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Ritornare a testare i prodotti Honor è un po’ come ritrovare un vecchio amico che non si vede da anni, ma in fondo non è cambiato. Si è rinnovato, ha seguito le mode, si è adattato ai mutamenti esogeni ma a livello endogeno è rimasto fedele a se stesso. Così Honor 50 è questo: uno smartphone che ripropone i medesimi contenuti della “storica” Honor in versione attualizzata per poter “spingere” il brand verso la rinascita. Honor 50 è, a tutti gli effetti, il primo vagito di un’azienda ripensata dal profondo, dopo che da dicembre 2020 è stata resa indipendente da Huawei.

Questa indipendenza ha permesso a Honor di muoversi più liberamente perché non soggetta al bando imposto da Trump a Huawei. Sull’Honor 50 si trovano i servizi Google che permettono di usare Android al suo massimo, con tanto di store Google Play e sincronizzazione con l’account Gmail. È la norma ma per Honor è un elemento distintivo importante e concretizza la sua ripartenza. Ripartenza che punta sempre al target più giovane, non a caso Honor 50 è ricco di strumenti per il vlogging, ma anche a un utente più esigente e premium. Obiettivo quest’ultimo centrato, come vedremo, solo in parte.

Sì, perché Honor 50 sfoggia un’estetica curata e originale, in virtù soprattutto della disposizione delle fotocamere all’interno di due anelli posteriori. Ai più attenti non passerà inosservata la stretta somiglianza con un altro prodotto, il Huawei nova 9, che adotta soluzioni estetiche e hardware simili. Tuttavia c’è una spiegazione: gli smartphone hanno tempi di gestazione, progettazione e sviluppo nell’ordine dell’anno. Considerando che Honor e Huawei si sono separate a fine 2020 e che entrambe le aziende hanno preferito rimanere in stand-by per un abbondante semestre nel lancio dei prodotti, era inevitabile che il primo smartphone presentato dai due ex-coniugi fosse sostanzialmente identico. Detto questo, l’Honor 50 ha una serie di differenze. Due su tutte: la fotocamera principale è da 108 Mpixel e ospita, come detto, i servizi Google. A cui si aggiunge una caratterizzazione estetica per la scelta dei colori in particolare per la variante con il pattern con il logo Honor sul dorso.

Honor 50 è uno smartphone che si inserisce nella fascia media: il prezzo di listino è di 529 euro e son già attive una serie di promozioni ufficiali tanto dagli operatori che lo offrono (Tim, Vodafone e WindTre), tanto sui canali online (Amazon e hihonor.com).

Abbiamo provato lo smartphone per circa tre settimane, trovando tante luci ma anche alcune ombre che vi spiegheremo nel corso dell’articolo. Il rammarico è di non aver potuto saggiare una versione più aggiornata del software: abbiamo dovuto eseguire i test con la versione trovata pre-installata della MagicUI 4.2. Segnatamente la release 4.2.0.149, che di solito è perfezionata da un update all’approssimarsi della data di commercializzazione. Faremo le nostre valutazioni, quindi, sospinti dalla speranza che gli elementi che descriveremo saranno perfezionati con gli update.

MagicUI 4.2, troppo Emui e poco Honor

La MagicUI 4.2 è sostanzialmente la Emui con un nome differente. Partiamo da qui perché l’ambiente di utilizzo è un elemento fondamentale nella differenziazione dell’esperienza utente. L’interfaccia è semplice, propone le medesime dinamiche a cui Honor ci ha abituato nel tempo ed è basata su Android 11.

Ai servizi di Google e al Google Play si affianca l’Honor Store, che consente di accedere all’intero ecosistema di prodotti offerti dal brand per eventualmente procedere all’acquisto di un device o accessorio aggiuntivo.

MagicUI è ampiamente personalizzabile: si possono cambiare i temi, la grafica dell’Always on display, le icone e i wallpaper. Però rimane tutto sommato ancorata a un’impostazione già nota, già vista, che ancora non si è evoluta secondo gli stilemi più recenti di Android.

Si potrebbe dire che è il classico che non delude, oppure il collaudato che non obbliga a sforzi per prendere confidenza con gli strumenti messi a disposizione. E non sono pochi.

A iniziare da quelli per sfruttare al massimo il pannello da 6,57″ pollici con refresh rate fino a 120 Hz. Nelle impostazioni è possibile scegliere tra tre opzioni: Dinamica (che regola in automatico la frequenza di aggiornamento in base all’uso); Elevata (fissa a 120 Hz); Standard (fissa a 60 Hz). Noi abbiamo scelto la Elevata anche per capire l’impatto sulla batteria da 4.300 mAh ed è stato del tutto marginale. Anche perché la piattaforma hardware è efficiente e non “energivora” e questo consente di coprire l’intera giornata lavorativa spremendo al massimo le doti dello smartphone senza preoccuparsi di ricaricare. L’autonomia raggiunge supera tranquillamente le 24 ore in una modalità di utilizzo meno intensa, più tradizionale e da produttività o consultazione social. In ogni caso, l’alimentatore ad alta potenza da 66 watt gestisce la ricarica rapida e in circa mezz’ora si raggiunge il 100% di autonomia partendo da una carica residua inferiore al 10%.

