Tesla Model S P100: il test di 600 Km in compagnia del silenzio

Tutti i produttori di automobili parlano di elettrificazione. Molte volte questa parola serve per indicare un motore o motorino elettrico, più o meno potente ma senza grandi specifiche descritte al consumatore, che si aggiunge a quello a combustione. Sapere di più su come e quanto questi due operano, quale sinergia ci sia e quanto serva è un lavoro quasi da ricercatore ingegneristico per l’avarizia di particolari.

Chi si spinge più in là si limita a proclami cartacei su date del prossimo futuro (2020, 2022 e via discorrendo) nel quale l’elettrificazione sarà realtà. Bene. Lo è già oggi. A fronte di un paio di marchi orientali già operativi da tempo, e che hanno per la verità tracciato la strada per tutto il comparto, nella storia recente c’è n nome che spicca: Tesla. Il brand diventato sinonimo di auto elettrica nella realtà dei fatti ha cementato la sua strategia di business nelle energie rinnovabili e nell’ecosostenibilità. E l’ha sigillata puntando sull’elettrico in casa, in ufficio e in mobilità. Abbiamo raccontato il “dietro le quinte” di Tesla su un’altra nostra testata Leader, numero di 4 che potete sfogliare qui.

In questa sede ci limitiamo alla prova su strada della Tesla Model S versione 100D con batteria da 100 kWh. Dal punto di vista tecnico, si tratta di una vettura a trazione integrale perché i due motori sono montati sui due assi anteriore e posteriore. È il modello intermedio: l’entry level è la 75D, il top di gamma è la P100D che vanta un ulteriore motore elettrico aggiuntivo a quello standard sull’asse posteriore. Il risultato è una maggiore accelerazione: con la 100D ci vogliono circa 4,3 secondi da 0 a 100 km/h, con la P100D ne bastano 2,7 secondi. A proposito di accelerazione, la guida di un veicolo elettrico richiede un po’ di abitudine.

A iniziare proprio dalla risposta in termini di spinta accelerativa perché, a differenza dei motori a combustione, quello elettrico non ha curve e ha sempre una risposta lineare, a qualsiasi velocità. Questo è il primo aspetto. Altra qualità è la silenziosità, perché le poche parti in movimento producono un rumore meccanico tutto sommato contenuto e comunque inferiore, per esempio, al rumore di fondo delle città. Fatto sta che ci si avvicina alle persone senza farsi sentire. Sì, perché nel cofano non c’è motore ma solo i serbatoi dei liquidi e poco più, tanto che un terzo dello spazio è dedicato a ospitare una valigia compatta. Le batterie sono infatti posizionate nel pianale, così da assicurare un equilibrio invidiabile al veicolo. Il bilanciamento è pari al 49% sul posteriore e al 51% sull’anteriore: l’assetto di un’auto super sportiva. Inoltre, la mancanza di motore evita gli effetti di beccheggio e rollio laterali dovuti all’inerzia. Il risultato è un’auto divertentissima da guidare, con la classe di una super lusso e le prestazioni di una sportiva.

Come si guida

Salire a bordo della Model S è un’emozione. Spariscono molte delle abitudini che si prendono guidando le auto tradizionali. Per esempio, non bisogna girare la chiave: la leva a destra del volante funge da cambio, basta spostarla per iniziare a guidare. Nel profondo silenzio generale. E anche questo è un aspetto a cui bisogna abituarsi, perché acusticamente non si hanno riscontri. I riscontri sono fisici: la spinta contro il sedile è evidente, tanto da togliere il fiato se si preme a fondo il pedale. Ecco dunque che la guida può essere configurata e personalizzata a piacimento grazie al pannello da 17 pollici installato in senso verticale sul cruscotto.

L’ambiente all’interno del veicolo è insonorizzato e a elevata ergonomia. Merito non solo all’assenza di motore meccanico ma anche al lavoro fatto da Tesla per coibentare l’abitacolo. Regna l’ampia plancia che riprende il classico stile americano della sedan familiari di fascia alta e lo reinterpreta sapientemente in chiave moderna. Dunque la superficie liscia sotto il vetro, tipica dei veicoli made in Usa, cela un’elettronica portata ai massimi livelli. Si parte dal volante, vero centro di controllo per interagire con il display messo al posto degli indicatori a lancetta. Non ci sono meccanismi, è tutto digitale. Così il pannello cambia dinamicamente fisionomia per mostrare la velocità, la mappa in caso di navigazione, i contenuti multimediali in riproduzione (la radio o la musica su smartphone) e le informazioni di navigazione. Nonostante la complessità di questo meccanismo, nella realtà dei fatti Tesla ha ridotto il controllo del tutto al classico schema dell’automobile.

