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C’è un dato che non passa inosservato: le Freebuds 3 permettono a Huawei di fare un salto in avanti in termini di resa complessiva, anche nell’audio. Gli auricolari true wireless finora proposti dal brand potevano contare su un equilibrio tra prezzo e prestazioni; con la generazione 3 è stata innalzata l’asticella per rispondere alle necessità di un utente più attento ed esigente (prezzo: 179 euro).

Il merito va equamente distribuito tra la rinnovata focalizzazione di Huawei sulla qualità e lo sviluppo ingegneristico rappresentato dal processore Kirin A1, le cui doti eccellenti erano già state saggiate con il nostro “long test” del Huawei Watch GT 2 (qui trovate la recensione approfondita).

Kirin A1

Iniziamo subito dal piatto forte: il processore di nuova generazione sviluppato da Huawei per i wearable. Sul Watch GT 2 abbiamo apprezzato già l’efficienza energetica della Cpu, capace di assicurare allo smartwatch fino a 10 giorni di utilizzo senza ricaricare. Nell’implementazione sulle Freebuds 3 a questa caratteristica importante (4 ore di autonomia della batteria integrata a cui sommano le 16 ore offerte dalla custodia con ricarica) si aggiunge il supporto necessario per garantire una qualità sonora di primo livello.

L’A1 supporta le connettività Bluetooth 5.1 e low energy a doppio canale di trasmissione. Significa che lo smartphone è in grado di gestire entrambi gli auricolari in modo indipendente e a basso consumo energetico, con la ridotta latenza del protocollo 5.1. Nelle altre implementazioni di auricolari Bluetooth tipicamente uno dei due elementi fa da ponte sull’altro, oppure le trasmissioni non sono a canale “low energy”, riducendo l’autonomia. Huawei è riuscita a ottenere streaming indipendenti verso gli auricolari sinistro e destro e a basso consumo. In aggiunta, la gestione audio è affidata al Dsp interno che opera a 356 MHz, che si occupa di assicurare la sincronizzazione tra i due canali e di ottimizzare la qualità acustica. Nei nostri test, la trasmissione ha raggiunto un massimo di oltre 2 Mbps, più che adeguata per gli audio in alta definizione.

Osservando bene la geometria del Kirin A1 si riconosce anche il modulo denominato “application processor” al quale sono delegati i compiti di intelligenza artificiale ed esecuzione delle funzioni, in questo caso legate all’audio. Il processore diventa ancora più prodigioso se si pensa che è presente in entrambi gli auricolari, proprio dietro al driver da 14 mm integrato. Le dimensioni dell’elettronica che lo ospita sono circa pari a un diametro di 10 mm. Nello spaccato si riconosce anche il “bass tube”, ossia la “valvola” per le sonorità basse, piuttosto gradevoli nelle Freebuds 3 e mai invadenti con fastidiosi effetti “extra bass” tipici di alcuni auricolari pre-equalizzati in stile anni ’80.

Freebuds 3 alla prova audio

I bassi corretti e non invadenti sono solo uno degli attributi della qualità sonora offerta dalle Freebuds 3. Le quali sono capaci di restituire un suono precise sui tre livelli (alti, medi e bassi) senza “schiacciare” le tonalità l’una sull’altra e senza appiattirle, rendendole sterili. La qualità sonora degli auricolari true wireless di Huawei è “calda” e coinvolgente, senza strafare e senza dominanti acustiche. Che risulta piacevole tanto con la musica, quanto con i file video e multimediali. Alla fine si usano le Freebuds 3 in qualsiasi occasione e con qualsiasi contenuto, traendone un gradimento inatteso e superiore alla media di auricolari di pari posizionamento.

C’è poi il tema della riduzione del rumore. Facendo un doppio tap sull’auricolare sinistro si attiva il sistema di noise canceling che opera a 15 dB. Si tratta di un valore adeguato per eliminare i disturbi ambientali più bassi. Si rivela particolarmente utile sui mezzi di trasporto, mentre non è tale da eliminare le voci o gli altri rumori. In sostanza sopprime i fastidi acustici principali, enfatizzando l’audio ma senza isolare l’utente, che è un risultato pregevole.

Il sistema di noise cancellation opera attraverso i “bastoncini” verticali dell’auricolare, la cui lunghezza è stata scelta per enfatizzare l’utilizzo dei microfoni integrati. Da una parte, al fine di esaminare con precisione i rumori ambientali da eliminare, dall’altra per massimizzare la qualità acustica durante le chiamate. E nelle conversazioni l’ascoltatore apprezza la qualità vocale restituita dalle Freebuds 3, nettamente superiore alla maggior parte dei modelli true wireless in commercio. Il merito è tutto del sensore osseo applicato sullo snodo tra capsula auricolare ed elemento verticale che rende unica e insuperabile la qualità del parlato trasmesso.

Interfaccia elaborata

Facendo doppio tap sull’auricolare destra, invece, si attiva e mette in pausa la riproduzione multimediale oppure si risponde alla chiamata entrante. Non ci sono altre gesture previste, quindi la regolazione del volume è affidata esclusivamente allo smartphone.

Sul sistema operativo è bene fare alcuni distinguo. Abbiamo provato le Freebuds 3 in abbinamento a Huawei 30 Pro, iPhone 11 Pro e Google Pixel 4 XL. Il P30 Pro era dotato di Emui 10, l’unica che permette di attivare alcune funzioni esclusive delle Freebus 3, ossia la gestione del play/stop quando indossate (disattivata con iOS e Android non personalizzato dal brand) e l’abbinamento semplificato attraverso il menu contestuale che appare avvicinando gli auricolari allo smartphone.

Con smartphone non Huawei, le Freebuds 3 operano come ottimi auricolari ma tradizionali nelle loro funzioni. Inoltre, con Android è bene installare l’applicazione Huawei AI Life, che permette di gestire le true wireless con dovizia. Mentre in iOS si possono abbinare “solo” come se fossero delle classiche cuffie Bluetooth con pieno supporto per la riproduzione audio e la gestione delle chiamate.

Ergonomia delle Freebuds

Ciò che più ci è piaciuta delle Freebuds 3 è stata l’ergonomia, perché non è stancante averle indossate in quanto leggere (circa 5 grammi ciascuna) e non aggressive nei confronti del padiglione dell’orecchio. Il design non è originale ma efficace e i perfezionamenti apportati da Huawei trovano senso nel raggiungimento delle eccellenti prestazioni complessive. Gli auricolari sono inoltre certificati IPX4, ossia resistono agli spruzzi d’acqua e al sudore, per chi volesse usarle durante l’attività di fitness. La custodia pesa circa 50 grammi e ospita la porta Usb-C per la ricarica. In alternativa, supporta anche lo standard Qi per la ricarica wireless.

Valutazione
Huawei Freebuds 3