Quindi consigliamo di sfruttare al massimo le doti visive del pannello Oled scelto da Honor perché è uno dei punti di forza dello smartphone. La qualità grafica è eccellente, grazie alla profondità di colore a 10 bit (oltre 1 miliardo di tonalità e sfumature riproducibili), mentre la risoluzione di 1.080×2.340 pixel ne conferisce un rapporto di 19,5:9 (densità di 392 ppi).

Sempre nelle impostazioni è possibile calibrare i colori. Con la release software impiegata le impostazioni disponibili erano due: normale (che applica in modo coerente i gamut sRgb e P3 a seconda del contenuto) e intesa, quella che tipicamente enfatizza i colori, li rende più vivi (quasi dipinti) ma meno realistici.

Per sfruttare al massimo le doti dell’eccellente schermo, peraltro con angoli arrotondati sui lati con incidenza di 75°, consigliamo la configurazione normale per i colori e 120 Hz fissi. Ne guadagna la resa visiva tanto dei contenuti multimediali, come film e serie Tv, tanto del gaming.

Il SoC brilla per consumi e potenza

Il merito della qualità grafica è del display, quello delle prestazioni è da attribuire al SoC Qualcomm Snapdragon 778G 5G. Come tutte le piattaforme siglate “G” è la variante a più alte prestazioni proprio per supportare le maggiori esigenze grafiche. Così la struttura interna è particolarmente strutturata per supportare le funzioni dello smartphone.

La geometria è di tipo octa core a 6 nm così articolata: quattro core ad alte prestazioni Kryo 670 a 2,4 GHz; quattro core ad alta efficienza Kryo 670 a 1,8 GHz. A questi si aggiungono la Gpu Adreno 642L (384 pipeline a 490 Mhz) e l’unità ad alta specializzazione Hexagon 770 (per l’IA e le operazioni che richiedono massima potenza, come nel caso della gestione fotografica) che assicura una potenza fino a 12 Tops. Infine, lo Snapdragon 778G integra modem 5G Snapdragon X53 (3,7 Gbps in download e 2,9 Gbps in upload) e tre Isp per controllare in modo indipendente le fotocamere e supportare le funzioni imaging più evolute (su cui poi torneremo qui di seguito).

Lo Snapdragon 778 è stato affiancato nel modello in test a 6 GB di Ram e 128 GB non espandibili. Questi i risultati dei benchmark:

Antutu: 451.986
Geekbench single core: 785
Geekbench multi core: 2.958
Geekbench compute: 2.212

I risultati testimoniano la flessibilità d’utilizzo offerta dall’Honor 50, capace di spaziare in qualsiasi tipo di app e ambito (lavoro, privato, multimediale e gioco) senza alcuno sforzo. E dato che il brand propone questo prodotto tanto agli utenti più esigenti quanto ai blogger/vlogger, le prestazioni su questo fronte non sono affatto messe in discussione. Anzi. Per di più, ha il vantaggio dato da un dorso che non si scalda nonostante la scocca sottile e comoda da impugnare.

Honor 50: i Mpixel non sono tutto

La scocca è un altro punto di forza dell’Honor 50, perché l’estetica complessiva somma eleganza ed elementi contraddistintivi. La scocca si fa apprezzare per la leggerezza e le finiture: davvero un bell’oggetto da tenere in mano. Peccato solo che non abbia certificazioni di resistenza IP, soprattutto per i liquidi, e non sia supportata la ricarica wireless.

Rimanendo sul dorso, è giunto il momento di analizzare l’originale, quantomeno nel design, reparto fotografico. I due cerchi ospitano complessivamente quattro fotocamere così distribuite: la principale nel parte superiore con cornice silver; le altre tre nel cerchio inferiore con il flash più in basso.

Lo schema imaging è siffatto:

  • sensore principale a 108 Mpixel, binning 9 in 1, f/1.9, 23 mm, Fov circa 87°, messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf), non ha stabilizzatore ottico (Ois);
  • sensore secondario ultrawide a 120° da 8 Mpixele, f/2.2, 16 mm;
  • sensore macro da 2 Mpixel, f/2.4, 27 mm;
  • sensore di profondità da 2 Mpixel, f/2.4;
  • sensore selfie da 32 Mpixel, f/2.2, 22 mm, Fov circa 90°.