I sedili sono confortevoli e ben avvolgenti. Si regolano elettricamente e le impostazioni di guida sono salvate nel profilo utente legato all’automobile. La comodità è uno dei pregi della Model S.

Sparisce però il cambio nella consolle centrale, occupata dall’immenso display a cui è delegato il compito di ospitare i controlli della vettura. E questi si dividono in schermate funzionali (dove configurare l’accelerazione, la configurazione delle sospensioni, il comportamento dinamico del veicolo e le funzioni di illuminazione e accessorie) e multimediali. In queste ultime confluiscono i controlli per radio e riproduzione audio/video, il navigatore e la connettività. Abbiamo dedicato a questo argomento l’ultimo paragrafo.

Ciò che stupisce nel guidare la Tesla è che si è al cospetto di un oggetto elettronico, più simile a uno smartphone che a un’auto. L’obiettivo era creare un veicolo, quindi certi stilemi strutturali e interattivi vanno rispettati. Tuttavia l’approccio all’utilizzo è quello che si adotterebbe per un dispositivo smart. Tant’è che durante il nostro periodo di utilizzo ci è capitato di assistere a un aggiornamento della piattaforma software. Per curiosità siamo rimasti a bordo.

Il tutto è durato circa una mezz’ora. L’update è stato scaricato dalla connessione Lte integrata nella Model S, peraltro utile per gestire in remoto la vettura (come spieghiamo nel paragrafo dedicato all’app di Tesla). L’effettivo aggiornamento ha riavviato più volte il sistema, che vuol dire rendere inutilizzabile il veicolo perché tutto è controllato elettronicamente. Non c’è nulla di meccanico, nemmeno le marce (che non esistono, il cambio al volante è stato mantenuto per coerenza ergonomica ma serve solo per passare da acceso, spento e retro). Basti pensare che la velocità di 250 km/h è limitata a livello software. Insomma, in questo processo con vari riavvii dei display si comprende a fondo come Tesla sia del tutto in mano a un software, in ogni aspetto. E questo è un cardine fondamentale da metabolizzare per comprendere a fondo la filosofia, l’architettura e il funzionamento delle Tesla. Una piattaforma ben più avanzata e avveniristica di tante auto in commercio.

La guida autonoma

Avendo in mano una Model S, non potevamo esimerci dal testare la guida autonoma. Precisiamo che si tratta di un livello 2, quindi prevede (anche per ragioni di sicurezza) che le mani siano sempre appoggiate al volante. Attivando la modalità di guida autonoma la Tesla mantiene la rotta, la velocità, la distanza di sicurezza (frena in automatico) e riesce persino a girare il volante in occasione di curve larghe. Lo scenario tipico è quello del viaggio in autostrada: può anche cambiare corsia, basta impostare la rotta. Diventa quindi un’esperienza rilassante sui lunghi tragitti, seppure bisogna sempre mantenere l’attenzione e la posizione di guida. In città è impensabile e del tutto insicuro delegare la Tesla a guidare in autonomia.

Nei nostri 600 km, circa 300 sono stati fatti in autostrada. Su vari tipi di percorsi e ci siamo resi conto che la guida autonoma all’inizio lascia alquanto sbigottiti perché il veicolo esegue le azioni di base in modo indipendente. Si adegua alla velocità del veicolo che la precede, mantiene al corsia e così via. Presa l’abitudine, è un buon modo per rilassare schiena, braccia e spalle durante lunghi viaggi ma non può essere in alcun modo un sostituto di chi è ai comandi. Non confondente questo sistema di assistenza alla guida con Supercar. Alla resa dei conti, sarete sempre voi a guidare.

Programmare un viaggio

L’altra grande domanda che ci siamo posti nell’utilizzare la Model S è stata: come si organizza un lungo viaggio per quanto riguarda l’autonomia delle batterie? Ebbene, con Tesla bisogna un po’ cambiare abitudini, adattarsi al tipo di veicolo. Innanzi tutto diciamo che in frenata l’auto recupera l’energia cinetica ricaricando le batterie. Quindi in città si allunga l’autonomia effettiva tra le due ricariche.

