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Sì, Huawei con le Freebuds 3 ci aveva abbastanza convinto. Il suono era un po’ metallico, con qualche limite sul bilanciamento complessivo dei suoni (quelli medi un po’ penalizzati) ma nel complesso sono stati un prodotto capace di elevarsi nella media dei numerosi dispositivi Tws (True wireless sound). Gli altri Freebuds potevano contare su un rapproto tra prezzo e prestazioni interessante. Con questi pensieri che turbinavamo in mente abbiamo aperto la confezione, semplce ed essenziale, che ospita i nuovi Freebuds Pro (in commercio al prezzo di 179,00 euro con numerose promozioni collegate). La scatola è bianca, semplice, lineare, persino poco appariscente. Dentro ordinatamente disposti ci sono le Freebuds Pro nella custodia che permette la ricarica, il cavetto, il manuale e i siliconi aggiuntivi.

Il modello che stiamo usando sfoggia il colore Silver Frost, un grigio opaco satinato che tende alla canna di fucile. Gli auricolari sono piccoli e compatti. Pensieri in testa, colori monocromi nelle mani, abbiniamo le Pro allo smartphone. Le indossiamo. E il mondo diventa una sinestesia di colori musicali e sensazioni uditive inattese. Huawei ci ha stupito: le nuove Freebuds Pro competono con le migliori Tws in commercio per texture, acustica e resa uditiva.

Se si amplia lo scenario a tutti i modelli true wireless in commercio, le Huawei hanno ben poco da invidiare (anche in termini di design) alla fascia alta di Apple. Restringendo il panorama al solo ambiente Android, non temiamo smentite nel dire che le Freebuds Pro sono nella short list di utenti di qualsiasi categoria, anche per le orecchie più fine e attente alla precisione acustica.

Questo perché il mix tra alti, medi e bassi assicura una nuance musicale avvolgente e appagante, ben completata da vocali precisi e definiti.

Le Freebuds sono affidate al processore Kirin A1, che controlla i due elementi separatamente al fine di regolarne in modo dinamico la resa acustica. Non solo, le antenne Bluetooth sono controllate in modo dinamico (sono due, una per ogni lato degli auricolari) al fine di avere la migliore ricezione e stabilità di segnale. E questo si traduce in un vantaggio quando si attiva la cancellazione del rumore. Il sistema di active noise cancellation (Anc) opera riducendo o azzerando l’impatto di rumori esterni fino a 40 dB. Il processore opera in modo interessante, perché non applica un unico profilo di riduzione del rumore di fondo ma si adegua all’ambiente esterno per restituire un’esperienza acustica ottimale.

Sono quattro i livelli di intervento: dinamico, che lascia il compito al Kirin A1 di decidere come e quanto intervenire; comodo, ossia per luoghi poco rumorosi; generale, per luoghi rumorosi; ultra, quando l’ambiente è particolarmente fastidioso come nel caso di aerei e mezzi di trasporto.

Il sistema Anc si affida a una piattaforma che riconosce la rumorosità ambientale e regola la reattività della controfase e della capsula auricolare. Ogni Freebuds Pro integra tre microfoni ad alta sensibilità e un driver con diametro di 11 mm nella parte del cono. Nella sezione verticale, invece, c’è addirittura un sensore vocale a conduzione ossea per garantire la massima qualità delle conversazioni telefoniche.

Il design elegante, per quanto non originale, comprende anche un accelerometro e il sensore a infrarossi. Il primo serve a comprendere lo scenario in cui si trova l’utente (per esempio sta correndo) e attuare l’Anc. Il secondo a rilevare se l’auricolare è indossato: in caso uno dei due Freebuds Pro venga estratto dall’orecchio, si interrompe momentaneamente la riproduzione multimediale.

Questa articolata costruzione permette alle Freebuds Pro di attivare la cancellazione del rumore che diventa “trasparente” qualora ci siano suoni o segnali che debbano essere comunque sentiti dal’utente. Per esempio, questa opzione può essere attivata per la voce al fine di non isolarsi completamente dall’esterno e continuare a interloquire con le persone.

Le Tws di Huawei spiccano per la precisione in tutte queste modalità d’utilizzo. Il Kirin A1 assicura prestazioni ideali, mantenendo un elevato livello di funzionamento in ogni situazione. La condizione ideale di utilizzo delle Freebuds Pro è in abbinamento con uno smartphone Huawei.

Nel nostro caso abbiamo impiegato il P40 Pro con installata la più recente versione dell’app Ai Life: questa è l’accoppiata perfetta. Si attiva il codec Hwa e dall’applicazione si possono configurare in modo preciso tutte le opzioni di funzionamento degli auricolari. La resa acustica e la precisione dell’Anc raggiungono livelli quasi di perfezione: davvero eccellente il lavoro fatto da Huawei per ottimizzare e massimizzare le performance.

Ma le Freebuds Pro sono compatibili con qualsiasi dispositivo dotato di Bluetooth. Con l’iPhone si abbinano in modo standard, senza possibilità di intervenire in alcun modo sulla configurazione sonora nella riproduzione. Dunque il supporto è limitato. Stesso discorso vale anche con un notebook con Windows.

Migliore la situazione con Android, a patto di scaricare la versione giusta di Ai Life (che non è quella presente in Google Play ma quella raggiungibile con il QR code stampato sulla scatola degli auricolari). Con lo smartphone Android non c’è il codec Hwa, proprietario di Huawei, ma si attiva l’Aac, sufficientemente a bassa latenza da assicurare un’esecuzione musicale di alto livello.

Ergonomia in stile Huawei

Se le Freebuds Pro superano a pieni voti la prova di esperienza musicale, per quanto riguarda l’autonomia c’è da prendere un po’ la mano. Il motivo è dato dal fatto che i comandi impartibili dall’asticella prevedono una pressione singola o duplice per controllare la riproduzione o attivare l’Anc. Mentre facendo scorrere il dito sulla porzione superiore rettangolare si regola il volume. In una manciata di canzoni si prende confidenza con questa impsotazione.

Le Freebuds Pro sono auricolari in-ear e, per quanto Huawei abbia calibrato bene il design, devono essere inseriti nel condotto uditivo. Questo aspetto, ormai ampiamente diffuso, è da considerare per chi non si trova a proprio agio. Nel caso di chi vi scrive, le Pro sono tra i modelli Tws “in-ear” più comodi e meno stancanti. Non risentono nemmeno dell’effetto “tappo” che abbiamo rilevato su auricolari ben più blasonati.

Inoltre le loro dimensioni ben si prestano a essere indossate anche sotto cuffie e simili.

Anche la custodia fa parte dell’ergonomia. Le dimensioni sono compatte e la porta Ubs-C inferiore ne consente la ricarica. L’autonomia dichiarata è pari a 18 ore di chiamate, 30 ore di riproduzione musicale e fino a 20 ore di playing con Anc acceso. Nel nostro caso abbiamo superato le quattro ore di riproduzione continuata con Anc e ricaricato circa quattro volte gli auricolari. Interessante notare che la custodia supporta la Supercharge degli smartphone di Huawei: in circa mezz’ora si ottiene una ricarica completa.