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Microsoft è stata la prima azienda a dichiarare la volontà di acquisire le operazioni per il Nord America di TikTok. A inizio agosto, quando Trump ha emesso il bando per il social in virtù del fatto che raccoglie dati dei cittadini americani, la società di Redmond si è subito dichiarata pronta ad acquisire le operazioni.

Purtroppo l’offerta di acquisto è stata rigettata da ByteDance, la società che controlla TikTok, che nelle scorse ore si vociferava avesse scelto Oracle definito un “partner affidabile”. Ma anche quest’ultima iniziativa sembra essere naufragata con il volgere del giorno in Cina. Ossia quando l’emittente Cgtn, versione inglese della Tv di stato Cctv, ha spiegato che ByteDance non cederà gli asset Usa a Oracle. La situazione è in stallo.

Primo atto: il “no” a Microsoft

La vicenda è quindi strutturata su tre atti. Il primo atto si è chiuso con il rifiuto dell’offerta di Microsoft. L’azienda di Redmond ha spiegato l’accaduto come segue: “ByteDance ci ha fatto sapere che non intende vendere le operazioni US di TikTok a Microsoft. Siamo certi che la nostra proposta sarebbe stata un bene per gli utenti di TikTok, oltre a tutelare la sicurezza nazionale. In questo senso eravamo disposti a varare significativi cambiamenti per assicurare che il servizio soddisfacesse gli alti standard nazionali in termini di privacy, tutela online e blocco della disinformazione. Abbiamo chiarito tutto questo già ad agosto. Staremo a osservare come il servizio evolverà in queste aree”.

Microsoft si era posta il 15 settembre come termine ultimo delle negoziazioni. A novembre 12 entreranno in vigore i bandi firmati da Trump per bloccare significative parti della piattaforma di TikTok e WeChat negli Stati Uniti.

Atto secondo: Oracle si interessa a TikTok

Pochi giorni dopo la dichiarazione ufficiale di Microsoft nella quale esprimeva la volontà di acquistare le operazioni di TikTok per Stati Uniti, Australia, Canada e Nuova Zelanda, si sono affacciati nuovi pretendenti per il social. Prima Twitter, poi la più corposa azione di Oracle che ha anche scomodato alcuni investitori di alto profilo per strutturare una cordata volta al controllo di una parte del business di ByteDance.

Il valore ipotetico delle divisioni di TikTok interessate dall’affare è compreso tra 20 e 30 miliardi di dollari. Con Microsoft sarebbe stato un “trust” passibile di ingenti verifiche dall’Authority statunitense. Con Twitter e Oracle i requisiti di approvazione dell’acquisizione potrebbero essere inferiori.

Così secondo il Wall Street Journal, abbandonata la pista di Redmond, si è aperta quella verso Oracle. Secondo il Wall Street Journal, che sostiene di avere in mano alcune fonti autorevoli, TikTok sarebbe in procinto di entrare nell’alveo di Oracle. Quest’ultimo è stato addirittura definito un “partner tecnologico di fiducia”.

Stante così le cose, più che una acquisizione Oracle dovrebbe portare avanti la linea di TikTok negli Stati Uniti in coerenza con quanto approntato da ByteDance. Con in più l’accesso a tecnologie cloud di ultima generazione e, soprattutto, installati in territorio statunitense al fine di garantire i requisiti di sicurezza necessari per il funzionamento del social.

La notizia di Oracle è stata pubblicata successivamente alla nota informativa di Microsoft nella quale quest’ultima certificava la chiusura delle contrattazione e l’abbandono del progetto di acquisizione.

Atto terzo: ByteDance non vuole cedere TikTok

All’alba italiana la televisione Cgtn, edizione inglese della cinese Cctv, ha riportato la dichiarazione secondo cui ByteDance non vuole cedere gli asset di TikTok negli Stati Uniti.

Questo significa che rimarrebbe esclusa anche Oracle. A questo punto non ci sono altri pretendenti, sempre che l’offerta firmata da Twitter fosse solo un’azione di disturbo.

Allo stato attuale, l’unica cosa che rimane in essere è il bando firmato dall’amministrazione di Trump e che entrerà in vigore il prossimo 12 novembre (la data iniziale era del 15 settembre, poi prorogata).

In seguito a questo ban, si possono ipotizzare due sole strade: l’entrata in vigore dell’ordinanza firmata dal Presidente degli Stati Uniti, quindi il blocco di numerose funzioni del social e la probabile esclusione dagli store di Android e iOS (la conseguenza diretta sarebbe la chiusura di TikTok in una parte dell’occidente); l’entrata in scena di nuovi potenziali partner che si prendano in carico gli asset statunitensi della piattaforma di ByteDance.

Quest’ultima si è dimostrata particolarmente severa e rigida nel cedere ai dettami statunitensi. Difficile comprendere quale partner potrebbe farsi avanti. O, forse, come già avviene per Huawei, anche nel caso di ByteDance conviene attendere le prossime elezioni del Presidente degli Stati Uniti e sperare che una persona meno orgogliosa e più ragionevole, come Joe Biden, prenda residenza nella Casa Bianca. Questo cambio di gestione potrebbe aprire scenari tutti nuovi nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, calmando le acque intorno ai brand dell’elettronica di consumo.