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Audeze

La nostra recensione di fatto prende le fila dall’approfondita anteprima che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi. Andiamo dunque a completare le informazioni con le nostre impressioni d’uso, ma anche a entrare nel dettaglio di alcune novità specifiche del Find X3 Pro e a pubblicare i benchmark. Ve lo diciamo subito: il nuovo flagship di Oppo ci è piaciuto fin dal primo momento. Come vi abbiamo già testimoniato in questo nostro primo approfondimento e come vi raccontiamo nel video qui di seguito. Find X3 Pro non solo ha mantenuto alta la soddisfazione d’utilizzo nel corso del tempo: è diventato il nostro smartphone di riferimento per il lavoro e il tempo libero.

BEST-FOR-IGIZMO

Il motivo? Semplice, più semplice di quanto si pensi: è leggero ed è completo. Una combinazione che incide su diversi attributi: il comfort, le prestazioni, la qualità fotografica, la resa multimediale, l’autonomia, l’estetica e la produttività. Oppo Find X3 Pro è il più equilibrato smartphone Android di questo inizio anno, perché sintetizza design e prestazioni, autonomia e imaging. Vi leggiamo nella mente: il prezzo? 1.149,99 euro. Che poi l’azienda sostiene anche con bundle promozionali. Come detto più volte su questo sito, non apprezziamo l’utilizzo dei termini come “troppo”, “alto” e così via. Ogni brand è libero di posizionare il proprio prodotto come preferisce, eventualmente aggiustando nel corso del tempo il prezzo oppure incentivando con promo e corredi più o meno ricchi. Noi siamo per “leggere” il prezzo come una delle caratteristiche del telefono: la porta d’ingresso per accedere a un prodotto che giustifica questo investimento. E, per la nostra esperienza, il Find X3 Pro giustifica il prezzo proposto da Oppo, perché soddisfa nell’utilizzo in ogni contesto.

Il miliardo di colori al servizio della fotografia

Nel primo approfondimento sul Find X3 Pro abbiamo descritto con dovizia di particolari il sofisticato impianto fotografico sviluppato da Oppo. È basato su una coppia identica, per uniformare la calibrazione del colore, di sensori Sony Imx 766 che Oppo ha confermato essere stato accuratamente ottimizzato e sviluppato pressoché ad hoc come frutto della collaborazione tra le due aziende. E il brand cinese riesce a trarre il massimo beneficio e risultato dal sensore giapponese.

Partiamo dai punti fermi. Lo schema imaging dell’X3 Pro (a compendio di quanto già approfondito qui):

  • sensore principale (in basso) grandangolare Sony Imx 766 (1/1,56″, 1 µm) da 50 Mpixel, f/1.8, stabilizzazione ottica, lunghezza focale equivalente 24 mm, messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf) sul 100% della superficie del sensore con modalità dual pixel, raggruppamento quad binning con schema 2×2;
  • sensore ultra wide angle (in alto) Sony Imx 766, f/2.2, lunghezza focale equivalente 15 mm, angolo di campo di 110°, messa a fuoco Pdaf dual pixel;
  • telobiettivo (in basso, piccolo) da 13 Mpixel, f/2.4, lunghezza focale equivalente 52 mm, Pdaf, zoom ottico effettivo circa 2x, ibrido 5, digitale 20x;
  • obiettivo macro da 3 Mpixel, f/3, lunghezza focale equivalente 15 mm e capacità di scattare foto con ingrandimenti fino a 60x; lo si riconosce perché è quello grande posto all’estrema sinistra e contornato dal ring light per quando si usa in modalità microscopio (una delle killer application del Pro).

Il Sony Imx 766 è più luminoso e più efficiente del diffusissimo Imx 586. Nell’implementazione software attuata da Oppo restituisce scatti di altissima qualità per texture, nitidezza, fedeltà dei colori e precisione dei dettagli. Piace fin da subito. Soprattutto il fatto che sia replicato tra obiettivo principale e ultra-grandangolare è geniale: passando dall’una all’altra modalità (0,6x) si ottengono i medesimi colori in virtù dell’equalizzazione coerente fatta da Oppo a livello software. Si eliminano dunque le differenze cromatiche, sovente tanto evidenti da essere fastidiose, che si notano su altri smartphone con sensori differenti.

