xiaomi
pioneerdj

Abbiamo iniziato a usare Xiaomi 11T Pro durante gli eventi del Fuorisalone 2021 a Milano e non ci siamo più fermati. Sì, certo, i precedenti Mi 11 ci erano piaciuti e non poco. Ma l’11T Pro, secondo chi vi scrive, vanta una maturità e una completezza superiori. E, infatti, l’ha eletto a primo dispositivo sia per il lavoro sia per la sfera privata.

Che ci sia piaciuto, nonostante questa recensione si propone più di raccogliere le prime impressioni dopo una settimana che a essere esaustiva (per esempio, la recensione definitiva la scriveremo dopo avere ricevuto il primo sostanziale aggiornamento del software). Allo stato attuale l’11T Pro che stiamo usando ha Miui 12.5 nella release 12.5.4.0 stabile, basata su Android 11 e patch di sicurezza con firma 2021-07-01. Il modello è la variante da 8+256 GB che è proposta al prezzo nominale di 699 euro, quindi permea nella fascia medio/alta e flagship dell’attuale offerta di Xiaomi.

Peraltro si noti che il Xiaomi 11T Pro è il primo a “perdere” ufficialmente la dicitura Mi, seguendo la nuova strategia di branding del colosso cinesa che ha rapidamente scalato le classifiche in Europa e in Italia. Allo stato attuale, Xiaomi si presenta con il proprio brand, insieme con Redmi e Poco. Xiaomi 11T Pro è il flagship per la seconda parte dell’anno, come ha spiegato Davide Lunardelli, head of marketing del branch italiano dell’azienda. Il quale svela anche il significato di un nome così composito: “11” indica la base di riferimento, ossia l’attuale generazione di top di gamma di Xiaomi per mantenere il family feeling; “T” simboleggia la tecnologia innovativa profusa in questo modello, in cui spicca per la prima volta la ricarica rapida a 120 watt; Pro, va da sé, perché è il modello di fascia alta.

HyperCharge: 120 watt per 17 minuti di ricarica completa

Dato che T sta per eccellenza tecnologica, la funzione che più di tutte rappresenta questo primato è la ricarica HyperCharge a 120 watt. Una soluzione che si affida a un generoso alimentatore, tale da riuscire a ricaricare persino un notebook (abbiamo provato sia con un Macbook Air M1 sia con un Honor Magicbook da 14″), che ha ingombri maggiori rispetto a quelli finora visti. È persino più grande dei modelli a 66 watt di circa il 40% come ingombro complessivo. Lo diciamo per dovere di cronaca, ma tutto qui, perché i vantaggi che comporta poter disporre dei 120 watt sono riassumibili in questo risultato: in meno di 15 minuti siamo passati dal 10% di batteria all 100%.

Per supportare una simile potenza è indispensabile l’alimentatore ufficiale di Xiaomi, opportunamente studiato con sensori e soluzioni per evitare surriscaldamenti anche rispetto allo smartphone (sono 34 i sensori e le tecnologie di sicurezza integrate nell’alimentatore e nel device). A sua volta, la batteria da 5.000 mAh presente nello Xiaomi 11T Pro è suddivisa in quattro moduli da 30 watt accoppiate secondo lo schema 2×2. Questo permette di ricaricare in parallelo due celle da 60 watt, ciascuna suddivisa in due unità con flusso dedicato da 30 watt. Questo produce il doppio risultato di accelerare al massimo la ricarica, di tenere sotto controllo temperature e tensioni e di massimizzare la potenza complessiva. Facendo i conti, si ricaricano due batterie da 2.500 mAh, ciascuna suddivisa in celle da 1.250 mAh. Il controllo avviene su ciascuno dei quattro componenti. E, ancora più interessante, la ricarica rapida opera fino alla temperatura inferiore di -10°, solo riducendo progressivamente il flusso fino a 12 watt.

Infine, questa architettura della batteria permette di usare anche altri alimentatori. Abbiamo provato con modelli a ricarica rapida da 60 watt circa e 30 watt. Se si rispettano i moltiplicatori giusti (15, 20, 30, 60 e 90 watt, per esempio), non si incappa in rischi. Ci sentiamo di suggerirvi di non superare i 120 watt in ogni caso; con alimentatori “rapidi” di terze parti, invece, per andare sul sicuro vi suggeriamo di non eccedere oltre i 60 watt.

Il vantaggio dell’HyperCharge è rappresentato dal ridurre al massimo le latenze di caricamento. Come detto, in 15 minuti si passa dal 10% al 100%. Dall’11T Pro completamente scarico fino al 100% abbiamo impiegato circa 23 minuti. Dal 50% al 100% siamo nell’ordine dei sette minuti. In generale, lasciando collegato lo Xiaomi 11T Pro al suo potente alimentatore da 120 watt nell’arco di dieci minuti avrete sufficiente autonomia residua per superare ampiamente le successive 24 ore.

