Abbiamo avuto la possibilità di provare il Reno 2 per le 48 ore precedenti alla presentazione londinese nella sede del National Ballet. Affidiamo quindi a questo articolo le nostre prime impressioni di utilizzo, rimandando a una prova approfondita nei prossimi giorni per quanto riguarda il nuovo smartphone di Oppo.

Che, lo diciamo subito, ha un posizionamento leggermente differente rispetto alla articolata gamma Reno presentata a primavera (499 euro). Nel senso che Reno 2 si pone a metà strada, a livello di tecnologia e prestazioni, tra il primo Reno e il Reno 10x. Non ha zoom ottico ma con il teleobiettivo permette di attivare la modalità zoom con step da 2x (ottico), 5x (ibrido) e 20x (digitale).

Reparto imaging

Entriamo dunque nel dettaglio delle quattro fotocamere che compongono il Reno 2:

  • principale Sony Imx 586 da 48 Mpixel, f/1.7 e stabilizzatore d’immagine ottico ed elettronico;
  • grandangolare da 8 Mpx, f/2.2 e angolo di scatto di 116 gradi;
  • teleobiettivo da 13 Mpx, f/2.4;
  • obiettivo di profondità da 2 Mpixel per gli effetti bokeh.

Sono dunque quattro i sensori disposti in senso verticale sul dorso, riprendendo il design della precedente generazione di Reno con la parte posteriore centrale disegnata con un motivo lineare. In prossimità degli obiettivi è rimasta la semi-sfera chiamata O-Dot in materiale ceramico per tenere sollevato lo smartphone quando si appoggia il dorso a un ripiano. Questo serve a evitare graffi e inestetismo al comparto fotografico, peraltro perfettamente allineato alla superficie posteriore in Gorilla Glass 5 e privo di spessori aggiuntivi.

Lo zoom ottico è gestito in questo modo. Il sensore principale ha una lunghezza focale equivalente di 26 mm, quello grandangolare di 16 mm e il teleobiettivo di 83 mm. Facendo i conti si evince che dal grandangolare al teleobiettivo subentra un effetto zoom con fattore 5x; tra il principale e il teleobiettivo di circa 3x. Dunque, rimanendo entro la soglia del 5x si esegue effettivamente un ingrandimento di tipo ottico anche se gestito dalla sezione software, che provvede a fare operare in modo sinergico lo stabilizzatore ottico e quello digitale. L’app di gestione fotografica aiuta efficacemente a semplificare le operazioni. Facendo tap sull’icona circolare posto subito sopra al menu di scatto si passa dalla modalità 1x, a quella 2x, a quella 5x fino a tornare al grandangolo. Per attivare ingrandimenti maggiori fino all’ibrido 20x è necessario tenere premuta l’icona e spostare il dito sullo slider. I risultati delle foto con zoom sono i seguenti:

Il grandangolo può anche essere attivato con l’apposita icona in alto, nella parte di opzioni che consentono di variare gli effetti fotografici e di accedere al pannello delle impostazioni. Si noti che in modalità grandangolo si attiva la modalità macro, con risultati più che eccellenti.

Ultra Dark

Uno degli aspetti su cui Oppo ha operato maggiormente riguarda la modalità notte ora chiamata Ultra Dark. In questo contesto si entra nel mondo della fotografia computazionale secondo Oppo, fatta di ottica ma anche di un massiccio ricorso all’algoritmo. Per impostarla è necessario accedere alla modalità foto e fare tap sull’icona a tre barrette a sinistra, quindi scegliere Notte. Così facendo si delega al software l’analisi dell’ambiente e dei livelli di luminosità, di conseguenza l’intelligenza artificiale imposta Iso ed esposizione e regola lo scatto in accordo. Rispetto alla precedente generazione di Reno, l’efficienza complessiva è stata migliorata del 50% e lo scatto effettivo richiede non più di circa due secondi.

Le differenze tra modalità standard e notte si vedono. Nelle immagini che vi proponiamo di seguito si noti come impostando la funzione Notte la resa delle luci e la fedeltà dell’immagine complessiva, per quando amplificata, sia nettamente migliore e più realistica.

Oppo loves video

Migliorata la parte imaging, Oppo ha anche operato per enfatizzare ulteriormente i video. Non a caso l’azienda propone il Reno 2 ai “creatori di contenuti digitali”. Così sul fronte della registrazione dei filmati citiamo la Ultra Steady, ossia la modalità che sfrutta la stabilizzazione ottica e quella digitale per restituire una clip bene a fuoco e priva di movimenti o vibrazioni dovute all’impugnatura o alla situazione di registrazione. Il sorprendente effetto di stabilizzazione è ancora più accentuato nelle riprese in grandangolo.

Si noti che la Ultra Steady opera a 1080/60 fps. Se ancora non dovesse bastare, sul Reno 2 si trova installata l’app Soloop, che consente un editing video rapido ed efficace senza addentrarsi nei tecnicismi di montaggio ma concentrandosi solo sul risultato finale. Risultato finale che è impreziosito dal fatto che Reno 2, in virtù dei tre microfoni integrati, amplifica l’audio proveniente dal soggetto inquadrato, attenuando i rumori circostanti. Questa funzione di focalizzazione permette di ottenere filmati con disturbi ambientali inferiori rispetto ad altri modelli.

