altri smartphone top di gamma in commercio.

In questa sede ci concentriamo sull’implementazione del 9810 a bordo del Note 9. Dentro la splendida scocca certificata IP68 (protetto da polvere e da immersioni in acqua dolce fino a 1,5 metri per 30 minuti) in vetro Corning Gorilla Glass 5 appoggiato sul frame in solido alluminio si trovano un inedito sistema di raffreddamento per alleviare gli sforzi del processore. Inedito più che altro nello sviluppo che nell’idea. Prende il nome suggestivo di Water-Carbon Cooling System, che aiuta a raffreddare o quantomeno ad aumentare l’efficienza di dissipazione del calore prodotto dall’Exynos.

A conti fatti è una heat pipe rivista e corretta. La heat pipe tradizionale è una barretta tipicamente in lega di rame posta in senso perpendicolare alla Cpu che si snoda per alcuni centimetri e spesso è collegata al frame in alluminio per migliorare l’efficienza di dissipazione. Con la Water-Carbon Cooling System nella camera interna della heat pipe è stata inserita una soluzione di acqua e filamenti di carbonio al fine di aumentare l’efficienza di conduzione: l’acqua è “intrappolata” in un ciclo chiuso di evaporazione e condensazione per dissipare il calore prodotto dalla Cpu.

Nei nostri test, in un ambiente di circa 28 gradi, la temperatura anche sotto stress (sessioni ripetute di app pesanti tra cui Antutu, Fortnite e Fifa) non ha mai superato gli 85 gradi secondo il termometro del widget di Antutu. Al tatto il dorso era caldo in modo particolare nell’area sinistra, dove c’è il processore, mentre una maggiore concentrazione di calore è avvertibile sul fianco sinistro basso del Note 9. In ogni caso, non è nulla di cui preoccuparsi se si usa una cover anche se questa soluzione riduce l’efficienza di scambiamento aria calda/fredda su cui si basa il principio della heat pipe.

Doppia fotocamera

Dicevamo del dorso, che è il vero tratto distintivo con cui si è disegnato il passaggio generazionale del Note 9 perché il sensore biometrico per le impronte digitali è stato spostato sotto al modulo imaging sempre sviluppato in senso orizzontale. Lo schema dei sensori è preso pari pari dal Galaxy S9+, solo abbinata a un’app di controllo che ora adotta l’intelligenza artificiale.

Le caratteristiche tecniche di questo impianto prevedono un doppio sensore: il sensore principale da 12 Mpixel ha una lunghezza focale di 26 mm, mentre il secondario, sempre da 12 Mpixel (f/2.4 fisso), è di 52 mm, esattamente il doppio. Questo assicura la possibilità di eseguire lo zoom ottico 2x e di attivare gli effetti basati sulla profondità, tra cui il classico bokeh con addirittura il livello variabile di sfumatura dello scenario che si staglia posteriormente al soggetto inquadrato. Entrambi i sensori sono assistiti da un sistema di stabilizzazione ottica e la messa a fuoco sul primario è l’ormai collaudata dual pixel a rilevamento di fase (Pdaf).

Il sensore primaro ha inoltre il sistema di apertura variabile con la palpebra che, a seconda delle condizioni di luminosità ambientale, fa oscillare l’apertura tra f/1.5 e f/2.4: in questo approfondimento abbiamo descritto in modo dettagliato il meccanismo.

Il Note 9 conferma e amplifica tutte le doti fotografiche della serie S. Eredita da quest’ultima la prerogativa di essere il migliore smartphone per lo scatto in velocità: la rapidità di esecuzione sommata alla qualità della foto lo rendono un telefono con ben pochi rivali. Soprattutto si differenzia nelle situazioni dove la rapidità di esecuzione fa la differenza: in questo contesto S9+ e Note 9 non hanno praticamente rivali per la resa finale dell’immagine.

Dal canto suo, l’applicazione di controllo è stata portata a un nuovo livello di perfezionamento introducendo una sistema di IA che guida l’utente nella correzione dei principali problemi che possono pregiudicare la corretta esecuzione fotografica. Impostando la modalità Automatica del Note 9 riconosce 20 scene e imposta di conseguenza lo scatto per ottenere la migliore resa.

A questo sistema di equalizzazione cromatica, luminosa e di contrasto si aggiunge ora l’algoritmo di rilevazione dei difetti. Interviene attraverso una vignetta che compare in corrispondenza dell’anteprima posta di fianco al grande tasto di scatto. Suggerisce principalmente quando l’obiettivo sembra essere sporco (in questi casi consigliamo di passare un panno morbido per pulire le lenti). Suggerisce anche quando la foto è mossa o gli occhi del soggetto inquadrato sono chiusi, ma quest’ultima in modo meno frequente.

