Huawei P40 Pro: cosa sappiamo finora sul nuovo device della casa cinese

Il primo a farci affidamento in toto è stato il Mate 30 Pro, poi è arrivato di recente il P40 Lite (che abbiamo recensito in questo articolo) ma il vero clou sarà nei prossimi giorni con il debutto della famiglia regina di Huawei: la gamma P40. Stiamo parlando della piattaforma Hms, ossia Huawei mobile services, con cui il brand sostiene i servizi in mobilità e permette di sviluppare applicazioni.

Ha conquistato le luci della ribalta nella seconda metà del 2019 per via del bando di Trump che ha imposto a Huawei di poter utilizzare Android solo in versione open source, quindi priva dei servizi standard di Google. Giocoforza, il marchio non si è fermato e si è attrezzato per dare maggiore enfasi a Hms, presente da sempre su smartphone e tablet ma lasciato come integrazione rispetto alle risorse di Big G. Questa è la situazione in Europa, perché in Cina gli Hms sono sempre stati centrali nel funzionamento dei dispositivi mobili.

Dall’autunno del 2019 anche in Italia, con l’arrivo degli smartphone dotati di Android open source, i servizi mobili di Huawei hanno assunto il ruolo di piattaforma di riferimento per gli smartphone del brand, sostanzialmente in sostituzione su alcuni modelli (finora il Mate 30 Pro e il P40 Lite) del framework di Google. Le app, dunque, si scaricano da AppGallery; a questo si aggiungono le app per cambiare il tema dell’interfaccia Emui (essa stessa Hms), per accedere all’acquisto di film con Video e per eseguire una serie di operazioni di sincronizzazione, tra cui il backup (lo storage aggiuntivo è generoso e a costi irrisori), con Huawei ID.

Lo sviluppo di app con Hms

Il passaggio successivo, verso fine 2019, è avvenuto con la prima giornata legata ai developer e il rilascio di numerose nuove risorse per lo sviluppo (https://developer.huawei.com/consumer/en/hms), oltre allo stanziamento di un investimento per la conversione e lo sviluppo di app su Hms. Di recente Huawei ha elencato le applicazioni ufficiali già disponili in AppGallery, con tantissime soluzioni italiane che non fanno rimpiangere lo store di Google. Il dettaglio è disponibile in questo approfondimento.

Di recente, pochi giorni prima della presentazione di Huawei P40 Lite, il primo modello mid-range affidato a Hms, in Italia è nato TrovApp, disponibile gratuitamente nell’AppGallery, che permette di completare la dotazione dello smartphone con le applicazioni indispensabili, WhatsApp in primis.

Abbiamo approfondito TrovApp in questa nostra recensione, comprendente il tutorial per installarlo. E la strada maestra, da cui vi sconsigliamo di abbandonare (almeno per ora), da seguire con tutti gli smartphone di Huawei affidati ad Hms consiste nel scaricare le app presenti in AppGallery e accessibili da TrovApp.

Cosa evitare

Online si trovano promesse di altre soluzioni simili o con nomi che richiamano il concetto di TrovApp: evitateli. Perché anche TrovApp si appoggia allo store ApkPure per recuperare le applicazioni non ancora presenti in AppGallery, tuttavia il team tutto italiano che ha sviluppato questa soluzione esegue di continuo test approfonditi delle app suggerite e proposte per il download. A garanzia, in sostanza, che tutto ciò che si installa è esente da pericoli.

Se proprio volete cimentarvi con altri store, seguite le indicazioni che vi abbiamo fornito nel tutorial incluso alla prova approfondita del Mate 30 Pro, in cui vi spieghiamo passo per passo come copiare i dati dal vecchio al nuovo smartphone senza perdere alcuna informazione.

Altra procedura da evitare accuratamente è cedere alle lusinghe di testare kit come Chat Partner, tanto per citare al più recente. Si tratta di un eseguibile, da scaricare in forma non sicura dal Web, che promette di installare quanto serve per attivare i servizi di Google. Non fidatevi affatto. Non è una procedura sicura e legale: potreste compromettere il funzionamento del sistema operativo basato su Hms o invalidare la garanzia del device. In ogni caso, si incappa verosimilmente in malfunzionamenti, crash di sistema e, qualora ci siano cambiamenti di protocolli da parte di Google, in un buco nell’acqua. Con in più, file non ufficiali sparsi nello smartphone, che potenzialmente possono comprometterne il funzionamento adeguato.