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È bello. Gli occhi premiano subito le linee, il design e la compattezza del Galaxy Z Flip 3 5G. A questo si aggiunge l’estetica del gesto: il caro, vecchio, tanto amato telefono a conchiglia così piccolo da essere tenuto nel taschino ma così grande, una volta aperto, che non fa rimpiangere i flagship a schermo “fisso”. Samsung ha fatto centro. Anzi è riuscita nell’impresa di fare centro e doppio centro. Ha migliorato in modo sostanziale la serie Flip, rendendola la scelta perfetta per chi non solo vuole distinguersi senza rinunciare alle performance. E l’ha proposta a un prezzo che fa prudere le labbra per pronunciare “democratico”, se non che poi scrivere mille euro sembra quasi un’ossimoro, ma di certo è un prezzo per persone normali.

Samsung Galaxy Z Flip 3 5G nella configurazione 8+128 GB (quella oggetto di questa prova) è proposto a 1.099 euro. Con le operazioni proposte dal brand coreano, tra trade-in, pre-vendita e accordi con gli operatori, si può tranquillamente sopportare, se considerato al panorama di mercato. Tutto ciò rende lo Z Flip 3 il protagonista, anzi l’anfitrione per iniziare la diffusione in numeri interessanti, se non grandi (ci riserviamo di dire “massificazione” in futuro), dei foldable. Che hanno finalmente trovato il prodotto perfetto per essere usati da tutti senza rimpiangere gli smartphone classici.

Con in più un vantaggio: che quando si usa in pubblico, raramente passa inosservato. Anzi, essendo bello e curato, conquista subito tanto la testa quanto l’ego. Tenendo sempre presente che si chiama Flip 3, in accordo con Fold 3, ma tecnicamente non è la terza generazione del Flip. Il modello presentato nel 2020 era stato proposto prima in edizione 4G con processore Qualcomm Snapdragon 855+; poi nell’edizione 5G con lo Snapdragon 865. Questi sono stati i primi due, lo Z Flip 3 propone praticamente lo stato dell’arte migliorando in modo sostanziale il già ottimo design industriale dei primi due, sostanzialmente identici.

Flip 3: ingombro dimezzato, esperienza da flagship

All’interno del Flip 3 si trova lo Snapdragon 888, il più potente SoC per dispostivi mobili proposto da Qualcomm nel momento in cui si scrive. Rimane la progettazione affidata a due valve che compongono il foldable di Samsung sono sostanzialmente gemelle e “piatte” ai bordi. Una volta aperte permettono di riprodurre un’estetica del tutto in linea con quella del Galaxy S21+, con tanto di fotocamera selfie nella parte centrale superiore. Non ci sono bordi né asimmetrie e questo aiuta a ritrovare familiarità nell’utilizzo del foldable.

Da chiuso, invece, è compatto, quasi del tutto appiattito su se stesso e può essere portato tanto nella tasca da pochette della giacca, quando nei jeans. Il display esterno ingigantito da 1,9 pollici (era da 1,1″ sui Z Flip) permette finalmente di dialogare con le funzioni standard. Basta un doppio tap sul pannello touchscreen per fare apparire data e ora, con uno swipe a sinistra si visualizzano le notifiche; con uno a destra si scorrono i widget, ossia si possono inserire i collegamenti alle funzioni più usate (dalla sveglia al registratore vocale fino al meteo e al controllo degli auricolari Bluetooth). Per intenderci, basta abituarsi all’utilizzo del display esterno come se fosse il pannello di uno smartwatch.

Se da chiuso è praticamente l’ingombro dimezzato di uno smartphone tradizionale, da aperto il display Dynamic Amoled 2x da 6,7″ restituisce l’esperienza classica dei top di gamma di Samsung. Per la verità il suo formato in circa 21,6:9 (la risoluzione è 2.640×1.080, 426 ppi di densità) lo rende leggermente più stretto rispetto a quello dell’S21+. I bordi sottili da 6,9 mm però aiutano l’ergonomia e così digitare, usare il touchscreen e interagire sono tutte operazioni dall’elevata ergonomia.