Anche perché la batteria da 5.000 mAh abbinata al Qualcomm Snapdragon 888 e ai sistemi di ottimizzazione dei consumi di Xiaomi permette di arrivare tranquillamente a fine giornata lavorativa senza rinunciare ad alcuna funzione o soluzione di connettività. L’autonomia è uno dei punti di forza dell’11T Pro.

Il tutto con un suggello: la HyperCharge non stressa la batteria. La ricarica rapida opera a pieno fino a circa all’80% della batteria, poi decresce per mantenerne invariata l’efficienza nel tempo. Secondo Xiaomi sono assicurati oltre 800 cicli di ricarica completa a massima potenza senza incappare in una perdita di efficacia di accumulo.

Xiaomi 11T Pro, il display è piatto

Che l’HyperCharge ci abbia convinto, va da sé. Ma ci ha convinto anche lo schermo finalmente piatto, a differenza della gamma Mi 11. Chi vi scrive lo preferisce per ergonomia e resa visiva. E il pannello Amoled dell’11T Pro è preciso nella riproduzione dei colori tanto per le esigenze multimediali, quanto per quelle di produttività.

Xiaomi ci ha spiegato che lo schermo da 6,67″ vanta un DeltaE<0,41, che lo rende preciso anche a livello possibilmente oggettivo rispetto allo spazio di colori di riferimento. Nelle impostazioni di equalizzazione dello schermo consigliamo di lasciare invariata la modalità Vivido per trarre il massimo beneficio dalle doti dello schermo; se siete più esigenti e preferite che il display si adatti un gamut specifico (P3, sRGB oppure originale) scegliete Impsotazioni Avanzate ma ricordate di configurare opportunamente i profili per il massimo realismo.

Senza eccedere in questi dettagli, lo schermo con risoluzione di 2.400×1.080 pixel (FHD+, 20:9) e profondità di colore di 10 bit ci ha conquistato nel gaming, nella visualizzazione dello streaming video e nelle classiche operazioni di lavoro. Il fatto di essere piatto migliora comfort ed ergonomia, soprattutto durante la digitazione sulla tastiera virtuale. La fotocamera per i selfie è posizionata in alto al centro nell’apposito foro, mentre i bordi sono ridotti al minimo. A ciò si aggiunga la luminosità massima di 1.000 nits (800 nits come tipica) e il refresh verticale a 120 Hz per comprende non solo perché il display vanta la certificazione Hdr10+ ma anche perché DisplayMate lo abbia fregiato della valutazione A+ (la maggiore per i pannelli dedicati ai device portatili).

L’ottima resa grafica dello schermo non è solo frutto delle scelte costruttive dell’Amoled, che per la cronaca è di tipo E4 (tipicamente sinonimo di accuratezza dei colori, neri profondi e consumi limitati). Ma anche del motore geometrico integrato da Xiaomi che enfatizza la riproduzione dei contenuti e trae il massimo giovamento dallo schermo. Schermo a sua volta protetto dalla lastra Corning Gorilla Glass Victus.

E proprio questa protezione vogliamo sottolineare, perché abbiamo sottoposto lo Xiaomi 11T Pro a diversi test d’uso “normale”, per esempio in tasca con le chiavi o appoggiato con ben poca cura sulle superfici e così via. Lo schermo non mostra alcun segno fastidioso né sfrisature.

Sotto al pannello di 11T Pro

Lo schermo esalta le doti dell’11T Pro che può vantare un hardware di ottimo livello. Riassumiamo la configurazione anche se l’abbiamo già citata: Qualcomm Snapdragon 888 assistito da 8 GB di Ram Lpddr5 e 256 GB di storage Ufs 3.1. Il SoC 888 è abbinato a una generosa camera di vapore per dissipare il calore prodotto a pieno carico.

Al tatto questa soluzione, più grande rispetto ai sistemi di cooling finora usati da Xiaomi, è ben calibrata perché anche sollecitando al massimo lo Snapdragon 888 avverte un surriscaldamento sulla scocca posteriore del tutto sopportabile e non fastidioso.

Questa configurazione, e con la release primaria del software presente sullo smartphone, ha permesso allo Xiaomi 11T Pro di ottenere i seguenti risultati nei benchmark:

Geekbench single-core: 778
Geekbench multi-core: 2.988
Geekbench compute: 4.753
Antutu: 578.345

Sono tutti risultati di fascia alta, in linea con la dotazione da flagship dell’11T Pro. Ma ci aspettiamo che i punteggi siano destinati a migliorare ancora con gli aggiornamenti della Miui a versioni più definitive.

Intanto, l’interfaccia di Xiaomi scorre veloce e reattiva sotto le dita dello schermo a 120 Hz (480 Hz di touch sampling rate, perfetto per il gaming). L’aspetto estetico dell’ambiente del brand conferma le sue doti di “purezza” rispetto ai menu di Android e di interventi sapienti e studiati per semplificare l’accesso alle funzioni. Si può personalizzare a fondo, anche grazie ai numerosi temi disponibili dallo store, e non è invasiva.

