Oppo R15 Pro: eleganza versatile – La nostra recensione

Ogni dettaglio è al suo posto. Oppo non lascia nulla al caso, a partire dalla confezione del R15 Pro, telefono di fascia medio/alta del brand cinese arrivato alla conquista dell’Europa e controllato dalla holding BBK Electronics (a cui fanno riferimento anche i marchi OnePlus e Vivo). L’abbiamo provato per quasi due mesi, per comprendere a fondo la nuova filosofia di utilizzo proposta dal brand cinese.

Giusto per capire l’impronta di BBK, nel 2017 ha distribuito oltre 56 milioni di cellulari, secondo solo a Samsung e superando per volume mondiale Huawei e Apple; in India è il primo vendor di smartphone. Oppo è il brand di prestigio: con il Find X ha proposto uno smartphone ancora oggi ineguagliato per design e soluzioni tecniche. Con R15 Pro va a intercettare un consumatore attento al design, alle funzioni e alla dotazione complessiva.

Così si ritorna alla cura profusa già nell’apertura della scatola, fatta a “cassetto” e contenente la cover in silicone. L’impressione è subito di qualità, confermata dal primo contatto della scocca con le dita. Il modello giunto in prova è quello denominato Ruby Red (l’altra alternativa di colore è la Cosmic Purple) con effetto cangiante del dorso. Sottile, si impugna bene e piace subito al primo contatto.

Carica veloce Vooc

Il sensore biometrico con design ovalizzato posto sul dorso è ben dimensionato e comodo da raggiungere con l’indice. A uno sguardo più attento si scopre che la porta è di tipo mini Usb, con relativo cavo incluso nella confezione. Certo, questa scelta garantisce piena coerenza con il panorama esistente di smartphone, non obbligando al passaggio a Usb-C. È supportata la modalità Vooc, che accelera la ricarica, tuttavia l’efficienza complessiva assicurata dall’Usb-C poteva essere un vantaggio in più nell’utilizzo del dispositivo.

La batteria da 3.450 mAh vanta una generosa autonomia. Si arriva a completare la giornata anche mettendo sotto stress il telefono; con un utilizzo più parco ci si può addirittura dimenticare di ricaricarlo fino al giorno successivo. La Vooc consente di avere circa il 60% di durata della batteria (partendo pressoché da zero) con circa 30 minuti di ricarica.

Processore veloce e risparmioso

Il merito di questa lunga durata va attribuito anche alle scelte costruttive di Oppo, che si sono rivelate interessanti e intelligenti. A iniziare dal processore che anima R15 Pro: il Qualcomm Snapdragon 660, uno dei SoC più riusciti ed equilibrati dell’azienda californiana. Il 660 è capace di erogare un’elevata potenza di calcolo, perfetta per qualsiasi esigenza, bilanciando l’impatto sulla batteria.

Il processore conta su otto core Kryo 260 con il classico schema Big.little. I quattro nuclei di elaborazione ad alte prestazioni (Big) sono di tipo Cortex A73 a 2,2 GHz. Gli altri quattro che puntano a una maggiore efficienza energetica (little) sono di tipo Cortex A53 a 1,8 GHz. L’equilibrio perfetto raggiunto da Qualcomm si declina anche sul reparto grafico, con la Gpu Adreno 512 dotata di 128 pipeline di elaborazione a 850 MHz che non teme nè la riproduzione multimediale nè i giochi più impegnativi come Asphalt 9. Sull’Oppo R15 Pro lo Snapdragon 660 è assistito da 6 GB di Ram e 128 GB di storage, espandibile via microSD rinunciando alla seconda linea telefonica. Sì, perché lo smartphone è di tipo dual Sim entrambe con supporto 4G. Il modem integrato nel Soc è di tipo cat. 12, che arriva a 600 Mbps nominali in download e 150 Mbps in upload.

Questa configurazione ha permesso all’Oppo R15 Pro di raggiungere ottimi risultati nei benchmark. In Geekbench 4 ha fatto segnare 1.604 punti in modalità di elaborazione a single core e oltre 5.700 in multi core; la Gpu ha totalizzato 5.382 punti e in Antutu 7 è stato superato il putneggio di 146mila punti. Dati che proiettano lo smartphone nella parte alta della classifca. Ma è soprattutto nell’utilizzo quotidiano che si apprezzano le doti velocistiche, tali da non fare rimpiangere modelli più costosi e blasonati.

