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Stiamo usando il Google Pixel 4a da circa una settimana e, giorno dopo giorno, si è confermata la convinzione che a Mountain View abbiano fatto le cose con abilità e attenzione. Il nuovo entry level della gamma di smartphone di Big G offre tutto quanto serve per supportare le applicazioni più diffuse, per fare “girare” Android in modo fluido e per mettere un buon reparto fotografico nelle mani degli utenti che cercano un ben bilanciato rapporto tra prezzo (389 euro) e prestazioni.

Google ha operato sapientemente introducendo criteri e contenuti nuovi, trovando un equilibrio tra dotazione tecnica e reattività. Del Pixel 4a piace subito la compattezza. Il display Oled da 5,81″ ha una diagonale leggermente superiore a quella del Pixel 4 (5,7″) e propone, per la prima volta sulla gamma di dispositivi di Google, il cosiddetto “hole punch”. In altre parole, il pannello è forato in alto a sinistra per ospitare la fotocamera per i selfie con sensore da 8 Mpixel, f/2.0. Si tratta di un’ottica grandangolare, dato che ha un campo visivo di circa 84° e permette di riprendere una buona porzione dell’ambiente in cui ci si trova, soprattutto tenendo lo smartphone in posizione orizzontale.

L’Oled con rifinitura hole punch consente di ridurre l’ingombro dei bordi laterali e di massimizzare la qualità visiva, con la piena superficie dello schermo a disposizione dell’interfaccia stock, delle app e dei contenuti multimediali. A ciò si aggiunga un’ottima ergonomia, perché i bordi laterali non sono curvati e adottano un design standard, con tutto il vantaggio conseguente di usabilità e comodità tipiche di questo design.

L’Oled scelto da Google è di ottimo livello, tipica. Vanta un eccellente punto di bianco e un contrasto di qualità premium. Gli occhi sono appagati dal nero profondo e da colori ben incisi, tanto che è proprio la riproduzione multimediale a trarre il massimo vantaggio da questo pannello. La risoluzione full HD+, ossia 2.340×1.080 pixel (formato 19,5:9), applicata a una diagonale di 5,81 produce una densità di 443 pixel per pollice (ppi). In altre parole, la visualizzazione è ben definita e precisa.

Google punta sull’ergonomia

Si potrebbe quasi dire che la parola d’ordine del Pixel 4a è “comodità”. Sì, perché lo smartphone è grande quanto l’iPhone 11 Pro ma pesa solo 143 grammi e si porta comodamene in tasca. Il display è sufficientemente grande per digitare comodamente e spostarsi nell’interfaccia. La batteria da 3.140 mAh traguarda senza patemi la giornata lavorativa e supera le 24 ore di utilizzo senza ricaricare. Insomma, la ricerca dell’elevata trasportabilità non impatta sulla praticità di utilizzo.

La reattività è prerogativa del combinato disposto dato dall’hardware e dal sistema operativo nella sua edizione liscia. Come da tradizione, Google installa sui Pixel la release “nuda e cruda” di Android, cioè senza app aggiuntive rispetto a quelle standard e con la cosiddetta interfaccia stock, priva di personalizzazioni.

Per quanto Google non intervenga sull’aspetto estetico di Android, o quantomeno riduca al massimo l’uso del bisturi, è anche vero che sotto pelle i miglioramenti proposti dalla più recente release dell’Os non sono pochi. Il Pixel 4a ne propone alcuni davvero utili. Come per esempio la trascrizione istantanea sia delle note vocali, sia del parlato e delle chiamate.

Android 10 integra in modo nativo le videochiamate con Duo, l’Assistente vocale, che provvede anche a selezionare i contenuti adeguati ai gusti dell’utente, e Google Lens per sfruttare la fotocamera per inquadrare e riconoscere gli oggetti del mondo fisico.

In questa configurazione l’ambiente minimal incide per il minimo indispensabile sul processore, con il vantaggio che il Pixel 4a è veloce e brillante in qualsiasi contesto. E non sfigura nemmeno con le app più impegnative, per esempio i giochi e quelle di produttività personale. Abbiamo installato il corredo di Microsoft Office, affidato la posta elettronica a Spark, giocato ad Asphalt 9, visualizzato film in full HD e riprodotto lo streaming audio/video. Tutti contesti nel quale per resa grafica e acustica (gli speaker stereo sono di buona potenza e c’è anche il jack da 3,5 mm) e per efficienza il Pixel 4a non ha fatto rimpiangere modelli più costosi e muscolosi.

