Il prossimo 10 gennaio, per la radio, il più vecchio degli elettrodomestici, diciamo così, è una data da incorniciare. Tutto il calcio minuto per minuto, una delle trasmissioni più longeve e riuscite, compie 60 anni. Un compleanno unico nel panorama radiofonico per un programma che, nonostante tutto, resta (per dirla con Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta) la colonna sonora delle nostre domeniche.La radio grazie a questa storica trasmissione va in rete.

60 anni di tutto il calcio minuto per minuto: un racconto di emozioni

A cominciare dall’inconfondibile sigla (A taste of honey di Herb Alpert) la luce rossa nello studio centrale di Corso Sempione a Milano si è accesa per la prima volta il 10 gennaio 1960, . In quella lontana domenica di 60 anni fa nasceva Tutto il calcio minuto per minuto, da un’idea di Guglielmo Moretti (che si era ispirato a quanto accadeva in Francia con le partite di rugby intervallate da musica) e Roberto Bortoluzzi, che poi l’avrebbe condotta per ben 28 anni. Tutto il calcio andava in onda come una sorta di test in vista delle successive Olimpiadi estive in agenda a Roma. Doveva essere un banco di prova, ed è stato superato alla grande, raccontando scudetti e retrocessioni senza sosta, tenendo tutto col fiato sospeso e con l‘orecchio incollato al transistor, tanto da costituire ancora un pilastro della programmazione di Rai Radio Uno, nell’era del calcio spezzatino e della pay tv.

Il calcio e le voci della domenica

Le voci della domenica di Tutto il calcio minuto per minuto

In questi indimenticabili 60 anni, Tutto il calcio minuto per minuto non ha mai stravolto il suo format e le sue regole, la sua scaletta (con il campo principale a dettare il tempo), nonostante siano cambiati gli interpreti: i radiocronisti. Con i roboanti effetti di fondo previsti da ciascuna interruzione oi collegamento per raccontare il gol o i fatti più importanti, Tutto il calcio ha forgiato una scuola di giornalisti e di narratori, che hanno saputo stabilire un record di ascolto ancora ineguagliato: quello della stagione 1973 con il finale di campionato che all’ultima giornata ha fatto registrare ben 28 milioni di ascoltatori. Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Claudio Ferretti, Alfredo Provenzali, Ezio Luzzi, Roberto Bortoluzzi: questa la formazione tipo del “dream team” che ha reso celebre Tutto il calcio. A loro, via via col tempo, si sono aggiunti Massimo De Luca, Riccardo Cucchi, Bruno Gentili, Giulio Delfino, Livio Forma, Emanuele Dotto, Antonello Orlando. E ancora: Francesco Repice, Giuseppe Bisantis, Massimo Barchiesi, Giovanni Scaramuzzino, Daniele Fortuna, Filippo Corsini per arrivare ai giorni nostri. Alcuni dei primi cantastorie non ci sono più. Ma il loro timbro vocale, il loro ritmo, la loro passione rimbomba ancora nelle case.

La “sorella cieca” racconta tutto per prima

La radio, definita la “sorella cieca” della televisione, non ha perso il suo fascino e la sua forza. Lo testimoniano, (con il proliferare delle tante emittenti, incluse quelle tematiche) i dati di ascolto. Già perché la radio ha sempre fatto del suo limite (apparente) una sorta di suo punto di forza, arrivando a raccontare in molte circostanze con estrema rapidità e per prima numerosi grandi fatti ed eventi. Con le sole voci e le parole, ancor più in Tutto il calcio minuto per minuto, i radiocronisti sono chiamati a far “vedere” le partite usando un microfono, confidando nella tenuta dei ponti radio e nei collegamenti, un’arte che da sessant’anni si rinnova, una festa che si celebra domenica dopo domenica.