Come detto, i bordi piatti e la cornice regolare, salvo nei punti centrali di ancoraggio della cerniera (ci si fa subito l’abitudine), aiutano a muoversi senza problemi. Bisogna solo stare attenti: lo Z Flip 3 è piuttosto leggero (183 grammi) e, come detto, sottile, quindi consigliamo una cover perché spesso tende a sfuggire dalle mani per l’elevata portabilità.

Ma non fatevi ingannare dalle apparenze. Samsung ha irrobustito non poco lo Z Flip 3. A iniziare dalle lastre che compongono il display pieghevole. Il leggero avvallamento centrale è visibile ma si dimentica praticamente subito e sparisce anche al tatto. La sensazione “vetrosa” che già era tipica dello Z Flip viene ulteriormente amplificata sul Flip 3 così che, ancora una volta, non emerge una sostanziale differenza con uno smartphone con design tradizionale. La superficie che flette è, come dichiarato da Samsung, più resistente fino all’80% rispetto alle generazioni precedenti di foldable.

Samsung ha rinforzato ogni aspetto del Flip 3

Nella nostra esperienza d’utilizzo, il display pieghevole ha esibito una solidità all’altezza della situazione. Abbiamo spiegato in modo approfondito (persino smontando) come Samsung ha costruito i nuovi Galaxy Z: vi invitiamo a leggere questo articolo. Non entreremo nel dettaglio, rimandandovi all’articolo, ma vi diciamo che le promesse del brand sono più che mantenute.

Il pannello che protegge il display pieghevole non risente del contatto con unghie, con oggetti e può essere tranquillamente utilizzato come si è abituati. Certo, bisogna fare attenzione che nulla, nemmeno un detrito di piccole dimensioni, rimanga intrappolato tra le due semiscocche (che per fortuna non si toccano del tutto) o nella cerniera. Questo è il rischio da evitare e ci si abitua molto velocemente a questa piccola cura aggiuntiva.

Come descritto nell’articolo in cui siamo entrati nel dettaglio delle scelte costruttive dello Z Flip 3, lo smartphone è il primo pieghevole certificato IPX8 (insieme al suo fratello maggiore Fold 3). Dunque, la X indica che non c’è alcuna certificazione dall’intrusione di polveri e simili. Questo per via della cerniera che però è molto più salda ed è meno “esposta” dei precedenti modelli. Samsung ha tenuto più serrate le parti che la compongono e, nonostante la polvere, non si incappa mai in indecisioni su apertura e chiusura. Per inciso, il meccanismo è testato per operare almeno per 200mila volte: impegnandoci tanto abbiamo aperto e chiuso lo Z Flip 3 circa 120 volte in un giorno lavorativo (quindi circa 10 volte all’ora, ogni sei minuti, roba da maniaci anche perché a questo punto conviene tenerlo aperto finché non è necessario metterlo in tasca). Ebbene, a questo ritmo lo Z Flip 3 può resistere 1.666,67 giorni, equivalenti a oltre quattro anni e mezzo. La longevità nel tempo non è un problema, se si considera la vita media di uno smartphone di categoria flagship nelle mani di un utente tipico.

La cerniera, peraltro, è ben resistente anche alle forze applicate in senso laterale e longitudinale: stabile, esente da scricchiolii e fluida nel movimento. Non si nota nemmeno il display che leggermente si solleva ai lati centrali per permettere al meccanismo di ruotare. Insomma, per lo Z Flip 3 affrontare le tradizionali sollecitazioni degli smartphone non è un problema.

