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Se provate ad acquistare un Huawei P40 Pro, già in vendita sull’e-commerce ufficiale del brand (qui tutti i dettagli e qui invece la pagina delle promozioni), sarete accolti dalla schermata qui di seguito. Nella quale si specifica che lo smartphone “utilizza l’interfaccia Emui e Huawei Mobile Services (Hms)”. Come ben spiegato nella finestra che riportiamo qui sotto, significa che “i servizi e le applicazioni di Google non sono integrate”. Huawei P40 Pro, il nuovo flagship del brand secondo per importanza in Italia (dopo Samsung e prima di Apple, dati consolidati 2019), condivide con il Mate 30 Pro (qui la dettagliata recensione e la guida alla configurazione) una caratteristica: è affidato a Hms, non dispone dei servizi di Google. Pleonastico ribadire il motivo: tutto si rifà al bando di Trump di maggio 2019, al conseguente blocco all’uso di componenti hardware e software made by Usa, al fatto che Huawei può usare Android 10 in versione open source. Personalizzato sul P40 Pro dalla interfaccia Emui 10.1 (le cui novità dettagliate sono state spiegate in questo articolo).

Questo è lo scenario in cui si snoda la nostra recensione. Stiamo usando il P40 Pro da diverso tempo ormai: più di tre settimane, con la Sim Voadafone che attiva il 5G e in un ambito misto tra lavoro ed esigenze più personali. A proposito di 5G, abbiamo eseguito alcuni benchmark a Milano spostandoci in modo causale per la città, non superando mai con l’app Speedtest prestazioni di 67 Mbps in download e 44 Mbps in upload. Il limite è dovuto all’infrastruttura, non certo allo smartphone. In ogni caso, in 5G si guadagna un 50% rispetto alle prestazioni massime del 4G+ sempre stando ai dati misurati con Vodafone. Rimaniamo sulla sezione connettività per ribadire come, ancora una volta, la stabilità del segnale sono un fattore chiave dei prodotti Huawei. Il P40 Pro, forte anche della capsula auricolare che sfrutta la porzione superiore del display, è capace di assicurare chiamate vocali di qualità superiore alla media e con un aggancio della linea eccellente. Ed è anche dual Sim.

Tornando al punto, abbiamo atteso di scrivere la recensione finché non fosse arrivato il primo aggiornamento, cioè la release 10.1.0.114. Era importante attendere questo update per una ragione: valutare i perfezionamenti sul fronte fotografico. Perché, peraltro, mancavano alcune funzioni tipiche del Pro, tra cui: la modalità Golden Snap che permette di fare l’editing migliorativo della foto scattata e di eliminare i passanti (li individua in automatico); l’uso più fluido delle ottiche negli effetti zoom; lo sharing automatico dalle foto nella Galleria. A tutto ciò si aggiunge il fatto che abbiamo imparato a conoscere la capacità di Huawei di apportare sostanziali modifiche tra la versione preliminare del software a bordo degli smartphone e quella disponibile non appena la data si approssima alla vendita effettiva dello smartphone. Prima di questa edizione le recensioni scritte equivalgono a “primi contatti”, a nostro avviso.

Come approcciare Huawei P40 Pro

Inoltre, il P40 Pro è uno di quegli smartphone capaci di introdurre una tale quantità di contenuti (Hms, corposa sezione fotografica, usabilità effettiva) che va sperimentato a fondo. Altrimenti ci si ferma e ci si adegua al coro ormai petulante intonato all’adagio “bello ma non c’è Google”. Sì, non ci sono i servizi Hms, Huawei lo precisa come detto. Ciò non è necessariamente sinonimo di incompletezza.

Se si usa il P40 Pro per lavoro, con la maggior parte delle piattaforme basate su Microsoft o equivalenti, non si sente nemmeno la mancanza di Google. Nel nostro caso specifico, l’infrastruttura aziendale è affidata a Office 365 e il clienti di posta, così come le funzioni native della Emui, permettono la sincronizzazione dal cloud dei contatti e del calendario. Questo vale anche per altre piattaforme. Il vincolo rimane su Google, che però è usata principalmente per scopi personali: la mail è perfettamente gestibile dal client in dotazione; il calendario non è aggiornabile; mentre i contatti vanno trasferiti dal vecchio smartphone al P40 Pro attraverso l’indispensabile PhoneClone.

