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Ieri Reuters, oggi Bloomberg. Il tono cambia poco: questa volta non solo Google ma anche Intel, Qualcomm, Xilix e Broadcom sono pronte a tagliare i ponti con Huawei. Sono tutte aziende specializzate nella produzione di chip e la decisione deriva dalla pubblicazione della Entity List, ossia la lista nera firmata da Trump che penalizza i rapporti tra le aziende statunitensi e quelle cinesi. L’amministrazione degli States vuole regolamentare rigidamente lo scambio di tecnologia con il pretesto della sicurezza nazionale ma andando a bloccare e disincentivare i rapporti commerciali tra i due Paesi, salvo non ci siano motivi eccezionali. Abbiamo spiegato ampiamente la portata della Entity List in questo articolo.

Tutti contro Huawei?

L’articolo di Bloomberg ha un taglio piuttosto deciso e spiega come le aziende produttrici di chip siano intenzionate a non fornire componentistica a Huawei allo stato attuale, in attesa di ulteriori informazioni future.

Anche in questo caso si tratta di un atto dovuto in seguito alle azioni intraprese dal Presidente Trump. I partner di Huawei coinvolti forniscono materiali necessari per la costruzione dei dispositivi, sia consumer sia dedicati alle infrastrutture di rete e alle soluzioni enterprise. Il bando sta toccando il brand cinese proprio nel momento di massimo splendore, dopo che è diventato il secondo produttore al mondo. Difficile che non venga il sospetto di una mossa puntuale, quasi ad orologeria.

Anche perché chi vi scrive ha sempre sentito parlare di coincidenze, ma non ne ha mai vista una dal vivo. Come dimostrano anche i fatti recenti e successivi alle posizioni esagerate di Trump. Le ripercussioni non si sono fatte mancare: anche Infineon ha comunicato di aver sospeso le forniture di componenti a Huawei, provocando una catena di oscillazioni azionarie che ha colpito anche STMicroelectronics. Anche Micron Technology potrebbe decidere di aderire.

Tutte aziende made in Usa che non potranno esimersi dal dover affrontare un rallentamento del business e una reazione dei mercati tutt’altro che piacevole. Alla resa dei conti, interrompendo i rapporti con Huawei andranno incontro a una perdita di valore delle azioni e a una riduzione del fatturato. L’industria dei semiconduttori, una delle più forti in Usa, non ha bisogno di questo tipo di criticità. Alla resa dei conti si potrebbe trasformare in una mossa boomerang.

La somma di tutte queste mosse non può che ritardare la costruzione delle reti 5G e rallentare lo sviluppo tecnologico. Huawei ha tenuto a sottolineare che le scorte di chip sono sufficienti per sostenere il business nei prossimi tre mesi. Non sono previsti shortage, di certo le aziende coinvolte in questa ulteriore mossa dovuta dopo il “bando Trump” potrebbero subire una situazione di eccesso di produzione, con conseguente riduzione dei pressi all’ingrosso.

Escalation

Non passa inosservata l’escalation di rigidità e tensione tra Washington e Pechino. Una guerra fredda tra le due principale economie mondiali che sta mietendo vittime sui consumatori, disorientandoli e creando situazioni di percezione non adeguate allo stato delle cose.

Penalizzare cosi pesantemente la Cina potrebbe rallentarne così tanto lo sviluppo tecnologico ed economico da congelarne le operazioni per diversi anni. E questa non sarebbe una mossa così dissimile da un atto di guerra sostanziale. Oltre a comportare una penalizzazione alle infrastrutture di connettività mondiali. È davvero questo scenario che gli Stati Uniti vogliono? Un ritorno al passato e non una evoluzione futura? Siamo sempre propensi ad accettare una sola spiegazione: che questa rigidità sia funzionale a intavolare una trattativa forte con la Cina, altrimenti per Trump è pura “pazzia” egemonica.