Il Pixel si affida allo Snapdragon 730

Il merito va condiviso tra Android e il Soc integrato da Google, vale a dire il Qualcomm Snapdragon 730. Appartiene alla più recente famiglia di processori, della quale fanno parte anche il diffusissimo 765G e il top 865, e ha una architettura octa core suddivisa in due blocchi: quattro core Kryo 470 ad alte prestazioni impostati a 2,2 GHz affiancati da altri quattro Kryo 470 a 1,8 GHz, per ridurre l’impatto energetico. Il Soc è realizzato a 8 nm (si consideri che 765G e 865 sono a 7 nm). La configurazione è completata dalla Gpu Adreno 618 (14 nm), dall’Hexagon 688 (per supportare le funzioni legate all’intelligenza artificiale, al machine learning e alle operazioni ad alta efficienza di elaborazione) e dal modem X15 compatibile con le reti 4G/Lte con velocità di download fino a 800 Mbps.

Lo Snapdragon 730 è affiancato da 6 GB di Ram Lpddr4 e da 128 GB di storage non espandibile. Inoltre, è possibile configurare una eSim in aggiunta a quella fisica da inserire nell’apposito slot e sul dorso trova posto il sensore biometrico.

Google è tornato alle origini e ha inserito il lettore d’impronte fisico in posizione comoda per appoggiare l’indice. E in fatto di reattività e precisione, questa soluzione collaudata conferma la sua supremazia rispetto ai lettori a luce verde posti sotto al display, per quanto questi ultimi propongano un evidente vantaggio estetico e costruttivo.

Le linee del Pixel 4a propongono un approccio classico, senza particolari guizzi creativi nel perfetto stile Google che centra la sua attenzione sul sistema operativo. Eppure non lesina alcuni dettagli “divertenti”, come nel caso del tasto di accensione colorato di bianco che contrasta sulla scocca nera opaca in policarbonato su cui si innesta la superficie Corning Gorilla Glass 3 per il display.

La fotografia computazionale secondo Google

L’altro guizzo creativo è rappresentato dall’impostazione della fotocamera posteriore, che riprende il modulo quadrato lucido già visto sui Pixel 4 e 4 XL. Solo che questa volta il frame nero lucido integra una sola fotocamera con sensore da 12,2 Mpixel (77° di campo visivo), f/1.7, autofocus dual pixel con rilevamento di fase e stabilizzatore ottico (Ois). L’altro elemento presente è il flash a led.

Per comprendere le doti fotografiche del Pixel 4a non ci si deve soffermare sul dettaglio tecnico ma analizzare il pacchetto nella sua interezza. Il sensore è capace di restituire ottime foto in qualsiasi contesto. Mentre il software compensa alcune scelte tecniche, come l’assenza di altri obiettivi per supportare l’effetto zoom.

L’app adotta la medesima tecnologia di ingrandimento vista sui Pixel 4 ereditata da Google Earth e che sfrutta l’intelligenza artificiale e la capacità di interpolazione del software per arricchire di dettagli gli ingrandimenti fino a 7x. In modalità 2x il risultato è strabiliante; a 7x la qualità degrada leggermente e in condizioni di scarsa luminosità aumenta il rumore ma con una resa fotografica comunque più che buona.

Il 4a conferma l’attenzione con cui Google calibra il reparto imaging dei Pixel. Le foto che si scattano con lo smartphone sono di qualità nettamente superiore alla fascia di prezzo alla quale appartiene. L’app è veloce e questo aiuta a ottenere foto sempre all’altezza delle aspettative. Va da sé che lo stabilizzatore ottico è un plus non indifferente. La resa cromatica delle immagini è fedele, il dettaglio elevato e la texture precisa.

In modalità “punta e clicca”, si ottengono foto pronte per essere stampate senza alcun sforzo. La modalità ritratto, elaborata grazie all’intelligenza artificiale, produce un effetto bokeh di livello professionale. La modalità notturna è una delle migliori finora provate, soprattutto per chi predilige fotografare il cielo e gli astri: un’esperienza da provare. Senza dimenticare che toccando il touchscreen si mette a fuoco nel punto preciso, con anche la possibilità di variare la luminosità con lo slider al fine di sfruttare al massimo le doti Hdr dello smartphone.

L’essenziale menu inferiore mette agevolmente nelle condizioni di operare con le funzioni più diffuse. Nel sottomenu Altro si trovano poi la modalità panoramica, la foto sferica a 360 gradi e gli effetti video per lo slow motion e il time lapse. La registrazione video è ottima, stabilizzata e arriva a 4K/30 fps oppure Full HD fino a 120 fps. Per ottenere il super slow motion a 240 fps è necessario operare in HD a 1.280×720 pixel: praticamente solo in questo contesto bisogna scendere a compromessi con la potenza del processore.

Galleria fotografica di Google Pixel 4a

Effetto zoom 1x, 2x, 7x

Modalità notturna

Scatti con la fotocamera principale 1x: bokeh, Hdr, messa a fuoco

Valutazione
Google Pixel 4a - 389 euro