Una volta fatto ciò, attraverso Huawei ID si accede alla promozione di eseguire l’upgrade gratuito da 5 a 50 GB dello spazio storage cloud e si può attivare il salvataggio in automatico dei dati personali, tra cui la rubrica. A conti fatti, si tratta di mettere in conto un paio di giorni di adeguamento ad Android 10 open source con gli Hms. Anche perché, nell’AppGallery si trovano alcune delle applicazioni più utilizzate (tra le altre Telegram, Amazon e Snapchat), mentre il corredo con quelle fondamentali (Whatsapp su tutte) avviene con TrovApp, scaricabile dallo store di Huawei. Per altre, vedasi Google Maps, è necessario abituarsi ad app sostitutive: Here è una soluzione perfetta.

In sostanza, per passare al P40 Pro i passaggi fondamentali sono:

  • usare PhoneClone per trasferire app, dati, foto, contatti e informazioni personali dal vecchio modello al Pro;
  • attivare (se non già disponibile) l’account Huawei ID per ottenere i 50 GB di cloud storage gratuito;
  • installare subito TrovApp per completare il corredo di app.

Abbiamo scritto un tutorial più approfondito per procedere senza intoppi al passaggio a Hms in questo articolo dedicato al Mate 30 Pro: https://igizmo.it/recensione-huawei-mate-30-pro-dalle-app-alle-prestazioni

Lo streaming video sul P40 Pro

Veniamo però a uno dei temi caldi: lo streaming video sul P40 Pro. Dunque, l’app di Amazon Prime Video è disponibile nella sua release originale e aggiornata installando lo store di Amazon da questo indirizzo: https://www.amazon.it/appstore. In questo potete trovare anche giochi e numerose applicazioni utili.

Per quanto riguarda Netflix e Disney+, nel momento in cui si scrive non ci sono release ufficiali o funzionanti in modo adeguato con la versione 114 del firmware del P40 Pro. Ma abbiamo ideato un metodo (ancora una volta un po’ “fai da te”) per accedere allo streaming e passa dal browser per Internet installato da Huawei.

Facendo tap in alto a sinistra del browser sul menu con i tre puntini in verticale si apre la finestra e scegliere Impostazioni. Quindi bisogna accedere in “Impostazioni di navigazione”, poi “Browser UA” e infine scegliere l’opzione Computer. In questo modo sia Netflix sia Disney+ sono visualizzati nel browser come se vi si accedesse dal Pc. Per iniziare la riproduzione è sufficiente digitare nome utente e password.

Emui 10.1, nuova linfa per Huawei

Finora ci siamo concentrati sulla parte software perché è lo snodo del P40 Pro, di cui abbiamo già approfondito ampiamente le doti fotografiche in questo articolo dedicato (https://igizmo.it/huawei-p40-pro-recensione-della-sezione-fotografica-e-16-foto-di-test/) e su cui torneremo qui di seguito con alcune importanti precisazioni in virtù dell’update 114. La Emui 10.1 porta numerose novità, che abbiamo elencato in modo dettagliato in questo articolo: https://igizmo.it/emui-10-1-huawei-presenta-tutte-le-nuove-funzionalita/

Sul P40 Pro ha dimostrato una reattività eccellente; nel corso delle generazioni l’interfaccia proprietaria di Huawei, che ad oggi si può assimilare a un vero e proprio fork di sviluppo di Android, ha guadagnato in eleganza e leggerezza. Dal punto di vista prettamente estetico, la Emui 10.1 è finalmente minimal e omogenea in ogni sua parte. I pannelli sono “puliti” e l’eleganza è un elemento stilistico che non manca. Anzi, si somma alla semplicità di utilizzo.

Semplicità che si affida a un elevato grado di flessibilità e personalizzazione. A fronte dello store per i temi, si possono cambiare praticamente tutti gli aspetti grafici della Emui 10.1: dagli sfondi per la schermata di blocco, alle icone, fino all’attivare o disattivare la visualizzazione delle app con li drawer. C’è ampio margine di manovra, per restituire allo smartphone un aspetto che vi rappresenti in ogni dettaglio.

