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L’unica critica che si poteva muovere alla famiglia Echo riguardava la qualità audio: buona, adeguata all’uopo ma tutto sommato non era il punto di forza degli smart speaker made in Amazon. Ebbene, con il modello Studio cambia radicalmente il paradigma e con un investimento inferiore a 200 euro si acquista non solo lo stato dell’arte di Alexa ma anche un altoparlante capace di restituire sonorità entusiasmanti, peraltro ben calibrate rispetto allo spazio di ascolto. In una parola, eccolo (finalmente) l’Echo dedicato alle orecchie più raffinate ed esigenti, che non vogliono rinunciare al combinato disposto dato dai comandi vocali e dall’elevata resa acustica.

Configurazione ed ecosistema

Anche per configurare questo Echo è necessario passare dalla app Alexa per smartphone. L’impostazione avviene selezionando una nuova unità dal pannello Dispositivi. L’operazione si perfeziona in una manciata di minuti e, nel nostro caso, è stato anche scaricato un aggiornamento al software di Studio. Il tutto si è concluso in meno di 10 minuti: tanto è stato necessario per sentirsi dare il benvenuto dalla voce di Alexa.

A questo punto il nuovo Echo entra a far parte dell’ecosistema di dispositivi attivi in casa. Nel nostro caso oltre agli altri Echo c’era la soundbar Sonos Beam e lo speaker Move, entrambi abilitati per Alexa. Dall’app si possono quindi realizzare configurazioni multiple di speaker creando Gruppi. Per esempio in Soggiorno sono stati inseriti lo Studio, il Move e un Echo Plus per generare un effetto sonoro a più diffusori quando si ascolta la musica. Ma lo stesso principio vale per gli accessori IoT quali lampadine, interruttori e così via. Alexa può infatti gestire il gruppo Salotto come un unico insieme, reagendo a comandi vocali quali “Accendi gli speaker in Salotto”, oppure “Riproduci Spotify in Salotto”. I tre altoparlanti configurati reagiscono di conseguenza, senza doverli attivare uno a uno. La logica diventa ancora più interessante se applicata a un ecosistema ibrido con anche accessori della smart home: basta dire allo Studio di eseguire una operazione (“Accendi le luci in Salotto”) per automatizzare le azioni in una stanza.

Sempre dall’app Alexa è possibile configurare il comportamento sonoro dello Studio. In Dispositivi/Echo&Alexa/Studio si trovano le opzioni per collegare il nuovo Echo a una Wi-Fi differente da quella scelta inizialmente, associare dispositivi Bluetooth (altri speaker) da gestire in modo centralizzato e smart con Echo, abbinare un secondo Studio per attivare la modalità Stereo ed equalizzare i suoni agendo su bassi, medi e alti. L’equalizzatore si trova in Impostazioni Audio, dove è presente anche la funzione per attivare la spazialità stereo con la quale si aggiunge volumetria alla riproduzione sonora. Innegabile che l’effetto di questa opzione restituisce risultati acustici interessanti ma solo a una condizione: che lo Studio sia messo in prossimità di superfici riflettenti, per esempio in un angolo oppure su un consolle nei pressi del muro, perché altrimenti nello spazio “vuoto” la spazialità si perde e conviene lasciare disattivata l’opzione corrispondente.

Mondo Amazon: Fire Tv e Studio

L’ecosistema trova la sua massima espressione nella possibilità di abbinare l’Echo Studio alla Fire Tv. Nel nostro caso abbiamo usato una edizione 4K (qui la nostra recensione) traendo da ciò una soddisfazione unica. Non solo perché dallo smart speaker è possibile sfogliare il catalogo di film in streaming su Prime Video, Netflix e YouTube, ma anche perché è possibile gestirne la riproduzione. Il tutto senza toccare il telecomando. Già questo basta per portare a un nuovo livello l’utilizzo della Fire Tv. Se si aggiunge che lo Studio diventa sostanzialmente la soundbar del dongle Tv, lo scenario diventa ancora più coinvolgente. L’elevata qualità sonora dello Studio è tale da restituire una nuova esperienza acustica ai film.

