banda larga
TCL

Il voucher di 500 euro promosso con il Decreto Patuanelli è sotto la lente d’ingrandimento delle associazioni di tutela dei consumatori e che rappresentano i retailer specializzati nella consumer electronics, esclusi dal provvedimento. Ne abbiamo parlato in modo approfondito in questo articolo esaustivo sulle modalità di accesso ed erogazione del bonus, mentre in questa intervista a Davide Rossi, direttore generale di Aires, ci siamo fatti spiegare limiti e correttivi possibili.

La questione è una sola ma di dimensioni gigantesche: per accedere al bonus che dà diritto a pc e tablet, i consumatori possono solo passare attraverso il gestore della connettività fissa che si sottoscrive per mezzo del voucher. Rimangono esclusi dal Decreto tutti i negozi di elettronica di consumo, i veri esperti del settore e il canale naturale di approvvigionamento degli utenti per quanto riguarda il materiale informatico. Le organizzazioni si schierano contro il Decreto e ciascuna con posizioni più che condivisibili perché sottolineano un uso “dubbio” del voucher. Vediamole in dettaglio.

Consumerismo No profit: “agli utenti potrebbero essere venduti apparecchi ricondizionati o di seconda mano”

Il bonus pc e tablet da 500 euro a famiglia varato dal Governo rischia di trasformarsi nel solito “pasticcio all’italiana”. Lo afferma Consumerismo No profit, associazione di consumatori specializzata in tecnologia, che aveva già denunciato come, per godere dell’incentivo, il Governo obbligasse gli aventi diritto ad attivare una linea telefonica fissa, costringendo i consumatori a nuove e ingiustificate spese telefoniche.

Ma il decreto del Governo, che stanzia in totale 204 milioni di euro per il bonus, contiene un altro grave errore che danneggia pesantemente sia gli utenti, sia gli operatori del settore: “La norma prevede infatti che solo gli operatori telefonici potranno fornire agli utenti i dispositivi elettronici, tagliando così fuori i rivenditori specializzati e creando distorsioni del mercato”, spiega Consumerismo.

Non solo: la circostanza secondo cui solo gli operatori telefonici potranno fornire agli utenti i dispositivi informatici, azzera di fatto la concorrenza e consentirà alle società del settore di scegliere quali prodotti destinare ai consumatori, con la possibilità di immettere ad esempio sul mercato pc e tablet di seconda mano o “ricondizionati” allo stesso prezzo dei prodotti nuovi, senza che gli utenti possano scegliere tra i dispositivi disponibili presso i tanti rivenditori specializzati presenti in Italia.

Per tale motivo Consumerismo No Profit sostiene il ricorso presentato al Tar del Lazio da Aires (Associazione Italiana Retailers Elettrodomestici Specializzati) e Ancra (Associazione Nazionale Commercianti Radio Televisione Elettrodomestici e Affini), con l’intervento di MediaWorld, ritenendo il Bonus pc e tablet una beffa per gli utenti e per gli operatori del settore, e chiede un incontro con Infratel per risolvere le evidenti criticità insite nell’incentivo.

Aires e Ancra: depositato il ricorso al Tar contro il Decreto Patuanelli e il voucher per chiedere la sospensiva

La Aires – Associazione Italiana Retailers Elettrodomestici Specializzati – e Ancra – Associazione Nazionale Commercianti Radio Televisione Elettrodomestici e Affini, con l’intervento ad adjuvandum di Mediaworld, hanno impugnato dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio il decreto denominato «Piano voucher sulle famiglie a basso reddito» emanato in data 7 agosto 2020 dal Ministro dello Sviluppo Economico, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale, n. 243 del 1° ottobre 2020.

Il ricorso, affidato ad un team dello studio BGLV & Partners coordinato dagli avvocati Sandro Guerra ed Elisa Vannucci Zauli, evidenzierà i numerosi profili di illegittimità del provvedimento.

Si contesta, in particolare, che la disciplina dei Bonus previsti dal Decreto prevede che solo gli operatori dei servizi di connettività possano fornire anche i dispositivi informatici, cioè i tablet o i personal computer, coprendo un valore fino a 300 Euro (che verranno loro rimborsati dallo Stato), utilizzabili dagli aventi diritto per l’acquisto del bene, o come sconto sui prodotti di valore maggiore.

Questa possibilità viene invece ingiustificatamente preclusa a tutti gli altri rivenditori di dispositivi elettronici e informatici, mentre sarebbe stato semplice e logico consentire ai beneficiari di “spezzare in due” il proprio Bonus e, dopo avere stipulato il contratto per la connettività, scegliere sul libero mercato il prodotto al miglior prezzo, o comunque maggiormente confacente alle proprie necessità.

Una simile impostazione, oltre a restringere le possibilità di scelta degli aventi diritto, si presenta come una evidente distorsione della concorrenza, oltretutto finanziata con risorse pubbliche.

