emporia

Il 9 settembre Ray-Ban e Facebook hanno presentato Stories, gli occhiali smart che si integrano con lo smartphone e il social attraverso l’applicazione View al fine di condividere i contenuti con le app più diffuse, tra cui Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Twitter, Tik-tok e Snapchat. Ray-Ban Stories, sviluppati insieme con il social network di Mark Zuckerberg, sono la simbiosi tra tecnologia e stile. Eppure, ancora prima di averne visto l’uso e la diffusione, il Garante della Privacy torna su un discorso lasciato perdere ormai da diversi anni relativamente alla privacy personale nell’era degli occhiali che possono registrare video e scattare foto.

Come se il garante della privacy si fosse del tutto dimenticato dell’utilizzo degli smartphone in pubblico, con buona pace degli utenti che passano le giornate a riprendere piazze, anfratti, vie e zone pubbliche ignari della privacy e inquadrando pacificamente chiunque passi. Addirittura facendo storie in diretta, con soggettive sulle persone che popolano le strade e le città.

Ma il Garante della privacy è troppo preoccupato per gli occhiali, tanto da interpellare Facebook. Considerando anche che, quando sono in funzione, si accende il led laterale bianco. Mentre quando gli utenti riprendono beatamente con lo smartphone, non ci sono avvisi espliciti. Eppure, ecco cosa scrive il Garante della privacy in merito agli smart glasses di Facebook.

Smart glasses: Garante Privacy chiede informazioni a Facebook

In riferimento agli smart glasses dotati della funzionalità “Facebook View”, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto all’Autorità Garante irlandese (DPC- Data Protection Commission) di sollecitare FB affinché risponda ad una serie di quesiti prima della commercializzazione degli occhiali sul mercato italiano. 

L’Autorità italiana si era infatti già attivata nei giorni scorsi presso l’omologo irlandese ponendo una serie di questioni che integravano quelle già oggetto delle interlocuzioni avvenute tra la DPC e il social media.   

Il Garante italiano intende acquisire elementi ai fini di una valutazione della effettiva corrispondenza del dispositivo alle norme sulla privacy. 

L’Autorità ha chiesto, in particolare, di conoscere la base giuridica in relazione alla quale Facebook tratta i dati personali; le misure messe in atto per tutelare le persone occasionalmente riprese, in particolare i minori; gli eventuali sistemi adottati per anonimizzare i dati raccolti; le caratteristiche dell’assistente vocale collegato agli occhiali.