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Audeze

Osservando il Google Nest Hub di seconda generazione non si individuano sostanziali modifiche rispetto alla precedente versione. Dal punto di vista estetico è rimasto identico, nel segno della continuità tipica di Big G che consente di mantenere invariato il family feeling e le abitudini di utilizzo. Eppure andando a scandagliare le funzioni e l’hardware, si individuano tanti piccoli cambiamenti che rendono il nuovo Nest Hub più completo e ancora più legato al benessere della vita domestica. A iniziare dalla notte: il monitoraggio del sonno affidato a un radar e a funzioni di intelligenza artificiale inedite. Il tutto a un prezzo di 99,99 euro, “solo” 10 euro in più rispetto alla prima generazione.

Di fatto la tecnologia integrata vale un incremento funzionale tutt’altro che secondario. E riguarda principalmente l’analisi della qualità del sonno e del riposo con l’utilizzo del radar a bassa energia Soli (lo stesso impiegato sullo smartphone Pixel 4). Si trova posizionato nella cornice in alto, tra i due microfoni (sono tre in tutto quelli integrati, perché uno è sulla parte posteriore) nello spazio ogivale semi-trasparente laddove nella prima generazione era presente solo il sensore di luminosità (sempre presente).

Il radar Soli permette di capire come si riposa e perché si dorme bene o male monitorando la persona sdraiata a letto nei movimenti e nella respirazione, oltre all’ambiente circostante con parametri quali la luce, i suoni e la temperatura. La tecnologia di monitoraggio del sonno non è attivata al termine della procedura di configurazione, che avviene attraverso l’app Google Home con smartphone Android e iOS. In questa fase iniziale si provvede solo a connettere il Nest Hub alla rete wireless e a collegare l’account Google.

Google Nest Hub 2: la qualità del sonno

Durante la procedura si può anche decidere di attivare le funzioni legate al radar oppure di rimandare la cosa a un momento successivo. Dunque il monitoraggio del sonno è di tipo “opt-in”: se non espressamente attivata dall’utente, non è attiva e non funziona. Anche perché affinché il radar funzioni è necessario calibrarlo, ossia appoggiare il nuovo Nest Hub a una distanza tra 30 e 60 centimetri dal letto, rivolto non verso il viso ma con un angolo di circa 60 gradi rispetto al corpo, o da dove si dorme e seguire i passaggi che prevedono di sdraiarsi e farsi “misurare”. Al termine della prima calibrazione, bisogna anche impostare gli orari in cui si prevede di coricarsi e di alzarsi, per esempio alle 23.00 e alle 8.00 rispettivamente. In questo spazio orario avverrà la parametrizzazione della qualità del sonno.

Mentre si dorme, il radar di tipo a onda continua modulata in frequenza basato su mmWave (milliter Wave) che emette onde radio a bassa potenza che operano su una specifica area (quella individuata in fase di calibrazione) e restituiscono uno spettro di frequenza ben determinato che è analizzato dall’algoritmo per isolare e identificare i movimenti (attraverso la velocità e lo sviluppo nello spazio) e la respirazione, tanto che nel resoconto statistico della qualità del sonno è indicata la frequenza respiratoria.

L’algoritmo classifica le informazioni raccolte dal radar in tre stati: assente, sveglio, dorme. Le informazioni raccolte sono poi date in pasto all’intelligenza artificiale “addestrata” con oltre un milione di ore di dati sul sonno raccolti da migliaia di persone, con in aggiunta test diretti per verificare i modelli matematici. Questo sistema basato su hardware (radar Soli), software (algoritmo) e IA (attraverso il ip di elaborazione del machine learning integrato) permettono alla piattaforma Sleep Sensing del Nest Hub di seconda generazione di arrivare a un’accuratezza quasi medicale, sicuramente di livello professionale.

Il resoconto sul sonno che si riceve al mattino sia sul display del Nest Hub sia sull’applicazione Google Fit sono precisissimi. Indicano i temi di sonno profondo oppure di sveglia o di sonno leggero, il russamento, eventuali colpi di tosse e i cambiamenti di luce nella stanza. Tutto rapportato l’una rispetto all’altra informazione così da avere una panoramica precisa sulla qualità della notte. In più, il Nest Hub non è invasivo perché la luce del display si abbassa e addirittura si spegne negli orari indicati durante il setup e in accordo con lo stato dell’utente: se si dorme, il display rimane spento e il radar Soli funziona.

Lasciando il nuovo Nest Hub operativo per almeno due settimane, ecco che il dispositivo di Google inizia a fornire suggerimenti per migliorare la qualità del riposo e, dunque, per raggiungere un livello maggiore di benessere. Ci ha stupito per la fedeltà e l’accuratezza dell’analisi mattutina, tanto che si scoprono alcuni comportamenti notturni spesso sottovalutati. Se poi si indossa un wearable, si possono monitorare anche il battito cardiaco e l’ossigenazione del sangue, sempre aggregati attraverso l’app Google Fit, che non possono essere rilevati se non indossando un wearable.

