La richiesta proviene dal commissario per il Mercato interno dell’Unione europea Thierry Breton: dapprima a Neflix, poi a Google e Amazon. Preoccupato per la possibilità che le reti di connettività europee siano eccessivamente sollecitate e congestionate dell’ammontare di dati generati dallo streaming video, Breton ha chiesto ai principali “over the top” statunitensi di ridurre l’ingombro dei filmati ma solo in Europa.

La risposta è stata immediata ma dolorosa per gli utenti: Netflix all’inizio e, nel giro di 24 ore, anche Google (YouTube) e Amazon (Prime Video) hanno ridotto del 25% il bitrate dello streaming dei filmati riprodotti nel Vecchio Continente. Per bitrate si intende: “La velocità di trasmissione (o di trasferimento detta anche frequenza di cifra o bit-rate), in informatica e telecomunicazioni, indica la quantità di dati digitali che possono essere trasferiti, attraverso una connessione/trasmissione, su un canale di comunicazione in un dato intervallo di tempo” (fonte Wikipedia).

Diminuendo la velocità di trasferimento dei dati, si impatta sulla qualità di visualizzazione; tutto ciò significa limitare le proprie aspirazioni alla definizione standard e tutt’al più all’HD, ma rinunciare al Full HD e al 4K. Le limitazioni non dovrebbero superare i 30 giorni.

La Ue parla con Neflix, Google Amazon

Il commissario Breton ha interagito direttamente con Reed Hastings, Ceo di Netflix, e Sundar Pichai, omologo di Google, al fine di prevenire ed evitare il collasso della connettività in seguito all’incremento costante nello streaming video nei Paesi europei a causa delle restrizioni di movimento dettate dal Coronavirus. Le persone passano le giornate in casa, sia per per lo smart working, sia per lo svago. E in quest’ultimo caso la predilezione va alle piattaforme di streaming.

Il taglio del bitrate pari a circa il 25% è stato di certo adottato da Netflix; una forma equivalente è stata introdotta da YouTube e Amazon Prime Video. I filmati hanno così subito una penalizzazione nella qualità dell’immagine, soprattutto le varianti in 4K. Tuttavia le piattaforme assicurano che l’esperienza di utilizzo non sarà modificata, in virtù del fatto che la resa grafica sarà ridotta ma non deteriorata.

Allo stato attuale, circa il 60% del traffico che passa sulle infrastrutture di reti fisse e mobili è causato dallo streaming video. L’impatto è destinato ad aumentare già nei prossimi giorni, perché il 24 marzo debutterà Disney+ in Italia, oltre che in Grand Bretagna, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Austria e Svizzera.

L’Unione europea ha chiesto ai gestori telefonici di non attuare protocolli di priorità sui pacchetti dati che transitano sulle reti al fine di non violare le regole della net neutrality (tutti i dati devono essere trattati nello stesso modo e con la medesima priorità di flusso). Nella dichiarazione ufficiale di YouTube si legge che “tutto il traffico in Europa è stato temporaneamente rimodulato in definizione standard come impostazione di default”.

L’analisi sullo streaming

Secondo gli addetti ai lavori questa misura temporanea porterà solo un marginale sollievo alla congestione delle reti dati europee. Di fatto, è stato solo rimandato il dilemma su come gestire il traffico dati importante da quello non essenziale. Una questione che, con il protrarsi dell’emergenza Coronavirus, diventerà urgente nell’immediato futuro.

In un mondo ideale, a fronte di questi cambiamenti epocali, i gestori telefonici sono chiamati a investire sulle infrastrutture di rete per eseguire gli aggiornamenti e gli upgrade necessari a supportare la crescente domanda di traffico dati. Il problema è che, tra Covid-19 e complessità strutturali, è difficile che questi interventi avvengano nel breve periodo. L’unica risposta alla crescente e incontrollabile incremento nel flusso dati sulle reti sarà di violare la neutralità della rete, identificare i dati importanti e creare un sistema di bassa priorità a quelli non essenziali (tra cui lo streaming video).

La riduzione del bitrate è dunque una cura di 30 giorni per pompare ossigeno ma in attesa di soluzioni più definitive da parte dei gestori telefonici. I quali sono chiamati a varare nuovi schemi di traffico e rinnovati protocolli e algoritmi di gestione dinamica dei flussi. Un’operazione che porterebbe un’efficienza superiore alle infrastrutture attuali.

Anche perché lo streaming video è solo uno degli elementi “intasanti”. Non possono essere dimenticati altri utilizzi delle reti dati con un impatto enorme di dati: tra questi citiamo il gaming in ogni sua forma (si veda Fortnite, che ha fatto registrare sui network di Tim un incremento “di oltre il 70% del traffico internet”), i servizi multimediali e le piattaforme di video chiamata.

Il Coronavirus fa aumentare il consumo dei media

Siamo partiti dallo streaming perché è il tema di attualità ma è solo la punta dell’iceberg. Sì, perché secondo lo studio di Nielsen, il Coronavirus obbliga le persone a dedicarsi a intrattenimenti multimediali. Si registra un aumento del 60% nel consumo di contenuti. A sorpresa è lo smartphone a beneficiare maggiormente dell’incremento di tempo a disposizione, perché è il dispositivo preferito per la riproduzione di streaming video dato che permette di crearsi un palinsesto personale.