Galaxy S9 sotto le aspettative. Ora Samsung ha bisogno del Galaxy X per rilanciare il brand

I dati finanziari pubblicati da Samsung relativamente al secondo trimestre 2018 sono poco positivi. In altri tempi si sarebbe detto di consolidamento del mercato; quest’anno vige la parola è “disatteso”. In effetti i risultati sono inferiori alle attese: fatturato pari a 52 miliardi di dollari e utili a 13,2 miliardi di dollari. Rispetto al primo trimestre di quest’anno, sono numeri in decremento in un periodo dove i Galaxy S9 avrebbero dovuto fare la differenza.

Non è stato purtroppo così. Le decrescite sarebbero state causate dalla sofferenza di vendita dell’S9 rispetto a S8, che a sua volta aveva ottenuto performance inferiori al Galaxy S7. Secondo gli analisti, le cause andrebbero ricercate in due fattori sinergici: da una parte una percezione di mero “update” di S9 rispetto a S8; dall’altra un’offensiva articolata e solida dei competitor.

Questi i dati. Pochi però sottolineano che, in realtà, i fatturati sono decresciuti di poco, mentre si sono innalzati notevolmente i profitti. Segno che il posizionamento scelto da Samsung ha pagato. Ora però l’azienda è chiamata a rinnovare la sua facciata.

Il Galaxy X arriverà a gennaio?

Questo è il periodo delle ipotesi più fantasiose. Dalla descrizione di fantomatiche e avveniristiche caratteristiche della prossima generazione di iPhone, all’anticipazione di smartphone dalle funzioni più disparate, spesso frutto di ambiziose speranze di chi scrive più che dell’effettivo sviluppo in essere dai brand.

Ecco perché bisognerebbe stare molto attenti e vigili quando si legge. Certo, fantasticare è bello. Ma credere a bizzarrie afferenti a dicerie in un contesto di tentativo di esercitare una profezia che si autoadempie, giusto per attirare l’attenzione, rischia di portare fuori strada. Quasi mai le aziende compiono salti mirabolanti nello sviluppo dei prodotti. Salvo che non siano obbligate, per vari motivi: rilanciare sulla concorrenza, stupire, portare un’innovazione concretamente tangibile, modificare il mercato o, più semplicemente, dare vita a un nuovo ciclo di business.

E così arriviamo ai display flessibili. Danni se ne parla, addirittura un decennio. E come sempre, ogni anno al termine del Mobile World Congress, del Ces o dell’Ifa, c’è qualche veggente che dice che siano prossimi al debutto. Ma sempre l’anno prossimo, non questo perché si sta ancora preparando il terreno. Dato che prima o poi ci si azzecca a ripetere all’infinito un qualcosa di possibile, anzi già in fase prototipale da tempo, effettivamente ora i tempi sembrano maturi. Ma lo sono perché è necessario dare una svolta al mercato, non solo perché la tecnologia serva davvero (sempre che Android si adegui di conseguenza).

Preambolo lungo per venire al punto. In questi giorni si rincorrono le voci sulla nuova generazione di smartphone di Samsung con display pieghevole. Si sono visti campioni in foto, rendering verosimili e addirittura sono state pubblicate dichiarazioni di analisti (si badi bene, non addetti dell’azienda ma analisti che a volte vivono impugnando la sfera di cristallo capace di guardare al futuro) che vogliono il brand coreano pronto a sviluppare questi dispositivi. L’analisi, per la verità, si basa su una serie di brevetti già depositati da diverso tempo da Samsung e su un intento dell’azienda espresso nei fatti più che a parole.

Ci sarebbero già anche le date per questo debutto. Ossia, secondo le voci più accreditate, in questo esatto momento si sta completando il design industriale per poi partire in autunno con la produzione. Tempistiche dettagliate, che fanno rima con le ipotesi temporali di debutto del prodotto. Tutti sono concordi per la prima metà del 2019, qualcuno più coraggioso addirittura afferma con assoluta certezza che Samsung presenterà la gamma al prossimo Mobile World Congress e avrà prezzi addirittura superiori a quelli dell’iPhone X. Ah, giusto c’è anche il nome: Samsung Galaxy X, con scocca pieghevole e due display da 7,3” flessibili, che danno vita a un pannello da tablet quando lo smartphone è aperto. Da chiuso si ricorre al pannello da 4,5 pollici esterno, puramente funzionale.