La Emui 10.1 è molto più, perché rappresenta la piattaforma su cui sono costruiti i servizi evoluti del P40 Pro che si appoggiano alla potenza del Kirin 990 e all’intelligenza artificiale in campo fotogfafico.

Le prestazioni del Kirin 990

Sul P40 Pro Huawei ha abbinato al Kirin 990 il modulo 5G, 8 GB di Ram di tipo Lpddr5 (a elevate prestazioni ed efficienza energetica) e 256 GB di storage espandibile con nanoSD rinunciando alla seconda Sim. Siamo entrati nei dettagli tecnici del processore in questo articolo approfondito: https://igizmo.it/huawei-tutto-su-kirin-990-emui-10-harmony-os-e-p40/

In questa sede ci limitiamo a ricordare che l’architettura a 7 nm mantiene invariata lo schema del Kirin 980 con 2 core big da 2,86 GHz (Cortex A76), 2 middle a 2,36 GHz e quattro little core a 1,95 GHz (Cortex A55) per massimizzare la prestazioni ma riducendo al massimo i consumi. La Gpu Mali G76 passa dai 10 core del Kirin 980 ai 16 core del 990; il reparto Npu adotta una nuova geometria più efficiente. Le unità dialogano attraverso il nuovo bus denominato “smart cache” pensato per supportare meglio le esigenze di gaming sostenendo frame rate maggiori e dettagli grafici elevati.

A conti fatti le prestazioni del Huawei P40 Pro con i benchmark sono le seguenti:

  • Antutu 8.0.3: 490805 punti
  • Geekbench 5 single core: 780 punti
  • Geekbench 5 multi core: 3152 punti
  • Geekbench 5 Gpu: 4580 punti

Li abbiamo comparati con gli altri top di gamma e con i suoi predecessori: P30 Pro e Mate 30 Pro. Il P40 Pro è nettamente superiore in ogni contesto rispetto ai due fratelli, garantendo un guadagno di oltre il 30% rispetto al P30 Pro e di una manciata di punti percentuali rispetto al Mate.

Ampliando il discorso, il P40 Pro risulta essere, allo stato attuale, il secondo smartphone per perfromance complessive, secondo solo al Find X2 Pro di Oppo (basato sullo Snapdragon 865). Qui di seguito i grafici rispettivamente del confronto tra i risultati di Antutu e i punteggi complessivi (il P40 Pro è in arancione).

Huawei e l’imaging

Sulla sezione imaging del P40 Pro abbiamo scritto un approfondimento esaustivo con tanto di descrizione tecniche, caratteristiche e foto dimostrative delle doti. Lo trovate in questo articolo: https://igizmo.it/huawei-p40-pro-recensione-della-sezione-fotografica-e-16-foto-di-test/

Però prima di addentrarci nella recensione software dello smartphone, abbiamo atteso la release 114. Come avevamo ipotizzato, è migliorata (in modo evidente) la gestione degli effetti zoom e dello scatto. Lo schema ottico è il seguente:

  • al centro nella sezione a sinistra l’obiettivo principale Ultra Vision con sensore RYYB da 50 Mpixel (quad pixel binning), 23 mm, f/1.9, stabilizzatore ottico, autofocus a rilevamento di fase (Pdaf);
  • in alto nella sezione a sinistra c’è l’obiettivo grandangolare (circa 120°) Cine Camera da 40 mpixel, 18 mm, f/1.8, al servizio delle funzioni di time lapse in 4K e slow motion fino a 7680 fps, autofocus di tipo Pdaf;
  • nella parte inferiore della sezione a sinistra trova posto il periscopio (parallelo alla scocca e con l’ottica perpendicolare a 90 gradi) per il teleobiettivo con sensore RYYB da 12 Mpixel, 125 mm, f/3.4, zoom ottico 5x, stabilizzatore ottico e Pdaf;
  • nella parte destra al centro c’è il sensore Tof 3D per gli effetti di profondità e per rilevare il volume e la fisicità degli oggetti inquadrati fino a una distanza di circa 4 metri (così che gli effetti sfocatura e bokeh siano basati su modelli reali e non su calcoli del processore);
  • nella parte alta a destra c’è il flash e il sensore per la temperatura del colore a 8 canali, al fine di scattare foto che rispettino l’equilibrio cromatico effettivo della scena.