I vantaggi della coerenza cromatica nelle due modalità apre le porte a risultati fotografici di altissimo profilo. Soprattutto in condizioni di scarsa o bassa luminosità, perché le tonalità sono perfettamente allineate. La soluzione proposta da Oppo, nella sua apparente semplicità, è di fatto quella ottimale per sostenere il discorso fondante del Find X3 Pro: la fedeltà e l’ampia varietà di colori con il concetto di “miliardi di colori”. Declinato nella capacità di scattare foto a 10 bit sia con i due sensori identici, sia con il tele-obiettivo (quando si passa a questa ottica facendo lo zoom i colori sono meno uniformi rispetto agli altri due obiettivi e si nota un contrasto superiore).

Mettiamo in ordine le cose. Innanzi tutto l’impianto fotografico del Find X3 Pro è innovativo per la soluzione di due sensori gemelli. Perde, rispetto all’X2 Pro, il teleobiettivo periscopico e ne adotta uno tradizionale. Guadagna un sensore macro che permette di scattare dettagli microscopici e consente di incrementare gli stimoli creativi e trovare nuovi spunti fotografici. I tre sensori principale, ultra grandangolare e teleobiettivo sono a 10 bit, quindi capaci di scattare memorizzando 1 miliardi di colori; così come il display è a 10 bit e visualizza le medesime informazioni di 1 miliardo di colori.

Perché 1 miliardo di colori? Perché ogni canale RGB (rosso, verde e blu) è gestito con definzione a 10 bit. Il calcolo è banale: 2^10×2^10×2^10=1.073.741.824 sfumature di colore. Fin qui il concetto di miliardo.

Poi abbiamo detto che il principale è grandangolare e il secondario è ultra-grandangolare: infatti l’angolo di campo del primo è di circa 84° e quello del secondo di 110°. I risultati in entrambi i casi sono egregi, perché non si nota effetto “a botte” e le zone laterali sono dritte e ben uniformate al resto della foto. Sull’ultra-grandagolare Oppo ha operato a livello software per massimizzare il risultato. Ma in virtù della nostra esperienza l’intervento è stato probabilmente anche a livello hardware. Si evince dal fatto che l’angolo di campo dell’ultra wide angle è “solo” di 110° e le foto scattate dai due sensori differiscono non in modo così accentuato. In fondo si guadagnano 26° di angolo. Dato che l’ultra wide angle non dispone di Ois (stabilizzatore ottico), la scelta del brand è furba e funzionale: limitare il Fov a 110° così che il fascio luminoso colpisca solo la superficie “centrale” del grande sensore per mantenere alta la qualità, compensare eventuali movimenti ed evitare distorsioni. Il risultato fotografico eccellente fa dimenticare che la foto è “solo” a 110 gradi.

Dunque i 10 bit, ancora una volta, sono funzionali per aumentare l’esperienza imaging e video in fase di scatto e visualizzazione. Non sono però attivati come impostazione predefinita. Bisogna agire dalle impostazioni sia della fotocamera sia (in parte) del display.

I 10 bit: significato, uso e potenzialità

Come suddetto, ogni canale di colore RGB registra informazioni a 10 bit quando si scatta una foto o si gira un video. Sì, ma solo se nelle Impostazioni dell’app di scatto si attiva la modalità “Colore a 10 bit” che si applica in modalità Foto e Notte. I file a questo punto sono salvati nel formato Heif e quindi i 10 bit sono sfruttati al massimo con un hardware e un software compatibile sia con il tipo del file, sia con la profondità di colore a 10 bit.

Ovviamente, essendo il display del Find X3 Pro nativo a 10 bit le immagini così ottenute sono mostrate nel loro massimo splendore. Ma anche qui, per ottenere la migliore resa è bene organizzare opportunamente le opzioni. La possibilità offerte da Oppo per ottimizzare la visualizzazione dei contenuti sono tante. In “Impostazioni/Schermo e luminosità” per trarre il massimo dal pannello Amoled Ltpo (a consumo ridotto del 10/15% e con un tempo di risposta superiore rispetto agli Oled/Amoled standard) da 6,7″ vi consigliamo di attivare il Motore 01 Ultra Vision con l’opzione “Miglioramento colori video”, quindi nella “Modalità colore dello schermo” scegliere Vivace e, infine, in Altro impostare il refresh verticale su 120 Hz (Alta) e la risoluzione su QHD+ (3.216×1.440 pixel). In sostanza, sfrutare al massimo le doti grafiche dello schermo.

