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A pochi mesi di distanza dal lancio delle nuove console di prossima generazione di Sony e Microsoft, gamers, appassionati e professionisti del settore di tutto il mondo si stanno confrontando accesissime discussioni per stabilire quale sia la console più potente.

Purtroppo, a causa della pandemia, tutti gli eventi e le presentazioni pubbliche delle due console sono state annullate e le aziende hanno optato per video in streaming per svelare specifiche tecniche e i primi trailer dei giochi. Questi, complici le limitazioni delle dirette web dovute a questioni di limiti di banda, non hanno fatto gridare al miracolo grafico. Del resto, le console gestiranno risoluzioni fino a 8k ma i giochi sono stati mostrati solo in FullHD.

Sulla carta entrambe le console sono molto potenti e seguono filosofie architetturali molto diverse tra loro.

Sony ha deciso di sacrificare qualcosa in potenza di calcolo per puntare su frequenze variabili e velocità di accesso ai dati mentre Microsoft ha cercato di ottenere il massimo di prestazioni da CPU e GPU.

Entrambe le console supportano tutte le nuove tecnologie, come Ray Tracing via hardware, risoluzioni fino a 8k, 120Hz di refresh rate e SSD storage e rappresentano un salto generazionale enorme rispetto alle attuali.

Perché allora i primi giochi mostrati non hanno avuto l’”effetto wow”, prettamente grafico, che si auspicava?

È ancora la potenza dell’hardware il vero metro di paragone nella prossima generazione?

Proviamo a tornare a primi anni 2000, all’epoca del passaggio da PlayStation 1 a PlayStation 2, uno dei salti generazionali ancora oggi considerato tra i più significativi. Ci sono 3 motivi precisi che hanno permesso un salto grafico enorme e immediatamente visibile:

  • Le tv a tubo catodico erano caratterizzate da schermi di piccole dimensioni (la TV più grande, all’epoca, poteva arrivare a 32’’) e prestazioni mediamente uniformi tra tutti i modelli. Questo significa che lo schermo non influiva sulle performance delle console.
  • I personaggi, prima composti da qualche centinaio di poligoni, sono passati a contarne diverse migliaia diventando quindi incredibilmente definiti. I nuovi microprocessori hanno introdotto per la prima volta effetti particellari avanzati, come il movimento realistico dei fluidi, il movimento dei capelli.
  • I 6 anni di distanza tra le 2 console, segnati da un balzo tecnologico importante

Oggi, di contro, la curva d’innovazione si è attenuata e rischia di far disattendere le alte aspettative del pubblico.

Il ciclo di vita delle console si è ridotto con l’introduzione della “mid generation” di PS4 Pro e Xbox One X, la legge di Moore è stata superata, la grafica dell’attuale generazione rasenta già quella dei film in CGI e molte innovazioni delle nuove console dipendono dalla qualità e dalle funzionalità supportate dallo schermo a cui vengono collegate (luminosità di HDR, variable refresh rate, risoluzione a 8k, low latency, HDMI 2.1).

Questo non significa che la nuova generazione sarà meno entusiasmante delle precedenti, anzi, offrirà nuove modalità di gioco.

È lecito però attendersi che per la prima volta non sarà la grafica il driver di questo cambiamento, quanto piuttosto i servizi e l’ecosistema digitale che le due aziende costruiranno attorno alle console per creare un’esperienza integrata e completa.

Il vero valore nel 2020 è il tempo: dare accesso immediato a ciò che si vuole fare. Oltre a favorire chi desidera giocare una partita al volo e non può assentarsi dalla realtà per un paio d’ore stazionando davanti a una console o, addirittura, permettere di giocare anche a chi non possiede una console.

Sony e Microsoft lo hanno capito da tempo e stanno entrambe guardando verso un futuro senza barriere, puntando sul migliorare ancora di più i servizi in digitale, introducendone di nuovi e perfezionando quelli già esistenti.

Microsoft sta sviluppando una strategia always online: la possibilità di condividere i propri giochi con altri amici, la conversione al digitale dei titoli fisici e servizi come Xbox Game Pass e Xbox Games with Gold.

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Per la nuova generazione si punta ancora più in alto:

  • xCloud per far giocare chiunque ovunque si desidera: fuori casa, in casa, sui mezzi di trasporto, in vacanza, e il tutto senza dover per forza possedere una console Xbox o un PC.
  • Smart delivery, il cosiddetto cross-play grazie al quale un titolo acquistato su una singola console può essere giocato anche sulle altre della stessa famiglia.
  • Quick resume, una funzione permessa dalla veocità dell’SSD, che consente di passare in modo praticamente immediato da un gioco all’altro, tornando esattamente al punto in cui lo si era lasciato.

Sony dal canto suo fin dagli albori ha provato a favorire giochi e servizi online tanto tanto che proporrà un modello di PlayStation 5 senza lettore ottico che potrà utilizzare solo giochi scaricati dallo store online.

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Ripercorrendo le novità introdotte nel corso degli anni, Sony con PS2 ha presentato l’adattatore di rete per giocare online, con PS3 il servizio Playstation Plus, con PS4 il cloud gaming Playstation Now e, nonostante si sappia ancora poco di cosa verrà offerto con PS5, sono vari gli indizi e le speculazioni che si possono ricavare da brevetti presentati negli ultimi anni:

  • Il “Create button” sul nuovo Dualsense potrà creare delle clip da condividere sui social così come lo “Share button” sul Dualshock 4, ma molto probabilmente potrà anche trasmettere in diretta lo streaming del gameplay dei giochi e creare delle demo di gioco personalizzate che possono essere condivise e giocate con altri utenti. L’idea di poter creare una clip di un gioco che può essere vista e giocata sposta l’interazione tra gli utenti su un altro livello.
  • L’assistente di gioco con deep learning per personalizzare l’esperienza di ogni giocatore e adattarla ai diversi stili e preferenze di gioco.
  • L’intelligenza artificiale avanzata con la capacità di apprendere senza essere stata specificamente programmata per determinati comportamenti, per rendere il gioco più reattivo e coinvolgente così che ogni giocatore possa avere un’esperienza unica.

L’upgrade dei prossimi titoli videoludici deve essere ricercato in tutte quelle componenti che stanno di contorno, e che permettono al videogioco di rivoluzionare non più la sua immagine, ma la sua esperienza.

Immersione e personalizzazione sono i nuovi mantra per portare sul mercato prodotti effettivamente in grado di dare un senso al rinnovamento di queste macchine e all’avanzamento del videogioco visto come medium tanto di intrattenimento, quanto artistico.

Articolo a firma di Phillip Rech