disdetta
Audeze

L’articolo è apparso su Il Sole 24 Ore del 29 aprile con un titolo esplicito, anzi ferale: “Tim chiude a Huawei sulla realizzazione della rete 5G in Italia”. Il gestore ha inviato la lettera di disdetta al brand per quanto riguarda l’infrastruttura del nostro Paese ma ha lasciato ancora aperta la valutazione per le reti in Brasile.

Così si legge nell’articolo firmato dal collega Andrea Biondi: “Tim ha infatti chiuso definitivamente e ufficialmente le porte a Huawei sulla realizzazione della rete d’accesso 5G in Italia. A quanto risulta al Sole 24 Ore, in questi giorni all’indirizzo del colosso Tlc di Shenzhen è stata inviata una lettera di disdetta di un contratto sottoscritto nei primi mesi del 2020”.

E pensare che a inizio anno Wilson Wang, nominato ceo di Huawei Italia lo scorso gennaio, dichiarava con confidenza al quotidiano economico: “Siamo in discussione con Tim per le forniture sulle loro reti”. Le discussioni devono essere naufragate o, quantomeno, arenate anche per le pressioni statunitensi che non si sono fermate con il nuovo presidente Biden, laddove il bando di Huaewi dal 5G è iniziato negli Stati Uniti con l’ex presidente Trump.

Huawei, 5G, Italia

Si legge su Il Sole 24 Ore: “Per capire la questione occorre considerare sia la realtà delle cose al momento, sia quella cui si sarebbe andati a tendere relativamente alla realizzazione della nuova rete 5G. Sul 4G Tim ha utilizzato per la sua rete d’accesso tre fornitori con diverse percentuali di commesse. Per il 50% quella rete è stata realizzata da Ericsson, per il 25% da Nokia e per il 25% da Huawei”.

Questo perché Tim per la Ran (Radio Access Network) aveva deciso di ridurre a tre i fornitori: “In questo quadro, secondo lo schema prescelto per la nuova rete 5G si pensava a una realizzazione per il 60% in capo a Ericsson (che fa anche la parte del leone sulla rete core per quanto riguarda Tim) e per il 40% in capo a Huawei”. Tuttavia i primi ripensamenti hanno iniziato a consolidarsi già all’inizio del 2020.

Ripensamenti che si sono cristallizzati nel tempo e concretizzati nella lettera di disdetta inviata alla sede italiana di Huawei. Continua Il Sole 24 Ore: “Nessun commento né da Huawei, né da parte dell’incumbent per una scelta in cui con ogni probabilità è lecito pensare che abbia impattato in maniera forte anche il momento dal punto di vista geopolitico”.

E così si innestano gli equilibri tra Biden ora, e prima ancora Trump, e il Governo italiano. Oggi più che mai con Draghi “caratterizzato da un forte atlantismo”. Sicché ne è derivata una revisione delle richieste ai vendor non europei “con tutta la disciplina del Golden Power e del perimetro cibernetico” che rappresenterebbero un aggravio non da poco per gli operatori. L’articolo continua: “Il dover ovviare a obblighi documentali aggiuntivi in questa fase potrebbe aver convinto Tim a optare per una soluzione più ‘semplice’ e per questo più vantaggiosa”.

Tim senza il 5G di Huawei

Conclude Biondi nel suo articolo: “Comunque, secondo quanto si apprende, sul mobile in Italia Tim ha deciso a livello di Gruppo di aggiornare, rispetto al mutato contesto, la strategia degli approvvigionamenti tecnologici, confermando l’obiettivo di semplificare le forniture su due vendor anziché tre. E in seguito ad un’attenta analisi di costi e benefici l’azienda avrebbe deciso di prosegui- re con gli altri due fornitori: Ericsson e Nokia cui sarà affidato quel 40% di realizzazione della rete in origine pensato per Huawei”.

Dunque due soli fornitori sono ufficialmente partner di Tim per il 5G: Ericsson e Nokia, che si sono spartiti la quota destinata a Huawei. Che però non è ancora esclusa dalla partita sull’infrastruttura di quinta generazione che Telecom sta costruendo in Brasile. Il brand cinese è tuttora in lizza nelle attività 5G core in Brasile.