Più utile l’indicazione di attenzione quando l’inquadratura evidenzia il controluce: si attiva l’Hdr e con un po’ di pratica si ottengono scatti suggestivi. A conti fatti, piace molto questo approccio all’intelligenza artificiale perché ha l’obiettivo di lasciare il controllo nelle mani dell’utente, suggerendo gli interventi più che sovrapporsi e prendere il controllo. Soprattutto del Note 9 è piaciuta la capacità di scattare foto di qualità eccellente in notturna e in condizioni di scarsa luminosità, due situazioni nelle quali si possono giostrare le fonti di luce per dare suggestioni creative interessanti.

Non mancano poi le altre modalità di scatto. Tra cui la Fuoco Live per “giocare” con gli effetti bokeh e la Pro per affidarsi a una regolazione manuale. C’è anche il super slow motion che obbliga a centrare nel quadrato bianco posto al centro del display l’azione da rallentare: l’esperienza d’uso è leggermente migliorata rispetto agli S9, tuttavia il funzionamento è ancora un po’ macchinoso.

Ultima considerazione riguardo ai selfie. La fotocamera anteriore da 8 Mpixel f/1.7 consente di scattare autoritratti di alta qualità in ogni condizione. Non manca la modalità con regolazione della sfocatura dello sfondo e quella panorama. Per scattare un selfie non c’è bisogno di premere il tasto ma basta fare un gesto con la mano. Il sensore anteriore permette di generare gli Emoji Ar che creano un avatar personalizzato con il viso dell’utente. Qui abbiamo spiegato passo per passo come realizzarli.

Display infinito

La qualità delle foto si vede subito che è superiore alla media grazie al generoso SuperAmoled del Note 9. L’Infinity Display è stato portato alla digonale di 6,4″ con risoluzione di 2.960×1.440 pixel (Quad HD+) e protetto da una lastra Corning Gorilla Glass 5. Il display occupa circa l’83% della superficie frontale e ha visualizzazione di 18,5:9 (516 ppi di densità). Non mancano gli angoli arrotondati, che hanno il duplice pregio di rendere più moderno il design, riducendo al massimo i bordi laterali, e di assorbire meglio di urti in caso di cadute. Lo schermo è certificato Hdr10 e nel pannello delle impostazioni si può regolare la definizione (1.480×720, 2.220×1.080 – di default – e la massima) per ridurre impegno del processore e consumi.

Non a caso quando si interviene sulle opzioni di manutenzione del dispositivo (in Impostazioni) per migliorare l’efficienza energetica, uno dei parametri previsti è proprio il display con luminosità e risoluzione. Il touchscreen del Note 9 non è solo splendido da guardare, tanto da offrire una resa grafica eccezionale, ma è anche preciso al tocco. L’interfaccia Samsung Experience 9.5 (un mezzo step più aggiornata rispetto alla 9 degli S9/S9+) eredita i fondamenti classici dei Galaxy.

L’ambiente è quello ormai ben noto del brand coreano, esteso per trarre massimo beneficio dalla S Pen. Anche in questo caso, dunque, Android 8.1 Oreo risulta semplice e intuitivo da utilizzare anche grazie alla personalizzazione attuata da Samsung, che va nella direzione di semplificare l’accesso alle tantissime funzioni e potenzialità dello smartphone. Il quale ha spiccate doti musicali, come abbiamo descritto nella nostra recensione dedicata alla sezione sonora del Note 9.

C’è anche Bixby 2.0, facendo uno swipe verso destra dalla home oppure attivandolo con il tasto laterale. Mancando il supporto vocale per l’italiano, alla resa dei conti si riduce a un pannello che riassume le informazioni e i dati contestualizzati più rilevanti per l’utente. Più interessante Bixby Vision presente nell’app fotografica che consente di inquadrare monumenti, oggetti, vini, cibi e così via per individuarne le caratteristiche oppure per tradurre le scritte.

Altro elemento distintivo della declinazione di Android in chiave coreana riguarda la sicurezza. La protezione biometrica comprende oltre al già citato sensore per le impronte anche il riconoscimento delle iridi e del volto, il pin e la sequenza. Il tutto affidato alla piattaforma Knox con cui si possono bloccare l’accesso a dati, file e app creando un vero e proprio spazio personale impenetrabile. La suite di sicurezza, intesa come “pacchetto”, offerta dal Note 9 è allo stato dell’arte.

La Samsung Experience 9.5 ha talmente tante funzioni disponibili che vi troverete a usare solo quelle davvero utili nella specifica fattispecie di utilizzo, però questo è anche sinonimo di scalabilità. Proprio in questo senso il Note 9 è duttile: la completezza di strumenti hardware e software è tale da prestarsi a qualsiasi esigenza attuale e futura. Allo stato attuale, è lo smartphone più completo e versatile disponibile sul mercato.

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