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L’accordo è storico e fa rima con Web Tax. I ministri delle Finanze del G7 lo hanno raggiunto “sul principio di una aliquota globale minima del 15% per la tassazione delle grandi imprese, applicata Paese per Paese”. La proposta – rilanciata qualche mese fa dalla neonata amministrazione americana di Joe Biden – sembra finalmente aver imboccato la strada giusta. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di “costringere” soprattutto le multinazionali a pagare più tasse nei paesi in cui sviluppano i maggiori guadagni. E così, contestualmente, di impedire che possano continuare a fiorire quei paradisi fiscali dove i colossi del web possono rifugiarsi per non pagare le imposte sui profitti. La battaglia contro i colossi, ultimamente soprattutto quelli del Web – da Amazon a Google, da Apple a Facebook – potrebbe dunque entrare in una fase cruciale.

Web Tax: almeno 50 miliardi di euro di entrate

I membri di Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Canada hanno delineato questa dichiarazione sui principi, stringendo una sorta di intesa preliminare da ribadire e sostenere nel prossimo G20 del 9 luglio a Venezia. In particolare, i quattro principali paesi europei hanno fatto fronte comune contro la piaga dell’elusione fiscale, che sta generando pesanti ammanchi nei bilanci degli stati. Che, invece, hanno bisogno di soldi come dell’aria. Lo dimostra il recente studio dall’EU Tax Observator: in caso di accordo le entrate fiscali dei paesi europei potrebbero crescere tra il 13% e il 50%. Ipotizzando un’aliquota minima del 15% il gettito per i paesi dell’Unione aumenterebbe di 50 miliardi di euro.

Eurozona compatta. Ma c’è chi si oppone

Se da un lato la dichiarazione di principio sulla Web Tax ha un valore rilevante, è presto per cantare vittoria. Le resistenze da parte di molti paesi sono ben note. Tutto lascia presagire che proprio nel corso del Summit che si terrà in Laguna ci sarà battaglia. Dura e aspra. Tutti hanno già rivolto lo sguardo versoi l’Irlanda, che ha costruito la sua rinascita occupazionale proprio con la leva delle agevolazioni fiscali. L’aliquota del 12,5% (scelta, ad esempio, da Microsoft e Apple) è previsto che resti in vigore ancora per un bel po’. Almeno cinque anni. Anche dalle parti di Cipro sono pronti alle barricate. Ma oggi a prevalere è la soddisfazione. Riassumibile nelle dichiarazioni di Bruno Le Maire, ministro delle finanze francese: “Ci siamo. Dopo quattro anni di battaglia un accordo storico è stato trovato con gli Stati membri del G7 sulla corporate tax minima sulle aziende e sui colossi del digitale. La Francia può essere orgogliosa”. Sia detto senza campanilismo, non solo la Francia. Anche l’Italia, con tanti altri Paesi.