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La notizia è apparsa su Bloomberg e poi ha preso vento: Mario Draghi ha abbandonato il progetto sostenuto da Conte per creare un’unica rete nazionale in fibra controllata da Telecom Italia Spa. L’obiettivo perseguito dal precedente Governo verteva sul tentativo di aumentare la concorrenza tra i provider e affidarsi a una serie più ampia di tecnologie, compresi i servizi 5G.

Il progetto di “rete unica” del governo per migliorare i servizi digitali del Paese sarà quindi strutturato su una serie di gare d’appalto in più aree con un approccio tale da garantire l’accesso all’ingrosso a terzi, ha spiegato Vittorio Colao in un webinar. Il piano di ripresa che si sta implementando in Italia stanzia circa 6,7 ​​miliardi di euro per aumentare gli investimenti nella banda larga ultra veloce. Si persegue l’obiettivo di raggiungere la totale copertura del territorio.

Questo avverrà seguendo la richiesta fatta pervenire al Governo dalla UE con cui è stata sollevata la questione di promuovere la concorrenza anche come viatico per accedere ai fondi stanziati al livello europeo. Il Governo Draghi ha dunque optato per non sostenere ulteriormente il piano di Telecom Italia che puntava a combinare gli asset di rete con quelli della rivale Open Fiber SpA. Questa era la strada abbozzata dall’ex premier Conte, tuttavia generava una situazione tale per cui Telecom Italia avrebbe mantenuto il controllo totale del combinato disposto.

Ampliando lo scenario, il Governo Draghi sta agendo con l’intenzione di bloccare qualsiasi tipo di progetto che potrebbe invertire il processo ventennale di deregolamentazione. L’unificazione delle reti avrebbe permesso a Telecom Italia di ridurre il ruolo e la portata di un concorrente diretto, per quanto Open Fiber sia controllata dallo Stato (di recente la “Cassa depositi e prestiti” ha ottenuto il controllo di Open Fiber acquistando un ulteriore 10% da Enel). Il piano del Governo, in ultima analisi, contrasta con il ritorno a una sorta di monopolio nella connettività convergente fissa e mobile.

Un duro colpo alle quotazioni di Telecom Italia

L’importanza e il peso delle scelte strategiche di Draghi si è chiaramente riflesso nella quotazione di Telecom Italia. La notizia dello stop alla rete unica è stata data il 6 maggio: la quotazione è crollata fino al 10%, raggiungendo un valore ormai stabile dei 0,42 euro (era a 0,46 euro). Questo perché è sfumata o quasi l’idea di fondere la rete FiberCop (la società che ha in gestione l’infrastruttura di Telecom italia) con Open Fiber. E tutto ciò va a detrimento della forza effettiva del gestore nel mercato della connettività broadband, che sarà sempre più sfidante con l’arrivo di incomer “pesanti”. Tra cui la già affermata Sky o l’imminente debutto di Iliad nella fibra ottica.

La replica di Tim

Sempre nella giornata del 6 maggio, dopo il crollo in borsa, Tim ha pubblicato una nota stampa ufficiale a dir poco affilata. Eccola nella sua forma integrale:

In merito alle indiscrezioni di stampa circolate nella giornata odierna, che hanno determinato un impatto negativo sull’andamento del titolo in Borsa, TIM comunica che presenterà un esposto alla Consob a tutela della società e dei suoi azionisti.

TIM evidenzia che risultano del tutto inappropriate e prive di riscontri oggettivi le interpretazioni, riportate dagli organi di stampa, relative ai contenuti del PNRR che ha come scopo la digitalizzazione del Paese e il completamento delle reti nelle aree in cui gli investimenti privati non sono sufficienti.

Non si comprende, infatti, la relazione tra il suddetto Piano e possibili aggregazioni delle società oggi operanti nel settore, atteso che, come più volte ricordato anche da rappresentanti di Governo, tali aggregazioni rientrano tra le operazioni di mercato rimesse esclusivamente alla volontà delle società coinvolte e dei loro soci.

La posizione di Colao e il ruolo dello Stato

Come detto, il Ministro dell’Innovazione Vittorio Colao ha descritto la sua posizione in un meeting virtuale raccolto dal quotidiano La Repubblica. Colao ha precisato che il Governo è impegnato a garantire “equità di accesso a connessioni Internet veloci e concorrenza leale e aperta”. Lo Stato dovrebbe essere “un arbitro piuttosto che un giocatore” nel processo, ha spiegato.

Il Governo Draghi vuole adottare un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico, che comprenda la distribuzione della fibra, l’accesso wireless fisso (Fwa) e il 5G. Anche perché solo attraverso questo sapiente mix di infrastrutture si può diffondere Internet nelle aree rurali, laddove cioè il Governo vuole incoraggiare e sostenere la diffusione della connettività come asset strategico di rilancio del Paese.