sonos roam review
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La traduzione in italiano di Roam è vagare, con varianti come girovagare ed errare. Ebbene, più di tanti concetti queste parole sintetizzano la filosofia del nuovo smart speaker super portatile di Sonos. Roam è, lasciatecelo dire, “gioia” fin dal primo istante. Piccolo, compatto, leggero: 168x62x60 mm per 430 grammi. Roam è alto leggermente più di un Samsung Galaxy S21+ 5G o di un Apple iPhone 12 Pro Max, con una forma triangolare dagli angoli smussati e arrotondati la cui circonferenza ideale è di poco superiore a quella del tubo di Ringo. Solo alto la metà. Questo per farvi capire quanto sia comodo portarselo sempre appresso: in borsa, nella tasca della giacca, persino in mano restituisce sensazioni a dir poco positive.

Perché Sonos ha voluto rendere così trasportabile il Roam (179 euro) al fine di permettere a chiunque di avere musica di alta qualità, ovunque ci si trovi e con una resistenza superiore alla media. Il tutto condito da un’estrema facilità di utilizzo. Intanto, vi lasciamo al nostro unboxing nel quale vi spieghiamo tutte le caratteristiche di questo eccellente smart speaker.

Sonos Roam: la nostra review

La configurazione prevede che sia installata l’app Sonos e che sia Wi-Fi sia Bluetooth siano operativi. Sì, perché Roam può girovagare dall’uno all’altro per non interrompere la riproduzione musicale sia che ci si trovi all’interno delle mura domestiche (dove userà la Wi-F) sia all’aperto, mentre ci si muove, in outdoor, dove prevarrà il Bluetooth.

Il cambio di wireless è automatico e indolore: nei nostri test è avvenuto praticamente senza alcuna interruzione. Nella fase di configurazione, invece, le due tecnologie devono essere attive per perfezionare l’abbinamento tra Roam e app. Così facendo, Roam entra nell’ecosistema di speaker già installati con l’applicazione.

Nel nostro caso l’abbiamo usato insieme con Sonos Arc e Beam. È sufficiente avvicinarsi con il Roam a un altro speaker configurato nella medesima app e rete, tenere premuto il tasto play di Roam e trasferire la musica all’altro altoparlante. Cosa interessante, il contenuto rimane disponibile su Roam e quindi si è attivato di fatto un sistema multi-speaker in una manciata di secondi. Sonos chiama questa tecnologia con il nome di Swap e la genialità è che avviene in entrambe le direzione, da e verso Roam, così che, ancora una volta, il protagonista di questa recensione è un satellite musicale molto versatile.

Solo uno speaker? No, Sonos Roam

La versatilità è data dalle funzioni, come visto, ma anche dalle scelte costruttive di Roam. Lo smart speaker è realizzato in plastica di ottima qualità. La forma a triangolo permette di definire come appoggiarlo: in verticale con i tasti verso l’alto (la base accetta invece ricariche wireless di tipo Qi), in orizzontale con i piedini posti in modo che la griglia con la scritta Sonos sia rivolta verso l’utente. Sul dorso si trovano la porta Usb-C per la ricarica e il tasto di configurazione (che si tocca per completare la configurazione con l’app).

A seconda di come lo disponete e a seconda dell’ambiente, Roam offre il meglio di sè perché si affida all’ottimizzazione automatica Trueplay, che adatta l’acustica in base alla situazione effettiva in cui si sta riproducendo la musica. Abbiamo già testato questa tecnologia con Arc e Beam, solo con alcune differenze. Nel primo caso il Trueplay si attiva per configurare la soundbar all’atto dell’installazione nell’ambiente. Con Beam è usata più spesso perché quando si sposta il voluminoso e potente speaker la Trueplay riconfigura l’equalizzazione per adattarsi all’ambiente.

Con Roam si raggiungono livelli ancora più estremi perché il Trueplay entra in funzione ogni volta che si accende lo speaker e si inizia la riproduzione, ma anche quando lo si sposta e ci si muove perché l’obiettivo perseguito è unico: garantire la migliore resa acustica.

Sonos Roam: la nostra “sound quality review”

E Sonos centra perfettamente questo obiettivo. Nonostante le dimensioni, Roam restituisce un audio sempre preciso, con i vocali ben incisi e un sonoro caleidoscopico, senza particolari tendenze a sovra eccitare alcune frequenze. Il semplice equalizzatore attivabile via app permette di variare l’incidenza di alti e basi, oltre ad attivare la loudness. Inoltre, si può regolare anche l’equalizzazione di riproduzione specifica del dispositivo utilizzato. Per la cronaca, Sonos Roam in virtù del Bluetooth può anche essere utilizzato via Spotify come tradizionale speaker esterno.

L’audio ci è piaciuto: pasta e texture di prima qualità, ben riprodotte in modo croccante e senza distorsioni. Questo sia che si passi da “Stairway to heaven” degli Heart (Live con coro) a Shot in The Dark degli AC/DC, passando dal gospel Bridge Over Troubled Water di Simon & Garfunkel (la parte finale con la cacofonia di strumenti stupisce, perché su ben pochi altri speaker di simili dimensioni è possibile ascoltarla in modo adeguato e, spesso, si finisce in un impasto sonoro senza forma), fino all’Inverno di Vivaldi secondo il Silverwood Quartet (che “spinge” su tutte le sonorità alte, medie e basse).

Lo smart speaker pronto a tutto (o quasi)

La versatilità è il punto di svolta del Roam perché la soddisfazione sonora si raggiunge tanto al chiuso quanto all’aperto. Non a casola scocca è certificata IP67, quindi resistente all’intrusione di sporco, detriti, polvere e acqua (dolce). Meglio non sottoporre il Roam a getti d’acqua, per quanto dolce, diretti e troppo potenti così come al contatto con saponi (bagnoschiuma, shampoo e così via) qualora lo vogliate tenere in doccia perché le giunture necessarie per guadagnare la IP67 non prevedono che le guarnizioni entrino in contatto con elementi chimici che vanno a ridurre se non azzerare la certificazione dell’intrusione da acqua.

L’IP67 è adeguata per il Roam per supportare qualsiasi evenienza nell’uso outdoor, ulteriore dimostrazione della versatilità dello speaker. Che se appoggiato in casa sfrutta l’effetto “grancassa” di mobili, ripiani e scrivanie, mentre all’aperto restituisce un suono con sfumature diverse a seconda della superficie (per esempio, schietto se appoggiato alle piastrelle, caldo sul terreno, amplificato sul cemento).

Questo se appoggiate il Roam in senso orizzontale sfruttando i quattro piedini di silicone su un lato. In orizzontale, invece, potete valutare nel pieno potenziale la struttura audio che si affida a due amplificatori digitali che comandano un tweeter (inferiore rispetto alla scritta Sonos) e un mid-subwoofer (nei pressi della scritta). Mentre nella zona superiore dei comandi c’è il microfono per la sezione smart, così da usare l’assistente vocale configurato nella app (Alexa o Google Assistant).

Essendo portatile, il Roam è dotato di batteria. A livello nominale Sonos dice che l’autonomia è di 10 ore. Nelle nostre prove abbiamo superato ampiamente le nove ore, poi tutto dipende dal volume d’ascolto e dalla tecnologia wireless impiegata. Certo, poterlo appoggiare a una base Qi e ricarcarlo wireless mentre si ascolta è ulteriore conferma della duttilità di questo riuscitissimo speaker portatile.

Valutazione
Sonos Roam: 179 euro