Selfie secondo Oppo

La cifra stilistica dei Reno è rappresentata dalla fotocamera anteriore a scomparsa sul modulo obliquo che si alza a soffietto quando si attiva la modalità selfie. Due buone notizie. La prima è che il sensore da 16 Mpixel è stato migliorato per l’autoscatto con effetto bokeh e nei processi di elaborazione della pelle per i filtri bellezza. Inoltre, ora può generare foto in Hdr. L’altra, ancora più importante, novità è che finalmente il flash che assiste i moduli posteriori non è più inserito nella “pinna” meccanica che ospita il sensore selfie ma è posto sul retro, nei pressi della sezione fotografica principale.

L’estetica di Oppo

Il Reno 2 riprende gli stilemi più significativi dei Reno, tra cui la pinna che si alza per i selfie e gli effetti cromatici cangianti sul dorso, e mantiene stabili le caratteristiche più importanti. Tra cui il display che occupa praticamente tutta la superficie anteriore con un rapporto tra schermo e scocca che supera il 93% dell’area disponibile. Grazie al meccanismo che ospita la fotocamera per i selfie, il pannello Amoled da 6,5″ è privo di notch e fori di qualsiasi sorta; inoltre le cornici laterali ridotte al minimo esaltano le doti dello schermo che ha risoluzione di 2.400×1.080 pixel.

A conti fatti, il display era e rimane l’aspetto più coinvolgente e riuscito anche del Reno in particolare sulla generazione 2, portando la qualità di visualizzazione a un nuovo livello in virtù di una luminosità che supera i 600 nit (circa il 20% in più rispetto a quella della generazione precedente). Sul touchscreen protetto da lastra Corning Gorilla Glass 5 si apprezzano non solo i contenuti multimediali ma anche e soprattutto il browsing di pagine Web e dei social media.

Cela inoltre il sensore d’impronte a illuminazione verde, che opera per rifrazione sul sensore sotto allo schermo, ora supportato da un algoritmo migliorato nel riconoscimento, che incide in termini di rapidità. Nel test il lettore biometrico così impostato è risultato nettamente più veloce della precedente generazione di Reno e della maggior parte dei modelli che adottano la medesima tecnologia.

ColorOS 6.1

Il display è anche il protagonista principale quando si parla di Android. Nel caso del Reno 2 la versione personalizzata del sistema operativo di Google chiamata ColorOS è giunta alla release 6.1. Le 48 ore di primo acchito con questo Os sono riassumibili un concetto: finalmente c’è tutto. Segnatamente le notifiche ora sono gestite in modo più “europeo” rispetto alle versioni precedenti della piattaforma, è finalmente possibile agire con maggiore dettaglio sulle preferenze e le impostazioni e la grafica ha guadagnato in leggerezza ed eleganza, pur mantenendo la grafica originale e rappresentativa di Oppo. ColorOS 6.1 ci ha soddisfatti: certo su alcuni aspetti bisogna prendere la mano (si veda, per esempio, l’uso del menu delle notifiche che le raggruppa per app) ma l’apprendistato non supera l’ora di utilizzo.

Processore per gaming

Ad animare il Reno 2 ci pensa il processore Qualcomm Snapdragon 730G, assistito da 8 GB di Ram e ben 256 GB di storage, peraltro espandibile con microSD. La dotazione di memoria è super, adeguata a qualsiasi esigenza di utilizzo. Il processore è furbo e interessante. La sigla “G” sta a indicare gaming: lo Snapdragon 730G è l’edizione per giochi del 730 e assicura un’efficienza complessiva di elaborazione superiore del 15%. Le promesse sono effettivamente mantenute, perché con il benchmark Antutu 7.1 è stato superato il punteggio di 213mila punti. Il 20% superiore rispetto a quello del Reno. Sempre lato gaming, il 730G riduce al massimo le latenze complessive (in modo particolare nella gestione della memoria) ed è ottimizzato per la reattività con il touchscreen, proprio a supporto dei videogiochi. Tutto ciò si traduce in un sistema operativo reattivo, in un’interazione precisa e rispondente e in una assenza di rallentamenti. In più, è possibile giocare con tutti i titoli più recenti, compresi Call of Duty e Formula 1, senza incappare in lag.

Si diceva che lo Snapdragon 730G è intelligente e furbo. Della prima sua qualità abbiamo parlato, alla seconda ci riferiamo in termini di impatto sulla batteria da 4.000 mAh. La durata supera ampiamente la giornata di utilizzo intenso, in virtù dell’equilibrio quasi perfetto ottenuto da Oppo. L’autonomia non è un problema e nemmeno la ricarica con la piattaforma Vooc 3.0, che consente di avere il 90% di ricarica in circa 40 minuti. La Vooc 3.0 sfrutta un algoritmo che controlla il passaggio di corrente dall’alimentatore fino allo smartphone. Perché tutto funzioni è imperativo che vengano usati l’alimentatore e il cavo forniti di serie. Qualora vogliate ricorrere ad alimentatori di terze parti, meglio non superare modelli con erogazione superiore a 10 watt.

Ultima parola

Il Reno 2 ci è molto piaciuto per la sintesi tra estetica e funzioni. Il reparto fotografico è convincente, la connettività precisa, la qualità telefonica superiore alla media dei modelli a parità di prezzo e, soprattutto, ha il jack da 3,5 mm di cui si sente la mancanza sui modelli top di gamma. Oppo è riuscita a migliorare la precedente versione dei Reno con un modello equilibrato e collaudato in ogni aspetto, capace di non deludere le attese. A dimostrazione che la sostanza conta più dell’apparenza.