Gli effetti zoom funzionano in questo modo: da 1x a 5x è incaricato il sensore principale da 23 mm (con crop a 27 mm); da 5x a 60x subentra l’ottica periscopica; il grandangolo si attiva per valori inferiori a 1x. Il tutto è affidato al XD Fusion Image Engine che somma le potenzialità del processore Kirin 990 (con due unità Npu) a quelle della sezione software realizzata in collaborazione con Leica.

Fatti i dovuti calcoli, lo zoom ottico è a circa 5x rispetto al sensore principale. L’app permette di regolare con un tap gli ingrandimenti ibridi a 0,6x – 1x – 5x- 10x; tenendo premuto il dito sullo slider si accede ai valori intermedi con i decimali. Oltre il 10x, cioè fino a 50x, è puramente digitale. Ciò che si è ottenuto con la release 114 è un passaggio più soft da un obiettivo all’altro.

Passando da 1x a 5x in una frazione di secondo il software provvede a cambiare ottica, passando a quella del periscopio, ottenendo così uno zoom ottico davvero stabilizzato. Lo stesso adattamento si ha con il 10x, perché lo zoom a periscopio è usato al massimo della sua possibilità. Con la versione 114 questi passaggi sono indolori e più omogenei rispetto a quanto visto prima. E questo esalta ulteriormente le doti fotografiche del P40 Pro, che con la nuova versione del sistema operativo ha migliorato sensibilmente la velocità e la precisione della messa a fuoco e la qualità complessiva delle immagini, soprattutto sul fronte dei colori. Il risultato ribadisce ed esalta ulteriormente quanto già detto nella nostra recensione sulla sezione fotografica del Pro: più che uno smartphone, è una macchina fotografica digitale compatta di livello professionale, capace di esaltare le doti sia dei fotografi professionisti sia di chi vuole ottenere immagini perfette senza impegnarsi nelle regolazioni.

Foto con gli effetti zoom

La qualità fotografica del P40 Pro si esibisce al suo massimo nelle modalità zoom. La fotocamera principale è un vero portento per qualità, dettaglio e precisione. Le foto sono quanto di meglio si sia visto finora, seppure ogni tanto tenda a sovraesporre o a contrastare in modo evidente. A livello visivo gli scatti appagano. Utilizzando i livelli di zoom 5x e 10x non si perde in dettaglio, anzi: la riproduzione degli elementi è cosi precisa da permettere di scorgere dettagli difficilmente individuabili a occhio nudo (si osservi la quantità di dettaglio nelle foglie).

Foto con la modalità notte

La nuova modalità notturna migliora sensibilmente la qualità del dettaglio e la grana complessiva della foto. Nelle condizioni più esasperate (come nel caso della foto qui sotto a destra con la stanza quasi completamente senza luce) impiega circa 8 secondi per scattare. In media, con una flebile luminosità ambientale, il tempo richiesto per perfezionare l’operazione di scatto è tra 3 e 7 secondi. Si noti la qualità dei dettagli e la resa del giocattolo: se si pensa che l’unica sorgente di luce proveniva da bordi della porta chiusa ed era veramente poca, sufficiente appena a distinguere i bordi degli oggetti presenti nella stanza.

Nelle foto in notturna, il P40 Pro riesce a mettere a fuoco in modo egregio tutte le fonti di luce, restituendo così una foto equilibrata e precisa. Gli scatti mantengono la caratteristica dei precedenti modelli di Huawei, ovvero una chiara predisposizione alla sovraesposizione ma la resa estetica e visiva sfiora la perfezione. Abbiamo anche fotografato la luna, cavallo di battaglia del brand con il P30 Pro. Il successore di questo smartphone riesce a infondere una maggiore qualità di dettaglio soprattutto quando si passa allo zoom totalmente digitale (sopra i 10x).