E se l’X dell’indice IPX8 non certifica dalla polvere, di certo il suffisso “8” è garanzia di resistenza all’intrusione di acqua dolce e liquidi. L’abbiamo provato versando un bicchiere d’acqua minerale, sotto la pioggia e nei contesti che si possono presentare in una normale giornata. Risultato: nessun problema. IPX8 indica che, in teoria, Z Flip 3 può resistere a immersioni fino a 1,5 metri per 30 minuti. In ogni caso si tratta di una certificazione da “intrusione” non da “pressione” quindi tecnicamente non è water resistant, come un orologio subacqueo, ma water proof, quindi attenzione a come lo usate. In concreto, non vi consigliamo di usarlo come telefono subacqueo (questo così come gli altri modelli IP68 e simili) ma piuttosto come dispositivi trattati per resistere alle intemperie generate dall’uso quotidiano. Con in mente la parola magica: “acqua dolce”; immerso nel mare è tutto un altro contesto di utilizzo e non rientra nelle specifiche IP.

Prestazioni da top di gamma, con pochi compromessi

Tanta solidità in una scocca che, come detto, è ridotta al minimo indispensabile: le misure sono di 86,4×72,2×17,1 mm da chiuso e di 166×72,2×6,9 mm aperto. Le due superfici colorate, nel nostro caso nero opaco, sono in Corning Gorilla Glass Victus sul frame in allumino. Il vetro è garanzia di perfetto funzionamento della ricarica wireless posta nella valva inferiore, dove c’è la batteria da 3.300 mAh. Il caricatore Usb-C fornito in dotazione è da 15 watt.

L’autonomia è un elemento discordante. Senza stressare troppo lo Z Flip 3, si arriva tranquillamente a fine giornata lavorativo. Con un uso tipicamente da ufficio o anche personale, sui social e multimediale, è meglio tenere a portata di mano il caricatore sia esso tradizionale o cablato. Una ricarica completa impiega circa due ore. Consigliamo, quando non è in uso, di posizionare il Flip 3 sul pad wireless così da mantenerlo sempre carico e pronto all’uso.

Il fatto è che l’hardware scelto da Samsung per impreziosire ulteriormente il Galaxy Z Flip 3 è basato sul SoC Qualcomm Snapdragon 888 assistito da 8 GB di Ram e 128 GB di storage non espandibile. L’unico slot disponibile è per ospitare la Sim telefonica. Per la cronaca, non c’è nemmeno il jack da 3,5 mm e la porta Usb-C si occupa dell’input/output con le periferiche esterne. Non è supportato Dex, almeno non nella release software installata; non è escluso che la funzione venga attivata in seguito con versioni più aggiornate della OneUI.

Il processore è ad altissime prestazioni. Per questo a pieno carico drena la batteria (tipicamente gli Snapdragon 888 sono affiancati da accumulatori da 4.500 mAh), che per ragioni costruttive e di ingombro sul Flip 3 è ospitata nella valva inferiore e ha imposto il limite di 3.300 mAh. Ma anche, essendo il SoC posizionato nella parte superiore sormontato da un sistema di dissipazione del calore, tende a scaldare la zona compresa tra il display esterno e l’aggancio della cerniera. Nei nostri test di misurazione della temperatura non sono mai stati superati i 50° rilevati via software e i circa 45° percepiti al tocco. Certo, si sente chiaramente quando lo Snapdragon 888 sta dando il meglio di sé ma non disturba e, soprattutto, con la doverosa cover questa sensazione tattile viene scongiurata.

Abbiamo testato lo Z Flip 3 8+128 GB con la prima release del software, fondata su Android 11 personalizzato con OneUI 3.1.1 (per ora destinata solo ai nuovi modelli foldable). Siamo abbastanza certi che nelle prossime release saranno corretti questi aspetti di funzionamento, come del resto Samsung ha sempre fatto in passato con gli update dei Galaxy.

Un altro aspetto a cui bisogna abituarsi è che l’uso del Flip 3 non può avvenire in toto con una mano sola. Quantomeno va aperto con due mani, poi si può interagire con l’interfaccia anche con una sola mano complice il formato del display. E si apprezza il fatto che i tasti disposti solo sul lato destro, con quello di accensione (posto sotto al bilanciere del volume) piatto perché integra il lettore biometrico per il riconoscimento dell’impronta digitale; scelta costruttiva che ha contribuito a mantenere basso lo spessore complessivo e a semplificare l’elettronica interna della valva per fare posto alla batteria. Non manca anche lo sblocco con il volto, che si perfeziona con il sensore per il selfie integrato nel foro centrale sul display.

