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È ormai trascorso un anno dal lancio in Italia di Disney+ e molti degli utenti della prima ora stanno ricevendo le email che preannunciano il rinnovo dell’abbonamento alla piattaforma di streaming di Topolino. Lanciata sul mercato nel 2019, in questi primi due mesi del 2021 la piattaforma ha raggiunto il traguardo di 95 milioni di utenti a livello globale.

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Fonte: Statista.com

La crescita costante di Disney+ non sta solo nelle parole ma anche nei numeri, come si evince dal grafico sopra riportato. Una crescita che è andata di pari passo con le congiunture poste in essere dal 2020, che ad aprile ha fatto registrare un incremento significativo della base utenti, complice il lockdown e il lancio in paesi chiave, tra cui il nostro.

Non sempre però l’aumento degli utenti si traduce in una soddisfazione degli stessi, ed è su questo punto che si gioca la campagna di rinnovo del servizio. Partiamo da un dato di fatto: nelle email inviate agli utenti, Disney+ ha scelto di rendere ben evidente l’ingresso di nuovi contenuti in piattaforma, grazie all’arrivo di Star, senza che questo produca una variazione di prezzo – si noti che chi si iscrive oggi può scegliere se pagare 8,99 euro al mese o 89,90 euro all’anno.

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Non è una scelta casuale, come non lo è mai quando una multinazionale progetta una campagna email con l’obiettivo di trattenere quanti più clienti possibili.

Disney+, luci e ombre

Più che i numeri, per sapere com’è andato questo primo anno con Disney+ occorrerebbe interrogare le persone, con nome e cognome. Lungi dall’essere un servizio perfetto, la piattaforma di Topolino ha invece luci e ombre che hanno suscitato più di qualche brontolio nel corso dei mesi, soprattutto da chi è affezionato al brand Disney sin da bambino e che da un marchio del genere si aspetta la qualità ed efficienza più elevata possibile.

Partiamo dalle luci. Rispetto agli altri competitor, Disney aveva dalla sua un repertorio di contenuti con cui arricchire la sua piattaforma fortissimo, già confezionato e amato da milioni di persone, portato all’estremo da una fedeltà al brand inarrivabile per i competitor.

Basti pensare che i rapporti più duraturi con i brand si creano su base emotiva. Il coinvolgimento emozionale con i titoli Disney, che parte dalla più tenera età e che in molti casi si rinsalda nel corso degli anni piuttosto che sfaldarsi fino a tramandare le stesse sensazioni ai figli, è qualcosa difficile da replicare per le altre piattaforme.

Indimenticabile la sfilza di VHS che avevamo ben custodita in qualche cassetto negli anni ’90, a lungo ci si è augurati che Disney avesse tempo e voglia di prendersi la briga di digitalizzare il ricco catalogo esistente all’interno del perimetro di un servizio di streaming per renderlo fruibile ventiquattr’ore su ventiquattro.

Una formula che viene incontro non solo ai piccoli ormai divenuti genitori, che con Disney sono cresciuti e sono intenzionati a far rivivere la magia della propria infanzia ai figli, ma anche a chi i figli ancora non li ha e, seppur l’età lo contraddica, ha ancora voglia di seguire le gesta di Mago Merlino o di accompagnare Robin Hood nell’ennesimo sberleffo al Principe Giovanni, anche solo per un’ora all’anno.

La comodità di non doversi più rivolgere a servizi di streaming posticci e godere dei propri contenuti in alta qualità è senza prezzo. O meglio, dai 95 milioni di utenti è stata giudicata sicuramente superiore alla spesa sostenuta per aggiudicarsi l’accesso al servizio, in Italia disponibile a 69,99 euro per 12 mesi.

Se poi teniamo conto del fatto che Disney ha portato in piattaforma tutte le stagioni dei Simpson, tutti i film dell’universo Marvel e Star Wars, non è difficile intuire come il pacchetto “asso piglia tutto” al momento del lancio abbia sortito l’effetto sperato.

Ma nel 2021 lo spettatore ha abbandonato le VHS da almeno 20 anni e ha sostituito le lunghe attese degli stacchi pubblicitari con la possibilità di finire intere stagioni di serie tv di qualità cinematografica nell’arco di una notte. Il livello posto in essere dai competitor, ben prima che Disney si affacciasse al territorio impervio dello streaming, era già altissimo.

Ed è qui che all’orizzonte si stagliano le prime ombre. Esaurito l’entusiasmo delle settimane iniziali, ci si è ben presto accorti che il ricambio di contenuti su Disney+ non era neanche lontanamente paragonabile a quello delle altre piattaforme, sempre sul pezzo con novità da tutto il mondo e capaci di suscitare un interesse continuo, sopito solo dalle restrizioni imposte dall’emergenza covid-19. Un circuito virtuoso che Disney non ha ancora saputo fare proprio e la cui mancanza ha fatto percepire la piattaforma come statica anziché votata al dinamismo che ci si aspetta da un servizio di questo tipo.

