emporia

L’articolo apparso su Il Sole 24 Ore del 22 agosto conferma quanto già anticipato sia da Giancarlo Nicosanti Monterastelli, Ceo di Unieuro, e da Bruna Olivieri, direttore generale dell’insegna, in occasione sia dell’inaugurazione della nuova sede operativa a Forlì, sia dell’incontro virtuale che si è tenuto con gli investitori. In entrambi i casi, chi vi scrive ha raccolto in prima persona le dichiarazioni dei due manager secondo cui le dominanti di sviluppo di Unieuro a partire dal 2021, e per i prossimi cinque anni, sono sostanzialmente due: potenziamento dell’impronta e delle strategie digitali; crescita ed espansione per acquisizioni non solo in Italia ma anche all’estero.

Sul prestigioso quotidiano di Confindustria nella sezione “Lettere al risparmiatore” emergono ulteriori dettagli su questa duplice strategia. Con un occhiello che determina la “via” di Unieuro: “La crisi delle filiere globali può indurre carenza di prodotti: la società ribatte che il focus su quelli a maggiore valore rende il business resistente”.

L’incipit dell’articolo precisa subito che, sì, l’apertura delle acquisizioni all’estero “è una delle opzioni di Unieuro” ma anche che, secondo i vertici che sono stati interpellati all’uopo, questa possibilità è attuata “a sostegno del business”. “La società essenzialmente è operativa in Italia. La situazione però, come indicato nel piano industriale al 2026, è destinata a cambiare”.

Come potrebbe cambiare lo scrive nero su bianco Il Sole 24 Ore: “Il gruppo, anche per diversificare il rischio-Paese, non esclude, nei prossimi 12-24 mesi, possibili operazioni straordinarie oltre confine. Ad oggi, è l’indicazione, c’e nulla di concreto. Tuttavia l’azienda guarda ad opportunità in Stati caratterizzati dalla condizione della ‘contiguità’. Vale a dire: o Paesi contraddistinti dal medesimo livello di maturazione e frammentazione del mercato domestico; oppure geograficamente non distanti dall’Italia. In tal senso, rispetto a questa seconda condizione, può pensarsi ad esempio all’area degli Stati dell’ex Yugoslavia”.

Questa sguardo orientato oltre la catena alpina non distoglie l’attenzione da acquisizioni e fusioni di società italiane. Così si legge: “Il gruppo prosegue nell’esame di dossier riguardanti negozi e catene di punti vendita, seppure cum grano salis. L’articolata presenza sul territorio della società, infatti, induce a selezionare le operazioni al fine di evitare sovrapposizioni commerciali. Peraltro, va ricordato, tra gli obiettivi del gruppo c’è anche lo shopping cosiddetto di ‘scopo’. Cioè: acquisizioni che consentano di portarsi in casa know how per migliorare l’operatività aziendale o i servizi offerti. Qualche esempio di potenziale target? Realtà attive nella logistica o nel settore dell’analisi dei big data riguardanti la clientela”.

Il digitale è la nuova frontiera di Unieuro

Passando all’altro capitolo, quello del digitale, Il Sole 24 Ore prosegue per costruzioni a tasselli. “Nel 2021-22 i Capex, in aumento rispetto alla media storica, sono previsti intorno ai 50 milioni. Di questi circa il 50% è indirizzato proprio verso la cosiddetta ‘digital transformation’. Ma questa digitalizzazione si concretizza in che modo? Un esempio è fornito dal recente rilascio, da parte di Unieuro, della nuova versione del sito per l’e-commerce. Una pagina web, è l’indicazione, che da un lato offre maggiori servizi ed è più fruibile; e che dall’altro, avendo un approccio ‘social’, dovrebbe indurre più coinvolgimento nel potenziale compratore. Non solo. Lo sforzo sul fronte della digitalizzazione e informatizzazione lo si riscontra nella stessa operatività aziendale. Così: da una parte il nuovo software di Erp è stato lanciato il marzo scorso e viene via via esteso all’intero gruppo; e, dall’altra, l’etichetta elettronica (che consente il cambio centralizzato dei prezzi del prodotto) è stata estesa all’intera rete aziendale”.

Tutto questo senza dimenticare che il negozio fisico ha un ruolo centrale per Unieuro. Il retailer può contare su 534 punti vendita: 258 affiliati e 276 diretti. Questi ultimi sono caratterizzati da una media compresa tra 5 e 7 aperture l’anno. “Nel 2021-22, visto che 3 punti vendita sono già realizzati e altri 4 lo saranno, le inaugurazioni dovrebbero arrivare a 7. La strategia è di espandersi, eventualmente anche con fusioni e acquisizioni, in aree geografiche non adeguatamente coperte. Qualche esempio? La regione Campania. Oppure importanti città quali Firenze o Milano”.

Tutto passa dalla crescita. E dai nodi dell’offerta

Nei mesi prossimi il potenziale di spesa delle famiglie e dei consumatori potrebbe ridursi con il venire meno degli ammortizzatori sociali in atto, per esempio il blocco dei licenziamenti. Questo potrebbe impattare sul giro d’affari della consumer electronics. Quindi sulle prospettive di crescita tanto del mercato quanto di Unieuro. Si legge su Il Sole 24 Ore: “La società, rispetto al tema in oggetto, professa fiducia. In primis perché, viene spiegato, il mercato dell’elettronica di consumo in Italia è ancora limitato. Quindi ha spazio per crescere e con lui le società del settore, compresa Unieuro. Poi perché, dice sempre il gruppo, la strategia, anche grazie ad omnicanalità e qualità dei servizi, è di puntare sui prodotti a valore. Un approccio che consente di rendere più anelastico il fatturato alla dinamica dei volumi. Infine perché, ricorda l’azienda, in autunno c’è lo switch off del digitale terrestre nella televisione. Un evento che, implicando la vendita di milioni di nuovi apparecchi, sosterrà il business”.

Però il nodo, sempre più, rimane la capacità di approvvigionamento, i costi crescenti della logistica, le dinamiche non controllabili dei costi connessi. Tutti fattori che impattano negativamente sulla marginalità e la redditività. Si legge sulle colonne del quotidiano: “Il gruppo, pure consapevole della situazione, smorza i timori. Dapprima Unieuro, rispetto al tema dell’eventuale scarsità dell’offerta, afferma che, ad oggi, non si è avuto alcun segnale in tal senso. Ciò detto, aggiunge sempre l’azienda, nell’eventualità il fenomeno si concretizzasse la strategia di puntare sui prodotti a valore rende il suo business resiliente. Riguardo, invece, al rischio inflattivo la società, da un lato, sottolinea che l’elettronica di consumo, vista la veloce obsolescenza dei prodotti, è in generale strutturalmente caratterizzata dal calo dei prezzi; e dall’altro ricorda che, se fosse necessario, può, come di prassi nel settore, traslare i maggiori oneri sul listino finale”.