In queste ore a tenere banco è la vicenda che contrappone le aziende statunitensi a Huawei. Il bando posto da Trump ha interrotto le forniture di componenti al brand cinese di calibri quali Intel, Qualcomm, Infineon e Google, che ha sospeso la collaborazione. Fatto che incide sulla possibilità degli smartphone di ricevere gli aggiornamenti del sistema operativo e non solo. Abbiamo illustrato tutti gli scenari possibili in vari articoli, che trovate in questa sezione dedicata; in questo approfondimento vi riportiamo alcune reazioni del mercato e cosa succederà davvero sui vostri smartphone.

Codacons: “Possibile class action”

Codacons (Coordinameento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) ha pubblicato un bollettino con la posizione ufficiale per tutelare i possssori di smartphone Huawei:

“La rottura tra Goole e Huawei potrebbe avere effetti devastanti per centinaia di migliaia di italiani che possiedono uno smartphone del colosso cinese. Conseguenze che potrebbero determinare effetti sul fronte commerciale e portare il Codacons ad intentare una class action a favore degli utenti per il risarcimento dei danni che scaturiranno da tale situazione.

La sospensione della licenza Android fornita da Google, infatti, potrebbe provocare un terremoto sui telefonini: dalla mancanza di alcuni servizi Google all’impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità degli apparecchi. Effetti che danneggerebbero in modo evidente quanti hanno acquistato un cellulare Huawei convinti di poter utilizzare Android e tutti gli altri servizi forniti da Google, e che aprirebbero il fronte dei risarcimenti in favore dei consumatori.

Per tale motivo il Codacons si prepara a scendere in campo a tutela degli utenti italiani possessori di telefonini Huawei, e non esclude una possibile class action per far ottenere a tutti coloro che subiranno una eventuale limitazione delle funzionalità degli smartphone il rimborso loro dovuto in base al Codice del Consumo”.

Eolo: “Da sempre bannati”

Luca Spada, Ceo di Eolo, sul suo profilo pubblico di Facebook ha scritto quanto segue:

“In EOLO è da sempre che ho bannato l’ingresso di vendor tecnologici cinesi, principalmente per due motivi:
1) le aziende tecnologiche cinesi sono nate COPIANDO le idee e i prodotti europei e americani. Huawei, che agli inizi è nata copiando gli apparati dell’americana Cisco, aveva addirittura lo stesso identico linguaggio di programmazione degli apparati di rete.
E’ vero: oggi hanno i proprio lab di ricerca e sviluppo, ma hanno sfruttato per anni la mancanza di una legge a tutela del copyright in Cina. Questo è stato inaccettabile: sono nati e cresciuti sfruttando gli investimenti di R&D di altre aziende.
2) tutela e protezione del mercato italiano, in primis, ed europeo. In EOLO preferiamo lavorare con fornitori italiani o in subordine almeno europei.

Il fatto che ora Google e Intel li abbiano bannati, con danni economici per loro ENORMI (i costi dei loro smartphone aumenteranno senza contare tutti gli investimenti fatti con Huawei che andranno svalutati) significa che hanno prove concrete di implementazioni hardware e software “discutibili” sugli apparati Huawei…”

Avira: attenzione alla sicurezza

Il commento di Alexander Vukcevic, Direttore di Avira Protection Lab, in merito alla vicenda Huawei/Google pone l’accento sulla sicurezza: 

“Nel momento in cui gli utenti non avranno più la possibilità di accedere allo store di Google Play, inevitabilmente proveranno a scaricare le applicazioni più utilizzate da altre fonti e questo offrirà agli hacker nuove possibilità di attacco. Per questo motivo ci aspettiamo un incremento di app malevole che determineranno una seria minaccia per la sicurezza degli utenti Huawei. Per cui è  importante mantenere il telefono aggiornato con il sistema operativo più recente perché spesso gli aggiornamenti vengono rilasciati proprio per colmare eventuali bug o vulnerabilità sfruttate dagli hacker per attaccare il dispositivo. Più che offrire agli utenti le ultime novità in fatto di grafica ed emoticon, il vero valore di questi aggiornamenti è nel loro potenziale di protezione del dispositivo”.

Le conseguenze per i consumatori

A parte i toni accesi di queste ore, la sorpresa continua di nuove informazioni e il clamore cercato ad altre dell dichiarazioni, è tempo di ragionare in modo razionale e coerente su cosa potrebbe succedere agli utenti che hanno o avranno uno smartphone Huawei. A conti fatti, in questa prima fase, probabilmente nulla. Google potrebbe rivelarsi ben più morbida di quanto possa apparire, mettendo gli utenti al centro di un percorso di aggiornamento meno fitto ma comunque tale da preservare l’esperienza di utilizzo. Certo è impensabile, nello stato attuale delle cose, che gli smartphone riceveranno gli update con regolarità.

Android 9 Pie ha ormai raggiunto un buon livello e la patch più recente di Huawei porta la firma degli aggiornamenti di aprile 2019. L’update incrementale continuerà, sarà molto più laborioso, ma Android non è destinato a fermarsi, anzi. Così come tutte le app che trovano riscontro nel Google Play potranno continuare a ricevere gli aggiornamenti. Sempre dallo store si potranno continuare a scaricare le app accessorie. I componenti più a basso livello integrati da Google in Android, che esulano dalla licenza Aosp (quella open source), sono al momento bloccati ma l’impatto effettivo va misurato di volta in volta.

Un tweet ufficiale di Google è tranquillizzante:

“For Huawei users’ questions regarding our steps to comply w/ the recent US government actions: We assure you while we are complying with all US gov’t requirements, services like Google Play & security from Google Play Protect will keep functioning on your existing Huawei device”.

In italiano dice che Big G assicura che tutti i servizi afferenti a Google Play continueranno a funzionare sui dispositivi esistenti. La domanda è su quelli futuri, che non godranno del medesimo trattamento rispettoso verso gli utenti. Insomma, se avete uno smartphone di Huawei potete dormire sonni tranquilli, almeno per un bel po’. Le conseguenze del Ban si faranno sentire sulle prossime generazioni.

Evitare il danno d’immagine

Diversamente il fronte Pc, perché il bando posto da Intel e di gran parte dei fornitori di componenti elettronici potrebbe interferire non poco sui progetti del brand cinese. Il quale, in previsione, ha fatto sapere di avere sufficienti scorte per i prossimi tre mesi. La situazione sui notebook sembra più complessa, ma c’è sempre una soluzione: affidare l’elettronica al potente Soc Kirin 980 (e successivi), uno scenario già paventato prima delle discutibili azioni di Trump & Co. I Kirin si basano sull’architettura Arm, afferente all’omonima società nel Regno Unito: non è messa dunque in discussione la partnership tra le due aziende.

La questione non è attuale ma si sposta su un orizzonte futuro, con l’arrivo di Android Q, dei dispositivi flessibili e della declinazione di prodotto sulla roadmap prevista da Huawei. I telefoni nelle varie branch dell’azienda saranno a dir poco roventi. Perché non c’è nulla di ingestibile in questa situazione, tutto sommato risolvibile con una serie di accorgimenti e di interventi a livello di sviluppo dei dispositivi mobili. Ma la faccenda rischia di trasformarsi in un enorme danno d’immagine per l’errata percezione delle conseguenze effettive. Huawei è chiamata a rispondere in modo forte proprio per evitare di perdere quanto finora capitalizzato in termini di brand.