Sul lungo viaggio, invece, arriva in soccorso il sistema di navigazione installato sul cruscotto dell’auto. In questo pannello, connesso a Internet via Lte grazie al modem integrato, si può visualizzare il tragitto e tenere conto delle soste ai sistemi di ricarica di Tesla. La 100D ha un’autonomia dichiarata superiore ai 600 km. È invidiabilmente preciso come dato dichiarato perché sono è fedele all’uso concreto. Molto preciso anche il sistema sul cruscotto che misura l’autonomia residua.

Tuttavia i “pieni” con la Tesla si fanno agganciandosi alle torrette di ricarica. E ci vuole tempo, non è come fare rifornimento. Dunque il viaggio va studiato affinché si prevedano gli stop necessari per tenere le batterie cariche. Come si diceva, il sistema di navigazione integrato nel computo del tragitto comprende già l’indicazione di dove fermarsi a seconda che siano Destination Charging (oltre 500 in Italia) o Supercharger.

Nel primo caso sono esercizi pubblici (alberghi, ristoranti, centri commerciali e così via) che ospitano una piattaforma di ricarica Tesla. Nel secondo caso sono vere e proprie aree di rifornimento elettrico con colonnine gestite direttamente dalla società. La differenza è notevole, perché con le Supercharger ci vuole circa un’ora per ricaricare circa al 100%. Con le Destination Charging sono necessarie almeno due ore. La rotta tracciata dal sistema di navigazione sul cruscotto tiene già conto di quali delle due scegliere e del tempo necessario alla ricarica per completare il viaggio.

Interessante anche notare che si possa fare il calcolo per andata e ritorno, con le soste precise da compiere e il quantitativo di tempo da dedicare alla ricarica. Come detto è solo questione di abitudine, magari associando la ricarica con una pausa per mangiare. Nelle schermate abbiamo provato a ipotizzare vari viaggi. La mappa delle colonnine di ricarica è mostrata in questa pagina

Centro di controllo

Il touchscreen da 17” è il vero centro di comando della Model S. Su questo compare l’inquadratura posteriore tramite la videocamera quando si effettua la retromarcia, così come le stime sui consumi e una serie di app. Nel momento in cui si scrive, oltre al browser per navigare sul Web (non è supportato lo streaming video) c’è Spotify integrato. Digitando il proprio account è possibile riprodurre i brani dalle playlist direttamente dal cruscotto della Tesla. Anche perché la connettività con lo smartphone avviene via Bluetooth con vivavoce e scambio di dati, ma non sono supportate le piattaforme Android Auto e Apple CarPlay. Quindi bisogna limitarsi alle funzioni previste sulla plancia.

Sotto al generoso bracciolo, infine, si trovano ampi spazi per ospitare oggetti: in uno di questi ci sono due porte Usb per la ricarica dei dispositivi in viaggio.

Sulla Model S è integrata la connettività Lte e a banda larga. L’auto arriva già munita di Sim che garantisce l’accesso alla piattaforma in tutto il mondo. Si può condividere la connessione tra i dispositivi in auto attivando la modalità tethering via Wi-Fi dal pannello di controllo sul touchscreen.

L’app sullo smartphone

Laddove si concentra la connettività effettiva tra smartphone e Tesla è nell’app. Attraverso lo smartphone Android e iOS si può verificare in remoto lo stato del veicolo, accenderlo, mostrare sulla cartina dove è stato parcheggiato e controllare la ricarica.

Ci sono poi altre due funzioni notevoli. La prima che permette di accendere il climatizzatore in remoto, così da fare in modo che quando, si entra in auto, l’abitacolo sia già ospitale. Sempre dallo smartphone è possibile a distanza attivare il clacson, avviare l’auto, farla lampeggiare e aprire i vani portabagagli.

Infine, la modalità Summon lascia a bocca aperta. Serve per pilotare la Model S dallo smartphone. L’abbiamo usata per spostare l’auto dal parcheggio perché ci era impossibile entrare dalla portiera. Sul touchscreen compaiono gli equivalenti di acceleratore e freno. L’automobile si muove a bassissima velocità e piano piano esce dal parcheggio, evitando in automatico gli ostacoli grazie ai sensori e alle 16 videocamere integrate sul perimetro della scocca. Le stesse che usa per la guida automatica e per leggere i segnali stradali rappresentati in tempo reale sul cruscotto. Con Summon, insomma, si sposta la Model S per brevi spazi di manovra per agevolare l’ingresso in auto.