Vi abbiamo peraltro già proposto le caratteristiche di base del display a un miliardo di colori (10 bit su tre canali RGB), che completiamo precisando che la densità è pari a 525 ppi, il contrasto 5.000.000:1 (ottimo, anche in virtù della tecnologia Amoled), luminosità massima di 1.300 nit che si raggiunge riproducendo contenuti in Hdr oppure in condizioni di elevata luminosità ambientale, per esempio quando esposto al sole, e per tutte queste caratteristiche esibisce la dicitura Hdr10+.

Oppo ha scelto un pannello egregiamente calibrato per assicurare una resa visiva senza compromessi con qualsiasi contenuti. Non a caso lo schermo reca la certificazione DisplayMate A+ n virtù dell’accuratezza e della fedeltà dei colori (0,4 Jncd) e per la resa visiva definita in ogni ambito “eccellente” e “outstanding” (eccezionale).

Dunque la catena dei 10 bit parte dalle fotocamere e approda sul display scelto e qualificato appositamente per regalare soddisfazioni visive e mantenere invariata al filiera di gestione dei contenuti creati a 10 bit. Oppo la definisce “Full path 10 bit colour management system”.

Questo perché il file è anche gestito per non ridurre e limitare la resa grafica. Anzi, codificando e salvando le foto in Heif la garanzia è che finché sono sullo smartphone la loro qualità sarà preservata. E poi?

I 10 bit si perdono nel momento in cui condividete le foto via Whatsapp, sui social e con i sistemi di messaggistica che attuano una loro conversione e compressione del file. La foto a 10 bit condivisa via chat con l’amico obbligherà quest’ultimo a ricevere un jpeg di ottima qualità ma senza la profondità di colore nativa. Il che equivale a ricevere uno scatto compresso e con una resa grafica inferiore, per quanto più che ottima.

L’unico modo per preservare i 10 bit è inviare i file Heif originali via mail o comprimendoli o salvandoli sui cloud che non cambiano il tipo di formato. E poi visualizzarli con apposite applicazioni che sfruttano tutte le informazioni dei tre canali di colore a 10 bit: per esempio Gimp, Photoshop e così via. Non solo, dovrete anche avere un monitor o un Tv a 10 bit, altrimenti saranno solo approssimati. A conti fatti, anche sul pc i 10 bit si perdono perché i software disponibili ancora non li supportano così come impostati da Oppo. Dunque bisognerà attendere update effettivi.

Si noti come a 10 bit le sfumature siano più omogenee soprattutto nei pressi della foglia in alto: il passaggio di gradazione è più realistico e meno marcato

Questo per dire che l’Oppo Find X3 Pro è un prodotto completo e omogeneo nella produzione e visualizzazione dei contenuti a 10 bit. Ma una volta che ci si sposta verso l’esterno, per mantenere la coerenza visiva servono opportune configurazioni che oggi non sono ancora disponibili. Dunque i 10 bit rimangono un’architettura endogena ma ancora difficilmente sfruttabile fuori da ColorOS. In ogni caso, a prescindere dai bit, che vi abbiamo spiegato nei dettagli per correttezza informativa, le foto dell’X3 Pro sono superlative.

Ci spingiamo un po’ oltre: sono per qualità e resa nella top 3 tra gli smartphone flagship proposti negli ultimi 6/8 mesi.

Ma non è tuto oro quello che luccica. Perché per quanto la resa fotografica sia eccellente, che poi è la sintesi e il succo del concetto di “billion color” con cui Oppo mira a fare la differenza, non passa inosservata la mancanza di un sensore di profondità o ToF, per quanto gli effetti bokeh e che includono la profondità sono egregiamente sostenuti dall’apporto computazionale del più potente processore del momento: il Qualcomm Snapdragon 888 assistito da 12 GB di Ram e 256 GB di storage. Una configurazione tale da garantire prestazioni elevate in qualsiasi condizione di utilizzo. Di fatto il Find X3 Pro somma in sé quattro tipologie di smartphone: il foto-fonino d’eccellenza; il gaming phone ad altissime performance; il dispositivo professionale di lunga autonomia; il device multimediale perfetto per la riproduzione audio e musicale.