Con il deposito del ricorso, è stata anche presentata domanda cautelare di sospensione dell’esecutività e degli effetti del decreto ministeriale, stante l’evidenza e l’irreparabilità dei danni che il provvedimento governativo è in grado di provocare a tutte le imprese operanti nel settore dei prodotti elettronici, con la sola eccezione dei pochissimi operatori che stipuleranno accordi con gli operatori telefonici.

Il Tribunale Amministrativo Regionale dovrebbe, quindi, pronunciarsi a breve sulla richiesta di sospensiva, mentre il giudizio sul merito avrà luogo nei prossimi mesi.

Altroconsumo: “Numerose le criticità rilevate, fra cui un grave limite alla libera scelta dei consumatori”

Altroconsumo, organizzazione indipendente di consumatori, intende esprimere le preoccupazioni dei cittadini consumatori in merito al Piano Voucher, affidato a Infratel Italia, per venire incontro alle esigenze di connettività di famiglie e imprese, emerse con maggior evidenza durante la pandemia da Covid-19.

I beneficiari del Piano sono sia le famiglie con Isee sotto i €20.000 alle quali verrà riconosciuto un contributo di €500 (€200 per la connettività e €300 per tablet/PC– Fase 1) e la cui erogazione è in partenza; sia quelle con un ISEE massimo pari a €50.000, per un contributo di €200 per la connettività ad almeno 30 Mbps. Il voucher è destinato sia alle famiglie che non dispongono di una connessione che a quelle che hanno già un abbonamento internet e sono interessate a un upgrade tecnologico, inteso come connessione con performance migliori.

In un momento di crescente emergenza sanitaria, con il concreto rischio di lockdown localizzati, Altroconsumo guarda con favore a interventi che possano sostenere attività come la didattica a distanza e lo smart working, a partire dalle famiglie meno abbienti. Il piano di sostegno realizza, infatti, obiettivi primari che sono quanto mai necessari nel nostro Paese, dallo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fissa di nuova generazione alle competenze digitali.
È proprio per questo che ci saremmo aspettati una misura priva di alcune criticità che, purtroppo, la rendono carente e necessitante di forti miglioramenti quanto meno per la Fase 2 che interesserà le famiglie con Isee fino a €50.000.

Riguardo alla Fase 1, infatti, dobbiamo constatare con rammarico la presenza del bundle obbligatorio tra connettività e apparati che rischia di ridurre sensibilmente la libera scelta degli utenti e l’offerta sul mercato.

È una scelta, peraltro, che non trova riscontro nel decreto del Mise laddove l’unico elemento di collegamento è rappresentato dal fatto di non poter aver accesso al contributo per il pc/tablet in assenza della sottoscrizione del contratto di connettività: da nessuna parte si prevede che siano gli operatori di telecomunicazioni a dover fornire gli apparati privando i consumatori di una fondamentale libertà di scelta.

Negli anni Altroconsumo è sempre scesa in campo contro tutti i fenomeni che, nel settore delle telecomunicazioni, limitano la mobilità degli utenti e generano fenomeni di lock-in. Il ritorno del bundle, in una misura pubblica a sostegno dell’utenza, partendo da quella più debole, è preoccupante. È necessario scongiurare fenomeni di lock-in contrattuale perché solo un level playing field concorrenziale è in grado di garantire ai consumatori di essere i veri destinatari dei benefici collegati alla competizione sui prezzi, la qualità dei servizi e l’innovazione tecnologica.

Tanto più quando una misura, finanziata con soldi pubblici, potrebbe alimentare proprio dei comportamenti anticompetitivi da parte degli operatori che hanno la fetta di mercato più ampia e con un’utenza rientrante nelle categorie deboli che si intenderebbe tutelare. Il finanziamento pubblico non può essere di ostacolo alla libera concorrenza di mercato.

Veniamo alla seconda criticità, l’upgrade tecnologico. In Italia, il vero vulnus è caratterizzato da quel 40% di famiglie che ancora non hanno adottato una linea fissa. Destinare i voucher a famiglie che già possiedono un contratto a banda larga fisso per ottenere una connessione con performance migliori non è una misura giustificata, dal momento che già oggi nessun operatore applica, nei casi di upgrade tecnologico, una fee di attivazione né un costo mensile addizionale. L’erogazione del voucher in questi termini appare, quindi, non rispondente ai criteri di efficienza ed economicità che devono caratterizzare l’azione della Pubblica Amministrazione, in quanto si potrebbe trasformare in uno spreco di denaro pubblico che non genera effetti positivi sul sistema.

Il ricorso avanzato da Aires, con richiesta di sospensiva del decreto, può rappresentare un’opportunità per rivedere in autotutela la misura e renderla maggiormente utile al Paese.
In ogni caso, Altroconsumo auspica che, nella seconda fase di erogazione, si tenga conto delle osservazioni esposte per superare le problematiche individuate, nell’ottica di garantire la più ampia tutela della libertà di scelta dell’utente finale.

La lettera suddetta è firmata da Luisa Crisigiovanni, Segretario generale Altroconsumo, e Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni esterne.