emporia

Venerdì 26 novembre sarà una giornata cruciale per Tim e per il suo amministratore delegato Luigi Gubitosi. La situazione si sta facendo critica. I fronti aperti sono svariati, da quello finanziario dell’indebitamento alle scelte attuate, tra cui anche quella della collaborazione con Dazn. Sfiducia e preoccupazione sono alla base della richiesta (inoltrata da 11 consiglieri al presidente Salvatore Rossi) di convocare un consiglio di amministrazione straordinario. Ordine del giorno: governance e deterioramento dei conti aziendali. In origine, dopo la riunione dello scorso 11 novembre, il nuovo cda era stato messo in agenda per il 17 dicembre. Ma la richiesta ha fatto precipitare tempi e pensieri. Ma cosa sta succedendo? La data dell’assise di Tim del 26 novembre non è casuale. Infatti, il giorno precedente Cassa Depositi e Prestiti (il secondo azionista di Tim con il 9,81% del capitale) presenterà il proprio piano industriale. In ballo c’è la questione Open Fiber, la rete in fibra ottica, visto che la stessa Cassa Depositi e Prestiti può far salire (post ok di Bruxelles) il capitale dal 50 al 60% e in sostanza entrerà ancor più in concorrenza proprio con la compagnia telefonica. Ma la vera partita appare un’altra. 

Tim: il debito, i conti e l’operazione Dazn

La lettera firmata dagli undici consiglieri (in testa Arnaud de Puyfontaine, l’amministratore delegato di Vivendi il primo azionista di Tim con il 23,75% del pacchetto azionario) è un attacco frontale a Luigi Gubitosi su questione di tipo economico e industriale. Tim – secondo le stime Hsbc per il 2021 – dovrebbe raggiungere un fatturato di 15,4 miliardi di euro, per un Ebitda di 6,1 miliardi di euro e un debito netto di 21,7 miliardi di euro. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha per altro rivisto al ribasso il suo giudizio sulla qualità del debito sceso da BB+ a BB. Tim – con Luigi Gubitosi alla guida – ha venduto una parte della rete e le torri Inwit: tuttavia i ricavi e la redditività sono in sostanza crollati. Non solo. Sul piatto c’è la partnership con la piattaforma streaming Dazn, che comunque pesa a seguito dell’investimento di un miliardo di euro pianificato per i diritti della Serie A in tre anni, a fronte di risultati che per ora sono stati al di sotto delle aspettative. Insomma, la situazione (qualcuno lo definisce il risiko) è a dir poco liquida. Il piatto è ricco e in tanti sono pronti a ficcarcisi.