La capacità di registrazione del sensore principale arriva a 4K e 30 fps; per aumentare la frequenza dei frame bisogna operare in Full HD fino a 60 fps. La fotocamera frontale registra video a 1080p a 30 fps.

La cosa più evidente è la mancanza dello stabilizzatore ottico, che non aiuta quando la luce ambientale è poca. Nelle foto in notturna o condizioni equivalenti, per ottenere buoni risultati è indispensabile sia attivare l’IA sia rimanere perfettamente stabili oppure trovare un punto d’appoggio. I risultati nelle foto con poca luminosità sono, seguendo queste semplici regole di base, piuttosto buone anche se i colori tendono a essere enfatizzati e “caricati”. Il risultato è comunque più che soddisfacente tanto per i social, quanto per proporre la foto agli amici. Tuttavia tendenzialmente la resa cromatica è più accentuata nei colori e più chiara nelle parti scure rispetto alla scena originale.

Un altro elemento da tenere in considerazione è che l’Hdr non è una funzione standard dell’interfaccia di scatto. Questo è uno degli ambiti in cui MagicOS 4.2 risente di un approccio un po’ troppo collaudato rispetto a una Emui statica nella sua evoluzione. Anche per questo saremmo stati interessati a testare il prodotto con una versione più aggiornata del software. Insomma, quando si scatta in modalità “Foto” l’IA sopperisce e interviene ma per avere l’Hdr è necessario fare un passo nel passato: nel menu inferiore in Altro, che raccoglie le modalità di scatto aggiuntive a quelle tradizionali, bisogna attivare Hdr. In questo modo in condizioni di forti contrasti tra luci e ombre oppure in controluce si ottengono risultati migliori. Come dimostrano gli scatti che seguono la gamma dinamica della modalità Foto (anche con IA attivata) non riesce a compensare in modo adeguato le luminosità delle varie zone, cosa che invece avviene in modo adeguato con l’Hdr attivo.

Anche la modalità macro va attivata in altro. Le foto sono di buona qualità ma la risoluzione è al minimo sindacale: perfetta per i social ma sul display del computer si evidenzia che lo scatto è a 2 Mpixel.

Un discorso simile vale per il wide angle da 8 Mpixel. A parte i lodevoli sforzi di Honor di mantenere una buona coerenza tra la calibrazione dei colori del sensore principale e quella dell’ultra wide angle, in realtà gli scatti sono perfetti per i social e l’online ma sul monitor del computer tendono a essere frastagliati all’approssimarsi della cornice.

Il sensore principale, fatta la tara per quanto detto in modalità notturna, è invece un vero portento in condizioni di luce ottimale. Le immagini sono ben definite, ricche di dettaglio ed eliminando la IA (si rinuncia alla compensazione dell’Hdr, però) ne guadagna anche la fedeltà cromatica. Il sensore principale è l’arma segreta dell’Honor 50 per soddisfare il target di blogger/vlogger a cui si riferisce.

Ma è anche il punto di svolta dello smartphone, perché permette di sfogare la creatività fotografia e video con funzioni accessorie (come la doppia ripresa in contemporanea) particolarmente avvincenti quando condivise con amici e follower.

Chi vi scrive ha apprezzato molto anche la funzione Apertura, perché consente di applicare l’effetto bokeh sullo sfondo di qualunque oggetto inquadrato che si trovi in uno spazio non superiore a quattro metri. Si potrebbe dire che è una sorta di modalità Ritratto però applicata a ogni tipo di elemento inquadrabile. E questo aggiunge un ulteriore elemento alla cifra creativa dell’Honor 50.

Tornando alla modalità Foto, quella che si affida al sensore principale come priorità, il selettore per passare all’ultra wide angle è rapido nonostante avvenga il cambio di sensore perché ci si sposta su quello da 8 Mpixel. Mentre lo zoom 2x è di fatto un crop sull’inquadratura del sensore da 108 Mpixel. Lo zoom digitale arriva fino a 10x, ma per utilizzarlo al meglio è bene scegliere condizioni di luce ottimali.

Esperienza d’uso dell’Honor 50

Scomponendo l’Honor 50 nelle sue diverse sezioni, si perde di vista il disegno generale di uno smartphone completo e convincente. Sul fronte telefonico, la presa del segnale e la qualità della conversazione è ottima, a conferma dell’elevata capacità di approntare antenne e sezioni radio. Peccato che lo speaker esterno sia solo mono, quindi posizionato nella parte inferiore dello smartphone nei pressi della porta Usb-C.

Una volta acceso e configurato, Honor 50 propone già una serie di software pre-installati. Non tutti sono necessari, ma avrete la percezione di trovarvi di fronte a un prodotto studiato e corredato con attenzione.

Valutazione
Honor 50 - 529 euro