Da un brand come Disney poi, va sottolineato che si pretende la perfezione tecnica. Se è difficile immaginare la quantità e il profilo degli ingegneri destinati a costruire una piattaforma targata Disney, è ancora più difficile capire come sia possibile che la stessa piattaforma sia vittima di continui lag, difficoltà di avviamento e problemi tecnici di varia natura. Chi vi scrive si è visto più volte riprodurre una puntata dei Simpson in portoghese, con la lingua che saltava tra un episodio e l’altro.

Una schizofrenia che ha riguardato anche l’organizzazione dei contenuti. Gli appassionati dell’universo Marvel hanno fatto i salti di gioia quando al quartier generale Disney hanno capito che forse organizzare i film seguendo l’ordine cronologico della storia sarebbe stato un valore aggiunto per tutti gli utenti. Ma ci sono voluti mesi e probabilmente ben più di un feedback da parte della community. Lo stesso dicasi per i già citati Simpson. Apprezzata (e attesa da sempre) la Collection delle puntate di Halloween (da oltre 20 anni una per stagione), inspiegabilmente il servizio non consentiva di passare, per esempio, dalla puntata di Halloween della stagione 6 a quella della stagione 7 in automatico. No, si è pensato bene di far seguire alla puntata di Halloween della stagione la puntata successiva della stagione stessa, di fatto vanificando la bellissima idea della Collection. Un’assurdità.

L’ingresso di Star

Con l’ingresso di Star, già disponibile sulla piattaforma, si tenta di trovare una soluzione al problema della varietà dei contenuti. Incrementa in modo significativo infatti il volume di serie tv e film disponibili e l’organizzazione ricalca quella già vista su altri servizi:

  • In primo piano: tra cui Titanic e Desperate Housewives;
  • Animazione per adulti: tra cui i Griffin e American Dad;
  • Acclamati dalla critica: tra cui Vita di Pi e Cinderella Man;
  • Commedie romantiche: tra cui Pretty Woman e Il diavolo veste Prada;
  • Serie drammatiche: tra cui Scandal e Homeland;
  • Serie comedy: tra cui How I Met Your Mother e Glee;
  • Film d’azione: tra cui Die Hard e Deadpool;
  • Commedie: tra cui Borat e Tutti pazzi per Mary;
  • Horror: tra cui Alien e Le verità nascoste;
  • Fantascienza: tra cui X-Files e TerraNova;
  • Musical: tra cui Moulin Rouge e Sister Act;
  • Serie crime e mistery: tra cui Prison Break e Castle;
  • Film e serie italiani: tra cui Tre uomini e una gamba e La vita è bella;
  • Commedie d’azione: tra cui Vicini del terzo tipo e Grosso guaio a Chinatown;
  • Celebriamo insieme le Black Stories: tra cui 24 Legacy e Resurrection;
  • Documentari: tra cui OJ Made in America e Riccardo III;
  • Serie per maratone: tra cui Modern Family e Lost;
  • Classici cult: tra cui Al di là della vita e Margaret.

A un primo sfoglio, molti dei titoli che Star porta in dote sono già fruibili su altre piattaforme. Il senso generale che se ne ricava è quello di offrire una “porta” per lasciarsi alle spalle, seppur brevemente, il mondo Disney ed entrare nel flusso più mainstream di serie tv e film, quasi si volesse offrire un’alternativa al core della piattaforma. Come a dire che i genitori trovano ragione di sottoscrivere un abbonamento per far contenti i figli, ma anche se stessi. Tutti gli altri ottengono il mondo Disney, con qualche aggiunta fuori contesto.

Ma è la strada giusta per Disney?

L’ingresso di Star è senza dubbio un buon modo per ampliare un catalogo non tanto esiguo nella numerica quanto nella varietà. L’augurio è che però si capisca che replicare contenuti già reperibili altrove potrebbe essere una leva marketing non così efficace sul lungo periodo. Chi si abbona a Disney+ ha già probabilmente in tasca anche l’abbonamento a Netflix, Amazon Prime Video e forse anche a Now Tv.

In poche parole, non cerca una scappatoia dall’universo Disney. Semmai cerca un universo Disney più ricco e aggiornato. Ecco che allora forse più lungimirante sarebbe accrescere la proposta di contenuti originali sperimentando anche nuovi formati magari anche lontani dalle logiche prettamente Disney con il lancio, chissà, di nuove insegne, dando spazio tanto ai volti noti dello Star System quanto a creativi emergenti che sempre più trovano spazio grazie allo streaming di qualità.

Una via peraltro già tracciata da Netflix e Amazon e che sotto l’egida di Disney potrebbe arricchirsi di valore e spunti che davvero, in quella veste, potrebbero tenere incollato lo spettatore alla piattaforma.