emporia

Dunque il dado è tratto. O quasi. Alla fine del consiglio di amministrazione della durata di quattro ore, è stata confermata la proposta del fondo Usa Kkr (un colosso da oltre 400 miliardi di dollari che opera in svariati settori) per il controllo del 100% del pacchetto azionario della compagnia telefonica. Kkr ha anche comunicato la sua disponibilità ad agire mediante il lancio di un’Opa (Offerta di Pubblico Acquisto) definitiva (qualificata da Tim come “amichevole”) per 50 centesimi ad azione (la quotazione di chiusura a Piazza Affari lo venerdì scorso 19 novembre per la compagnia telefonica è stata di 0,3465 euro per azione). 

Tim, Kkr e le mosse di Vivendi

Tale formalizzazione per il controllo di Tim – da intendersi come manifestazione di interesse è comunque soggetta – come si legge nella nota diffusa in chiusura del consiglio di amministrazione – al cosiddetto “gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti”. Stiamo parlando del parere del governo italiano guidato da Mario Draghi che sulla società ha la possibilità di esercitare il ‘Golden Power’. Ma non è tutto. Infatti, nella partita non c’è soltanto Kkr. Anche i fondi Advent e Cvc (sulle quali Vivendi non ha fatto mistero di interesse) stanno studiando la pratica e confermano la disponibilità a lavorare per una soluzione di sistema che avrebbe come obiettivo quello rafforzare Tim sotto sul profilo industriale in prospettiva futura. Una partita dura dura per la compagnia telefonica, da tempo al centro dell’attenzione. Da Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio così come dal ministero dello Sviluppo Economico, per ora non ci sono dichiarazioni. Prevale il massimo riservo e la cautela. L’esecutivo attende di analizzare a dovere il dossier nelle prossime ore, anche per capire se e in che modo fare le proprie mosse. Eventualmente anche (ma non solo) attraverso Cassa Depositi e Prestiti, che è il secondo azionista di Tim con oltre il 9% del capitale.