La dimostrazione arriva dai benchmark:

  • Geekbench Cpu: single core 928, multi core 3.225;
  • Geekbench Gpu: 4.590;
  • Antutu: 496319 in modalità di ottimizzazione energetica; 656594 gaming mode.

La configurazione hardware scelta da Oppo non ha compromessi, perché abbina al migliore Soc per Android una dotazione di memoria generosa. Inoltre, si sperimenta anche un lavoro ingegneristico non indifferente per tenere a bada la temperatura dello Snapdragon 888 quando è a pieno carico. Abbiamo esagerato facendo girare ininterrottamente il test Antutu in modalità gaming con ben 18 app aperte in background: la temperatura ha ampiamente superato i 70° (misurata con il software), percettibile dalla zona più calda sul retro protetto dalla cover in silicone. In ogni caso, non è mai stata né fastidiosa né tale da portare il Soc in protezione. Se siete appassionati di gaming, il Find X3 Pro è perfetto per lunghe sessioni di gioco su un display con pochi paragoni. Lo stesso valga per la riproduzione di film, perché proprio il display grazie al già menzionato Motore 01 permette di elevare la qualità visiva e di godere di una visione cinematografica.

Occhi e orecchie. Il brand cinese ha curato anche l’audio. Nelle nostre prove abbiamo apprezzato tanto gli speaker stereo potenti, quanto il supporto Dolby Atmos che potenzia l’acustica in cuffia. Nell’ascolto musicale il Find X3 Pro abbinato ad auricolari true wireless di fascia superiore e ad Amazon Music HD ha restituito una resa sonora invidiabile per precisione e definizione. Nulla è stato lasciato al caso, insomma.

ColorOS 11.2: potenza e controllo

Si dice che la potenza è nulla senza controllo. L’interfaccia ColorOS 11.2, applicata su Android 11, permette di controllare la potenza dell’hardware e di valorizzare le risorse messe a disposizione dello smartphone. L’ambiente di utilizzo non si discosta troppo da un’esperienza di tipo Android stock. Gli interventi di Oppo sono stati centrati sul reparto fotografico e su quello di gestione del display.

Dei secondi vi abbiamo già detto. Per quanto riguarda l’app fotografica, non ci sono grandi stravolgimenti rispetto ai modelli precedenti di Oppo e al design generale prototipale di questo genere di applicazioni. In più Oppo ha aggiunto la dicitura “Colore a 10 bit” quando si sta operando in questa modalità, quasi a memento per l’utente che le foto dovranno essere trattate con la precisione che vi abbiamo detto.

Nelle nostre prove abbiamo gradito maggiormente, per fedeltà cromatica, gli scatti effettuati senza l’intervento dell’intelligenza artificiale. Attivandola vi si semplifica la vita e dal punto di vista visivo ci si trova a osservare scatti dai colori esuberanti e pieni. Ma se perseguite la coerenza con la scena che vi si presenta davanti a voi, mettendo la AI su off potrete sfruttare i 10 bit per avere un realismo che, nel nostro caso, ci ha entusiasmato. Non mancano poi i filtri per equalizzare i colori delle foto e la modalità notte, che si attiva o in automatico (è suggerita dalla AI) oppure spostandosi sull’apposita voce rischiara le foto in condizioni di scarsa luminosità. Ancora una volta: a noi sono piaciute più le foto in notturna fatte senza modalità notte e senza AI per via del realismo di colore che si ottiene. Questione di gusti. Soprattutto questione di opportunità e flessibilità offerta agli utenti di scattare come meglio preferiscono. Invece per attivare la macro è necessario avvicinarsi il più possibile all’oggetto (circa 4 cm) e attendere che compaia l’opzione sul display per commutare la modalità di scatto. Manca un tasto dedicato: abbiamo chiesto direttamente a Oppo e ci hanno garantito che sarà una delle funzioni presente nelle prossime release software.

Nel menu fotografico Altro si scovano voci già conosciute, come slow motion, modalità pro, panoramica, time-lapse e così via, su cui non ci soffermiamo. Merita invece di essere provata e usata la funzione Microscopio perché permette di scattare in un modo nuovo, unico, inedito e originale. La trovata di Oppo è intelligente e obbliga a far cimentare la propria creatività su nuovi livelli. Ecco cosa si può ottenere, con l’obiettivo macro in modalità microscopio e ring light attivo:

Sul fronte video citiamo la possibilità di registrare fino a 4K/60fps e di registrare in 10 bit attraverso il formato BT.2020/H.265 che si attiva in automatico non appena è operativa la modalità colore a dieci bit. Segnaliamo che durante la registrazione si può ottimizzare la resa scegliendo tra Hdr e Log, per gestire il range dinamico, ma solo nella modalità avanzata che corrisponde alla funzione Film, con cui si possono configurare tutti i parametri di ripresa.

