Coca-Cola boicotta Facebook: stop all'adv per un mese
Audeze

Abbiamo condotto un piccolo sondaggio sfruttando due account privati di Instagram della redazione, uno con circa 10mila follower e l’altro con poco più di 6mila follower. L’intento, artigianale e senza alcun pretesto di scientificità, è stato quello di sondare l’umore di utenti e contatti veri, presenti e attivi sulle piattaforme social. E abbiamo volutamente scelto Instagram come piattaforma proprio perché è parallela a Facebook, quindi raccoglie utenti social attivi e abituali, fidelizzati su base quotidiana sia per uso personale sia per uso lavorativo. Inoltre, Instagram, così come Facebook, è stato oggetto del disclaimer che invita gli utenti che già fanno uso di iOS 14.6 ad attivare il tracciamento dei dati a fini di pubblicità. Lasciando disattivata questa funzione, che non è attiva per default in iOS 14.6, sia Facebook sia Instagram avvertono che si penalizza nel lungo periodo tanto la qualità dei social stessi, quanto la possibilità di continuare a utilizzarli in modo gratuito. Ne abbiamo parlato in modo approfondito in questi due articoli:

Dunque ci siamo chiesto cosa ne pensassero gli utenti della nostra cerchia allargata di contatti, proprio per dare un risvolto reale e concreto a una semplice domanda: “Se Facebook dovesse diventare a pagamento, sareste disposti a pagare l’accesso?”.

I risultati di entrambi gli account utilizzati propendo per una maggioranza schiacciante sul “no”: il 97% nel caso dell’acount con 10mila follower; il 90% nel caso di quello con 6mila follower. Il “sì” ha riscontrato un risultato del 3% nel primo caso e del 10% nel secondo caso. Il persone totale delle impression è stato di circa 900.

Questo ci porta a dire che mediamente il 94% ha optato per il “no”, quindi smetterebbe di utilizzare Facebook o Instagram. Mentre il 6% medio sarebbe disposto a pagare. Questa relativamente piccola percentuale però raccoglie figure professionali, che usano le piattaforme social non solo e non tanto per diletto ma soprattutto per supportare il proprio business. Tant’è che molti di quelli che hanno scelto per il “sì” sono professionisti del settore e addetti ai lavori. Quindi sono utenti di alto profilo e specializzati sul business generabile dal mondo social.

E qui sorge la questione: siamo certi che la manovra di Facebook e Instagram di intimare, per non dire minacciare, agli utenti di tenere attivo il tracciamento dei dati personali sia la leva giusta? Questo tentativo di persuasione ipotizzando la perdita del diritto all’accesso gratuito diventa un boomerang, per quanto il reale destinatario del messaggio sia Apple attraverso gli iscritti, perché se sono disposti a pagare solo gli addetti ai lavori o poco più, a chi parlano poi gli addetti ai lavori e le aziende che si affidano ai social per fare business? Un insieme ristretto ai professionisti che perde la pletora di utenti “consumatori” diventa sterile di fronte alle inserzioni, che sono la reale ragion d’essere dei social.

Di più, un social a pagamento che si restringe intorno a una comunità di utenti specializzati non è interessante né per le aziende, né per gli utenti stessi. Si tenga presente che i social hanno valore perché ospitano oltre 2 miliardi di utenti che seguono gruppi e pagine con i loro interessi, dunque profilabili e, per questo, interessanti per chi mira a intercettare in modo diretto e verticale i clienti attuali e potenziali. Senza questo presupposto fondamentale, diventa tutto inutile.