Attivando l’intelligenza artificiale, il software provvede a equalizzare la resa fotografica scegliendo la scena ottimale tra le circa 1.500 predefinite. Per chi vuole spingere al massimo sulle doti fotografiche c’è la modalità Pro: uno spasso per la creatività. Delle funzioni fotografiche, piace soprattutto la nuova modalità notte che arriva a impegnare lo smartphone fino a 8 secondi ma riesce a realizzare immagini egregie in condizioni di bassissima luminosità. Come vi mostriamo qui di seguito.

Chiudiamo citando l’utilissima modalità Apertura, con cui si sfrutta il Tof posteriore per scattare foto con fondo sfocato (effetto bokeh) non già per i ritratti ma per mettere in evidenza oggetti. Mentre la modalità video, con il super rallentatore a 256x (7.680 fps): la definizione è a 720p ma la resa è spettacolare. Citiamo che durante le riprese video, la modalità di focus audio consente di tenere in primo piano il volume principale, riducendo sensibilmente i rumori di fondo.

E i selfie? Ottimi, in virtù non solo del sensore a 32 Mpixel con autofocus, ma anche della grana fotografica che il P40 Pro è capace di elargire. Il sensore di profondità aiuta in modo efficace a restituire scatti precisi, mentre nei video la registrazione in 4K fa la differenza.

In tutte le situazioni, la differenza della release 114 è rappresentata dalle nuove opzioni di modifica, che contengono la celebre funzione Golden Snap. Nella Galleria, aprendo una foto si può attivare la modalità di editing che aggiunge ai classici strumenti di regolazione (ritaglia, filtra, regola e così via) una nuova serie di tool per rimuovere i riflessi, schiarire la foto, raddrizzare lo scatto, eliminare i passanti (che devono essere “entrati” nella foto mentre si scatta). Questa seconda categoria di aggiustamenti è indovinata, perché aiuta a perfezionare ulteriormente lo scatto con strumenti di post editing spesso tipici di software evoluti. E, ancora una volta, è un invito esplicito di Huawei a portare su un nuovo livello la creatività fotografica usando il P40 Pro.

Design: evoluzione dello stile Huawei

L’estetica del P40 Pro è una evoluzione di quella del P30 Pro. La soluzione del notch superiore a sinistra con un’apertura ogivale per fare posto ai due sensori è interessante ma non sparisce alla vista. Riduce anche lo spazio per le notifiche, nulla di così fastidioso. Basta farci l’abitudine. Il display si incurva sui lati più lunghi, seguendo un trend consolidato, per ridurre al massimo i bordi laterali.

Il pannello da 6,58″ (2.640×1.200 pixel, 441 ppi) occupa circa il 92% dello superficie anteriore. Per scelta costruttiva non si incastona in modo lineare con la scocca posteriore, bensì sugli angoli la superficie del retro avvolge il bordo dell’Oled, come fosse una cover. Chiaro l’intento: rafforzare la solidità complessiva della scocca (certificata IP68 contro acqua e polvere) rinunciando a soluzioni estetiche più sofisticate. E la scelta di Huawei, per quanto possa apparire poco “fine, è sicuramente efficace senza togliere eleganza.

Il display è un punto di forza del P40 Pro, perché può vantare una resa cromatica di ottimo livello con in più la possibilità di operare con il refresh verticale a 90 Hz (gestibili dal pannello delle impostazioni). Questa velocità di aggiornamento ha il vantaggio di assicurare uno scrolling dei menu, dei testi e dei siti stabile e con poco effetto scia e di visualizzare video e giochi in modo più preciso, soprattutto nelle scene con tanti elementi in movimento.

Sotto al display c’è la batteria da 4.200 capace di assicurare senza alcuno sforzo l’autonomia sufficiente per durare tutta la giornata lavorativa e anche la sera. Huawei P40 Pro supporta la ricarica wireless e nella confezione è fornito l’alimentatore SuperCharge da 40 watt (una ricarica completa in circa 40 minuti) dalla porta Usb-C 3.1.

Sul P40 Pro manca il jack audio. Le cuffie in dotazione sono di tipo Usb-C e hanno una sonorità discreta. Con la release 114 Huawei è anche intervenuta sul fronte audio potenziando il menu in uscita e perfezionando l’equalizzatore. Così il P40 Pro è ora in grado di assicurare un’esperienza sonora da vero top di gamma.

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Huawei P40 Pro - 1.049,90 euro