Non manca, ovviamente, la fotocamera per i selfie da 32 Mpixel f/2.2 che comprende anche la funzione panorama e gli effetti di bellezza. Ottimi gli autoscatti e preciso l’effetto sfondo: anche in questo ambito il Find X3 Pro non delude.

Se l’esperienza fotografica è completa, quella dell’ambiente di ColorOS 11.2 è altrettanto soddisfacente. Come accennato Oppo si è concentrata sulle personalizzazioni atte e dedicate a supportare le funzioni specifiche dell’X3 Pro. Detto questo, non mancano le personalizzazioni con le gesture, la barra laterale “intelligente” che offre un menu laterale aggiuntivo dove sono inserite le funzioni più utilizzate (per esempio lo screenshot e la registrazione dello schermo), e un’ampia sezione di personalizzazione dell’interfaccia in termini di colori, modalità dark e icone. Insomma, si può rendere davvero “proprio” lo smartphone.

La ColorOS 11.2 migliora sensibilmente la navigazione nel sistema rispetto alle release precedenti e punta su reattività e agilità. È semplice da usare, rispetta le potenzialità di Android 11 e piace perché risponde alle necessità d’utilizzo in modo fluido e persino coinvolgente nel suo approccio minimale e lineare. L’assenza di complessità ridondanti, inoltre, crea maggiore efficienza non solo in termini di risposta all’utente ma anche di impatto sui consumi. In più è anche un’interfaccia attenta al consumatore, perché l’app proprietaria Oppo Relax 2.0 aiuta a rilassarsi e distrarsi creando spazi sonori di disintossicazione dal digitale e dal lavoro, costruendo una scenografia sonora personalizzata e diversa ogni volta.

Find X3 Pro: la ricarica è super

Anche perché da uno smartphone così potente e articolato ci si aspetta un’autonomia all’altezza. Oppo ha scelto per una batteria da 4.500 mAh che permette di tenere acceso il Find X3 Pro per 24 ore senza ricaricare anche usando pesantemente lo smartphone. Nel weekend, con un utilizzo meno intenso, si arriva a lunedì mattina staccando il device dall’alimentatore il sabato mattina. Il fatto davvero “super” è rappresentato dall’alimentatore SuperVooc 2.0 da 65 watt che ricarica lo smartphone in poco più di mezz’ora. E, per certi versi, questa tecnologia di ricarica è una delle “killer application” del nuovo flagship di Oppo.

Ricarica veloce sì ma con garbo e attenzione. Per prima cosa non vanno usati caricatori ad alta potenza di terze parti in abbinamento con il Find X3 Pro perché nell’alimentatore originale è integrata una parte dei sensori di controllo sulla ricarica in modo che operino in sinergia con quelli montati sullo smartphone al fine di tenere in perfetta forma la batteria e l’hardware. In concreto, se usate alimentatori di altre marche non superate la potenza di 10/12 watt. Anche il cavo in dotazione è quello giusto e ideale per supportare i 65 watt della SuperVooc 2.0. Nella nostra prova d’utilizzo, questa risorsa ha dimostrato la sua utilità nei momenti cruciali in cui bisogna avere sufficiente autonomia ma in poco tempo.

Abbiamo usato il termine garbo in quanto di notte, in automatico, l’X3 Pro provvede ad abilitare la modalità di ricarica ottimizzata e intelligente, partendo dal presupposto che si tiene collegato lo smartphone per tutta la durata del sonno. Vale a dire che la ricarica avviene in modo dinamico, alternando alta potenza e mantenimento, al fine di massimizzare la durata della batteria nel tempo.

Se ancora non vi basta, il Find X3 Pro supporta anche la ricarica wireless Qi e con la basetta dedicata di Oppo si può abilitare la AirVooc a 30 watt. C’è anche il reverse charging, ossia appoggiando al dorso un altro dispositivo lo si ricarica, purché sia compatibile wireless Qi.

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