Certo ci trasforma in emoji e ha una grande varietà di chicche multimediali davvero ludiche, ma la principale novità dei Samsung Galaxy S9 e S9+ portata ora sui Note 9 riguarda la fotocamera posteriore. Non a caso l’azienda ha scelto lo slogan “The Camera. Reimagined” (a fotocamera reiventata). Il motivo è semplice: sono state aggiunte nuove funzioni fotografiche all’arsenale già ricco proposto con la generazione S8. In particolare, l’apertura variabile merita un approfondimento dedicato perché propone una soluzione interessante ed efficiente per aggiungere qualità alle immagini, migliorando il dettaglio e riducendo il rumore, insomma permettendo allo smartphone di avere ottime performance in qualsiasi condizione di luce.

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Cosa è il fattore d’apertura e a cosa serve

Iniziamo con il dire che il valore di apertura di una lente indica la quantità di luce che le passa attraverso e quindi arriva al sensore fotografico. È un po’ come funziona con gli occhi: la pupilla è più chiusa in condizioni di luce accecante; è più aperta al buio per cercare di amplificare al massimo la capacità visiva.

Ecco, le lenti fotografiche funzionano nel medesimo modo. Per ottenere ciò, nelle fotocamere sono previste alette intorno all’obiettivo circolare che si aprono e chiudono a seconda delle condizioni di luminosità: più aperte con scarsa luce, più chiuse con tanta luce.

Negli smartphone ciò non succede, perché gli obiettivi hanno un’apertura fissa e non variabile: questo significa che viene applicato sempre il medesimo fattore di apertura, indipendentemente dalle condizioni di luce in cui si sta scattando. Per compensare questo limite tecnologico, il software aggiusta di conseguenza l’esposizione e la sensibilità Iso per determinare la quantità di tempo a cui è esposto il sensore fotografico. In sostanza, data l’apertura come costante, la variabile è il quanto temporale determinato dal processore per ottenere il miglior scatto (per questo diventa fondamentale che l’obiettivo del cellulare disponga di stabilizzatore, meglio se ottico).

Il Galaxy Note 9 e la doppia apertura

Tutto ciò viene superato in maniera intelligente dal Galaxy Note 9. Samsung ha superato il limite dell’apertura fissa integrando nell’ottica posteriore una duplice modalità: più ampia e più chiusa. Il processore dedicato all’imaging integrato nello smartphone provvede a scegliere quale delle due aperture in conseguenza alle condizioni di luce.

Facciamo esempi concreti. Se vi trovate in un ristorante intimo, al chiuso e magari al lume di candela, per scattare una foto con il Galaxy Note 9 sarà necessario aprire al massimo l’obiettivo per ottenere foto “luminose” cercando di catturare quanta più luce possibile. Più è ampia l’apertura, meno rumore si genera, anche in sinergia con il software di gestione.
Viceversa, in una splendida giornata di sole, il Note 9 provvederà a chiudere l’ottica per evitare sovraesposizioni. Non solo, ciò comporta anche un miglioramento della definizione dell’immagine soprattutto in corrispondenza dei bordi della lente, quindi di fatto si riduce la distorsione.

Ancora più in dettaglio

Entrando più nel dettaglio tecnico, il sensore primario del Galaxy Note 9 è da 12 Megapixel (dimensione 1/2.55″) e ha una apertura variabile f/1.5 e f/2.4, una lunghezza focale di 26mm e una dimensione dei pixel 14 micrometri (µm). Infine, la messa a fuoco avviene con l’efficiente modalità dual Pixel. Il sensore fotografico secondario da 12 Mpixel con f/2.4 e apertura focale di 52 mm è esattamente il doppio di quella della fotocamera primaria, così da conferire la possibilità di fare lo zoom 2x e di attivare effetti come il bokeh e la gestione della profondità di scatto. Giusto per paragone, quella dell’iPhone X è f/1.8.

Questi fattori determinano la resa fotografica dell’obiettivo in condizioni di scarsa luminosità, tuttavia ciò produce l’artefatto di scattare immagini nel complesso meno dettagliate. Per questo sulle reflex gli obiettivi hanno un range di apertura, per esempio fino a f/2.8. Mentre sugli smartphone, per elevare il livello dei dettagli, sono presenti processori d’immagine dedicati e software che ottimizzano lo scatto e riportano i dettagli alla loro “croccantezza” originale.

Come funziona il Note 9 all’atto pratico

Sulla base di quanto detto, la doppia apertura può rivelarsi non solo l’arma fotografica vincente del nuovo Galaxy, ma anche l’inizio di una nuova generazione di smartphone con ottica ancora più avanzata. Il Note 9 ha un meccanismo automatico che chiude o apre l’obiettivo e commuta da f/1.5 a f/2.4 (e viceversa) a seconda delle condizioni di luminosità ambientale: poca luce nel primo caso e foto con meno rumore, tanta luce nel secondo caso con il sottoprodotto di immagini con texture più dettagliate.

Vogliamo essere precisi fino in fondo. I Samsung Galaxy S9, S9+ e Note 9 non sono i primi smartphone ad adottare questo semplice ma efficiente e utile meccanismo. Già Nokia con l’N86 (2009) aveva adottato uno schema ottico addirittura a tre modalità di apertura: il sensore da 8 Megapixel poteva essere configurato con f/2.4, f/3.2 e f/4.8. La grande differenza con i Galaxy è data dalla potenza espressa dal nuovo processore d’immagine integrato da Samsung.