Flip 3, non solo pieghevole: è anche a 120 Hz

A conti fatti, da aperto lo Z Flip 3 è un Galaxy top di gamma fatto e finito. L’esperienza d’utilizzo è quella tipica di un flagship. I benchmark dimostrano le potenzialità di produttività e multimediali e la flessibilità di utilizzo, che spazia dal lavoro al privato al gaming con eleganza e reattività. In numeri:

Geekbench single core/multi core: 1.061/3.183
Geekbench compute: 4.071
Antutu: 588.027

In linea con la fascia alta degli smartphone Android. A maggior ragione se si considera che abbiamo eseguito i benchmark con il telefono configurato per l’utilizzo effettivo, quindi con tutto il carico di lavoro portato dai social, dalle chat, dalla sincronizzazione delle app e così via.

Essendo quello principale un display Dynamic Amoled 2X, può essere equalizzato come colore e si può attivare la funzione di uniformità di movimento a 120 Hz. Il suffisso “2X” indica proprio che il pannello supporta la frequenza di refresh verticale a 120 Hz, che rende uniforme gli oggetti in movimento (dallo scrolling di siti e app fino alla riproduzione di video e giochi). In realtà, i 120 Hz sono pilotati in modalità “Adattiva”, cioè è il sistema operativo che in automatico passa da 60 Hz (modalità Standard) fino a 120 Hz in base al contesto e all’applicazione. Questo per ridurre l’impatto sulla batteria.

Come detto, il display esterno è configurabile con i widget e si può agire sia dallo schermo stesso, sia dal pannello “Schermo esterno” nelle Impostazioni del sistema operativo.

La personalizzazione attuata da Samsung per sfruttare lo schermo flessibile è tutta centrata in Impostazioni/Funzioni avanzate/Labs dove si trova la possibilità di abilitare la modalità Flex per tutte le applicazioni. Questo consente di tenere piegato lo Z Flip 3 a 90° e usare la parte inferiore e quella superiore dello schermo come fossero due parti separate. Per esempio, con la chat si possono tenere i messaggi in alto e la tastiera fissa in basso. Il Flip 3 emula una sorta di mini computer in questo modo.

L’applicazione elettiva che massimizza il Flex è quella della fotocamera. Attivando l’app e posizionando lo smartphone aperto a 90° nella parte inferiore ci sono i comandi di scatto, in quella superiore l’inquadratura. Si subilma impostando il selfie, perché si possono fare autoscatti come se si inquadrasse uno specchietto portatile. In ogni caso, il Flex aumenta la cifra creativa quando si scattano foto.

Alla sezione fotografica del Galaxy Z Flip 3 abbiamo dedicato un approfondimento: https://igizmo.it/samsung-galaxy-z-flip-3-5g-i-primi-test-fotografici-in-15-scatti/. In questa sede ci limitiamo a proporvi altri scatti che mettono in luce come lo schema fotografico essenziale (sensore principale 12 Mpixel, f/1.8; sensore wideangle 12 Mpixel, f/2.2 a 123°) sia in realtà ben bilanciato per assicurare un’elevata resa fotografica in ogni contesto. Manca lo zoom ottico: quello eseguito dalla tradizionale app di scatto di Samsung è solo digitale. Però fino a 4x si ottengono buoni risultati, anche in modalità notturna.

E se lo Z Flip 3 convince gli occhi su tutti i fronti, anche le orecchie sono ben ripagate. Samsung ha integrato un doppio altoparlante stereo e la riproduzione musicale è potente. Non solo, le chiamate sono chiare, precise e cristalline: il foldable è anche un ottimo telefono, anche per qualità di aggancio al segnale telefonico (anche 5G). Per la riproduzione multimediale in cuffia, rigorosamente wireless, c’è il supporto Dolby Atmos, per equalizzare e migliorare la resa acustica.

Galleria fotografica: le foto scattate con il Galaxy Z Flip 3

modalità grandangolo

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Samsung Galaxy Z Flip 3 5G - 1.099 euro