Dal canto loro, le app di streaming musicale possono affidarsi allo Studio una volta che è connesso all’app Alexa. Nel caso di Spotify l’invio del flusso sonoro allo speaker deve essere selezionato a mano tra i dispositivi connessi raggiungibili. Precisiamo che non si tratta del protocollo Spotify Connect, che prevede un accesso separato all’applicazione, ma la selezione dello Studio avviene nell’app stessa e quindi volume e riproduzione possono essere controllati in modo diretto. Il medesimo discorso, con le rispettive declinazioni, vale per Deezer e per Apple Music. Amazon Music, allo stregua di Fire Tv, nasce appositamente per dialogare con Studio ed è il migliore esempio di come si possa creare sinergia tra hardware e software.

Echo e i comandi fisici

Rinunciando alla app, ci si può rivolgere allo Studio con i comandi vocali e utilizzando i tasti fisici per regolare il volume, disattivare il microfono e attivare Alexa (tasto all’estrema destra). Quando il microfono è spento l’Echo mostra un anello rosso acceso; quando Alexa è in funzione si attiva un anello blu. La zona dei led è contornata dai fori per i microfoni: sono sette nella parte superiore. Sul retro ci sono il connettore a due poli per l’alimentazione, la porta di servizio mini Usb e l’ingresso audio Aux e ottico, per collegarlo a sistemi esterni.

Amazon e l’audio 3D

Echo Studio ha cinque altoparlanti direzionali: quattro nella posizione superiore a cui si somma il subwoofer da 13,3 cm rivolto verso il basso e che trova sfiato nell’ampia fessura inferiore. I quattro speaker superiori sono posizionati così: un mid-range da 5 cm rivolto verso l’alto, un tweeter frontale front-firing da 2,5 cm (centrato rispetto ai tasti fisici) e due laterali mid-range da 5 cm. A gestire il tutto ci pensa il Dac da 24 bit e 100 Hz di campionamento; la potenza massima erogata sui bassi è di 330 watt.

Questa architettura ha obbligato Amazon a realizzare l’Echo più grande di sempre ma l’ingombro è ampiamente giustificato dalla qualità sonora. I suoni sono precisi, non ci sono sovrapposizioni tanto che i medi sono “croccanti” grazie allo speaker front-firing. Attivando la spazialità (a patto di avere superfici riflettenti nei pressi) la resa acustica diventa realmente 3D, conferendo una volumetria di ascolto prossima alla sfera. Questo significa creare un effetto sonoro coinvolgente, godibile sia per la qualità acustica sia per l’effetto che si crea. Interessante notare che lo Studio non perde precisione nemmeno alzando il volume al massimo. Chi vi scrive, inoltre, apprezza la discrezione del woofer, che conferisce profondità senza mai eccedere e sovrastare gli altri suoni. Piace soprattutto come gli alti e i medi siano sempre ben calibrati. Però bisogna ammettere che per sfruttare bene il suono 3D sono necessarie fonti ottimizzate. Sulle piattaforme di streaming audio, cercando bene, si trovano suoni campionati per questa modalità e fanno ben comprendere le potenzialità. Tuttavia la musica 3D è ancora uno scenario in forte evoluzione e che richiede maggiore sforzo da parte delle etichette discografiche perché si diffonda.

Il segreto che permette all’Echo Studio di funzionare in modo così appropriato è rappresentato dal sistema di calibrazione automatica dell’acustica dell’ambiente. Un suono emesso permette al Dac di rilevare riverbero, rifrazione e riflessività e di ottimizzare la riproduzione sulle effettive caratteristiche acustiche specifiche della posizione in cui si trova lo speaker.

Amazon ha davvero realizzato un prodotto quasi perfetto, peraltro certificato Dolby Atmos e compatibile con gli effetti audio Sony 360 Reality Audio. Non manca nemmeno l’hub Zigbee per gestire la casa smart, di più non si può davvero chiedere a un prodotto che costa 199,99 euro e che conquista alla prima nota.