La Miui piace, è forse un po’ consumer, ma comunque è elegante e semplice da usare. In più, permette di sfruttare al massimo le eccellenti doti telefoniche dell’11T Pro. Che è anche un ottimo telefono: la stabilità della linea e le conversazioni sono state sempre ben definite e soddisfacenti. Non manca il reparto dual Sim e la connettività 5G è risultata affidabile, nonostante la copertura a macchia di leopardo.

Ma laddove Xiaomi ha compiuto un vero capolavoro con 11T Pro è sul fronte audio. Ok, il brand ci tiene a sottolineare che gli speaker stereo integrati sono stati equalizzati insieme con Harman Kardon. E infatti sono potenti e piuttosto ben definiti. Ma è il dac con supporto Dolby Atmos, quindi con resa acustica configurabile, che ci ha impressionato per qualità musicale e per l’arricchimento che produce nella riproduzione audio. Ascoltare le playlist con l’11T Pro è pura soddisfazione, soprattutto in abbinamento con auricolari Bluetooth che supportano la musica in alta qualità.

Xiaomi 11T Pro: non c’è solo il sensore a 108 Mpixel

La scocca dell’11T Pro con lo schermo piatto ha un design differente dagli altri “11” di Xiaomi. Intanto il tasto di accensione/spegnimento integra il sensore biometrico per l’impronta digitale. Comodo ma fin troppo sensibile: attenzione a non toccarlo con le altre dita, altrimenti vi troverete a digitare il codice di sblocco per eccesso di tentativi. Non mancano il riconoscimento del volto e la possibilità di spostare i contenuti privati in una zona di memoria protetta. La scocca non è certificata con indici IP.

Sul retro si riconosce il generoso modulo fotografico che sfoggia un design nuovo, evoluzione di quanto visto finora. Secondo i portavoce di Xiaomi, l’11T Pro è riassume quanto di meglio proposto dal brand in termini di scatti e video.

Iniziamo dallo schema imaging presente:

  • sensore principale wide da 108 Mpixel, f/1.75, 26 mm, lenti 7P, binning 9 in 1 (risoluzione effettiva 12 Mpixel), stabilizzatore ottico (Ois), autofocus a rilevamento di fase (Pdaf);
  • ultra wide angle da 8 Mpixel, f/2.2, angolo di campo di 120°;
  • teleobiettivo da 5 Mpixel, f/2.4, zoom ottico 2x, opera anche in macro con distanza tra 3 e 7 centimetri (tipicamente 4 cm nelle nostre prove).

Il sensore principale gira video in 8K a 30 fps; 4K a 30 e 60 fps; 1080p a 30 e 60 fps. C’è anche la modalità ultra stabilizzata, che funziona a 1080p e riduce di circa il 10% l’area inquadrata per operare con la parte centrale del sensore e compensare i movimenti.

La sezione cinematografica è quella su cui Xiaomi si è concentrata maggiormente aggiungendo tantissimi effetti presi da film celebri, come per esempio l’inquadratura con i modi paralleli sopra e sotto oppure l’effetto zoom opposto (lo sfondo che si allontana) o ancora il “freeze” in vari scenari.

La registrazione video con l’11T Pro non è solo di ottima qualità (si può già registrare in Hdr) ma è anche ricca di stimoli creativi che estendono e perfezionano quanto già sperimentato sul Mi 11. Le funzioni creative appaiono più mature, più semplici da usare grazie ai tutorial e più efficaci nel loro complesso. Tutte queste funzioni di trovano nella schermata Altro nell’app di scatto.

Dal punto di vista foto e video, l’11T Pro conferma la crescita di Xiaomi. Quanto detto sul video, è applicabile anche in ambito fotografico. Gli scatti sono sempre ben definiti, con i dettagli incisi e colori tendenzialmente fedeli.

L’intelligenza artificiale non è mai apparsa invasiva in condizioni di buona o eccellente luminosità ambientale. Certo, tende a saturare ed esasperare ma dal punto di vista visivo, per quanto si ceda in realismo, si guadagna in appariscenza visiva.

L’IA eccede un po’ di notte, “aprendo” tanto le foto e amplificando le luci. Così facendo si ottengono scatti ricchissimi di dettagli e molto precisi per le varie fonti luminose, ma poco realistici se confrontati con l’immagine reale visibile agli occhi. L’effetto “wow” è garantito ma chi cerca una maggiore aderenza alla situazione effettiva è bene che negli scatti notturni o con poca luce si affidi alla modalità Pro (totalmente manuale) o quantomeno disattivi la IA. Invece non va mai tolto l’Hdr automatico: è fondamentale per i chiaroscuri.

A parte queste considerazioni più pratiche, l’11T Pro scatta bene e si trova a suo agio in tutte le situazioni. Lo dimostrano le foto che abbiamo fatto e che faremo con la versione più aggiornata del software. Ma già allo stato attuale, scattare con l’11T Pro è un vero divertimento e i risultati sono egregi.

Galleria fotografica Xiaomi 11T Pro

Ottiche 0,5x, 1x e 2x

Foto in notturna