Ma perché Google si è impegnata con una tecnologia così sofisticata, che poggia anche sull’analisi in cloud con engine specifici, del sonno? La risposta arriva dal sito di Google dedicato alla tecnologia Soli: “Il nuovo Nest Hub, con le sue funzionalità di rilevamento del sonno sottostanti, è un primo passo per consentire agli utenti di comprendere il loro benessere notturno utilizzando segnali radar e audio che preservano la privacy”.

Google Nest Hub e la privacy

Ecco la privacy non è mai messa in discussione. Un po’ perché il nuovo Nest Hub non è dotato di webcam, e questo è uno dei punti dolenti perché la presenza di una videocamera estenderebbe il supporto integrate per le chiamate con Duo. Ma la privacy è anche tutelata con il tasto posteriore per disattivare i microfoni, con la possibilità di disabilitare in qualsiasi momento la funzione di monitoraggio del sonno e con la garanzia di Big G che i dati raccolti sono esclusivamente visibili dall’utente. E non sono riconducibili all’account Google specifico ma sono aggregati in forma anonima per perfezionare le funzioni del Nest Hub.

Che si basa proprio sullo studio continuo delle abitudini e delle richieste dell’utente per offrire contenuti, informazioni e risposte sempre più accurate e personalizzate. Nulla di nuovo su questo fronte, la precisione in questo ambito del primo Nest Hub è riproposta in una interfaccia perfezionata e abbellita (scaricabile anche sul “vecchio” modello). La seconda generazione è uno smart speaker con cornice interattiva che risponde in modo preciso alle istanze e ai comandi vocali.Non manca nemmeno il centro di controllo per la smart home.

Se non si vuole o non si può usare la voce, il display da 7″ (1.024×600 pixel, identico a quello della prima generazione) è sensibile al tocco e permette di interagire anche con le dita. Il touchscreen è preciso e reattivo, mentre il design invariato ospita un reparto audio potenziato.

Lo speaker “full range” presente sulla base ricoperta in tessuto si affida al driver con diametro di 1,7″ (circa 43,5 mm) che assicura bassi più profondi del 50%. Se si appoggia a una superficie “elastica”, per esempio un mobile di legno, si ottiene anche un gradevole effetto grancassa.

Smart speaker e smart display adatti al multimedia

Che si apprezza in modo particolare con la riproduzione multimediale. Dall’app Google Home si possono connettere i principali servizi e piattaforme di streaming. Abbiamo testato Spotify con risultati più che apprezzabili sul fronte sonoro, considerando la compattezza del dispositivo.

Invece connettendo gli account di Netflix, Disney+ e YouTube si possono guardare film su una sorta di televisore personale da 7″. Anche in questo caso la resa è più che buona tenendo in considerazione dell’ingombro ridotto al minimo del Nest Hub.

In occasione della riproduzione multimediale si può sperimentare anche un altro utilizzo del radar Soli con la funzione Motion Sense. Ossia con le gesture: per fermare la riproduzione basta alzare la mano; lo stesso gesto fa riprendere il playing oppure blocca la sveglia al mattino.

Il display è di fatto anche una cornice digitale, dunque si possono proiettare le foto prese da Google Foto oppure proposte dal cloud di Google con immagini astratte, naturalistiche o artistiche. Ma è anche usato come strumento per la sveglia mattutina impostando la modalità confortevole. Che produce suoni naturalistici e usa lo schermo come fonte di illuminazione con intensità crescente per simulare una sorta di alba. La sveglia con luce graduale ha il pregio di rendere più progressivo il risveglio, evitando di essere aggrediti dai classici squilli e suoni repentini. Davvero un’esperienza da provare. A noi è piaciuta e l’abbiamo trovata persino irrinunciabile, soprattutto nel weekend.

Il tutto ricordandosi che ogni azione è attivabile, modificabile e gestibile dai comandi vocali facendo iniziare ogni frase con un “Hey Google”. Persino al mattino, basta chiedere “Hey Google, come ho dormito?” e il resoconto appare sul display. Tutto ciò funziona solo se Nest Hub è collegato a Internet tramite Wi-Fi. Il Bluetooth 5.0 è presente per sfruttare il dispositivo di seconda generazione come speaker.

Non manca nemmeno il supporto Chromecast, per proiettare dallo smartphone al smart display i contenuti multimediali. Lo abbiamo persino usato per riprodurre gli scenari visualizzati in realtà virtuale con Oculus Quest 2: dal piccolo ma sorprendente display è stato possibile seguire le avventure dall’esterno dell’utente che indossava il visore.

La cosa interessante è che Nest Hub di seconda generazione è affidato a un hardware minimal, eppure sufficiente dato che gran parte del lavoro è affidato al cloud. Google ha scelto una Cpu Arm quad core a 64 bit con frequenza di 1,9 GHz. Tanto basta per fare operare al meglio Google Assistant.

Valutazione
Google Nest Hub 2: 99,99 euro