Detto tutto? No, detto nulla. La notizia è diversa. E vediamo perché. Innanzi tutto è inevitabile che prima o poi i pannelli flessibili vengano adottati per rinnovare un design di prodotto ormai assuefatto a standard troppo simili l’uno all’altro. Il notch ha dato il definitivo colpo di grazia alla creatività dei designer. A ciò si aggiunga che la tecnologia è in gestazione da troppi anni, sta già permeando in altri ambiti (si veda per esempio l’automotive) e raggiungendo costi di produzione adeguati anche ai dispositivi mobili. Infine, Samsung ha immenso bisogno di rilanciare sulla competizione e scardinare il mercato.

Nel 2017 questa necessità era a carico di Apple. Doveva per esigenze di business e di ecosistema stupire i consumatori, approntare le basi per il futuro dei propri prodotti. Così è nato iPhone X, primo esemplare di un nuovo corso di mercato basato sul connubio innovativo di estetica e nuova esperienza di utilizzo. iOS sta cambiando in funzione delle gesture e si sta portando dietro le app. Questi sono i nuovi mattoncini su cui la società della Mela morsicata si sta preparando ad affrontare il prossimo decennio dell’iPhone, proponendo tematiche tutte nuove.

Samsung ad oggi vanta uno smartphone unico, con soluzioni estetiche e funzionali difficilmente ricalcabili se non correndo il rischio di fare una copia dell’originale. I Galaxy propongono contenuti tecnologici e di design ineguagliabili, tanto che i prodotti sono molto più della somma dei singoli elementi che li compongono. Questa unicità è diventata un peso nel momento in cui i Galaxy S9/S9+ hanno portato innovazioni poco percepite dai consumatori e sono apparsi (troppo ingiustamente) solo come un momento di continuità rispetto al passato. In questo mercato, così dopato di innovazione tangibile, visibile e toccabile, una scelta incrementale e fidelizzante non produce una spinta nella pancia dei consumatori sufficiente a fargli estrarre la carta di credito e acquistare con soddisfazione.

Ecco dunque che il brand si trova nella fastidiosa situazione di stupire. Ha uno dei prodotti migliori sul mercato (in ogni comparto gli S9/S9+ sono pura eccellenza) ma risentono negativamente di una percezione degli utenti fortemente disallineata. Il display flessibile, ovvero il nuovo formato di dispositivi che consente di inventare, diventa obbligatorio per creare un nuovo segmento di mercato e tornare a stringere con i consumatori un patto forte basato sull’innovazione e l’eccellenza tecnologica visibile, toccabile, reificabile in un dispositivo utilizzabile da chiunque.

Sì, certo, i tempi sono maturi; forse urgenti. Più che altro è evidente l’ineluttabilità di ristabilire un primato tecnologico che oggi è nei fatti, ma non nella menti degli acquirenti. Quantomeno non tanto quanto vorrebbe il brand. Dare vita a una nuova generazione di prodotti ineguagliabile è la vera spinta innovativa di Samsung. E non si faranno certo attendere i risultati. Un’azienda leader può stare alla finestra per un po’ a guardare cosa succede e come si comportano i competitor, poi però ciò che la qualifica è come risponde. E, per contro, come a loro volta si organizzano i competitor. Questo è il ciclo virtuoso del mercato che ha sempre profuso un’immensa quantità di tecnologia avveniristica a bordo
dei dispositivi mobili.

Le prime risposte su questi temi arriveranno nelle prossime settimane con il lancio del Galaxy Note 10 (nome in codice Crown), forse sarà possibile intuire come si sta muovendo dietro le quinte Samsung. C’è chi promette grandi debutti al Ces 2019 di Las Vegas. Ma la resa dei conti sarà tra Barcellona e primavera: arriveranno i display flessibili? Sarà giunto il momento di questo grande rilancio tecnico e di branding? Samsung tornerà davvero a stupirci? Chi vi scrive è pronto a scommettere di sì, perché altre strade per riprendersi la corona non ce ne sono.

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