Piace il display: l’Amoled da 6,28″ con formato 19:9 (2.280×1.080 pixel, Full HD+) assicura una visuale generosa dei contenuti. Ottimo il bilanciamento dei colori, con un punto di bianco piuttosto preciso. La tecnologia alla base del display tende a “scaldare” la riproduzione delle tonalità ma questo va a beneficio di una visualizzazione eccellente soprattutto in ambito multimediale, in particolare foto e video. Il display per superficie (occupa circa l’85% della parte frontale) e resa visiva è sicuramente uno degli elementi più riusciti dell’Oppo. Senza dimenticare che lo schermo è protetto da una lastra Gorilla Glass 5, a testimonianza che nemmeno sulla solidità l’azienda è scesa a compromessi. La scocca in alluminio è certificata IP67, quindi resiste alla polvere e a immersioni in acqua dolce fino a un metro.

Doppia fotocamera

Sul retro la liscia superficie in vetro, poco sopra al sensore biometrico ovalizzato, trovano posto i due sensori fotografici. Lo schema del Pro ospita due sensori: il principale è Sony IMX519 da 16 Mpixel e il secondario da 20 Mpixel. Entrambi sono pressoché identici come schema, vale a dire f/1.7 e lunghezza focale di 25 mm. Sul Sony è montato il sistema di autofocus a rilevamento di fase (Pdaf) e la superficie è di 1,22 μm, che significa ridurre il rumore e ottenere scatti più nitidi. Il secondario subentra quando la luminosità ambientale non è ottimale. In virtù della sua definizione provvede a identificare le sezioni più scure e a integrare le informazioni raccolte con il sensore di Sony. La somma di questi due scatti conferisce un aspetto più realistico e preciso in qualsiasi condizione di utilizzo.

Altro ambito nel quale i due sensori fanno la differenza risiede nel ritratto fotografico. Il bokeh, quindi l’immagine del soggetto con lo sfondo sfumato, si affida a un algoritmo evoluto firmato da Oppo, che consente di effettuare scatti anche variando gli effetti di luce in virtù del modello 3D generato in tempo reale della scena inquadrata.

Il tutto è sigillato dalla AI Scene Recognition, che sfrutta l’intelligenza artificiale made in Oppo per ottimizzare le impostazioni di scatto scegliendo tra 120 scene predefinite. Interessante notare che Oppo R15 Pro propone anche i tag da abbinare alle foto, così che sia ancora più semplice trovarle in seguito.

I selfie sono affidati al sensore anteriore da 20 Mpixel con l’immancabile modalità di bellezza che migliora il tono della pelle del viso analizzando fino a 296 punti. Questo consente di applicare filtri e di ridurre le imperfezioni mantenendo un aspetto realistico ed evitando di eccedere, come spesso accade, con il risultato di farsi autoscatti con volti “plastificati”.

Fin qui la teoria. Nella pratica l’impianto fotografico del R15 Pro assicura una buona resa. L’applicazione è semplice e intuitiva: pochi fronzoli e tutte le funzioni risultano a portata di mano. Le immagini che vi proponiamo sono state scattate in varie condizioni di luce con risultati più che soddisfacenti. Considerando che è il medesimo sensore fotografico che equipaggia OnePlus 6, sull’Oppo si ottengono risultati nettamente migliori. Soprattutto in condizioni di buona luminosità ambientale; quando la luce cala, aumenta in modo vistoso (soprattutto sulle zone più scure) il rumore di fondo. Buoni i video, per fluidità e qualità grafica. A penalizzare l’Oppo è il prezzo dichiarato (cercando bene si trova a condizioni più favorevoli), che lo proietta verso modelli su cui il reparto fotografico è una caratteristica fortemente differenziante e molto sviluppata.

Os colorato

Se l’Oppo R15 è egregio dal punto di vista hardware, sul fronte software è migliorabile. ColorOS 5.1 è una derivazione di Android studiata dal brand cinese per rendere più amichevole e curato il design estetico ma senza apportare sostanziali miglioramenti in termini di ergonomia. Piacciono le icone e la configurazione generale dei pannelli.

ColorOS 5.1 è basato su Android 8.1 e scorre veloce e reattivo sotto le dita, su questo fronte va elogiata Oppo per l’originalità e per l’efficienza della sua interfaccia.

Tuttavia questa struttura ha obbligato il brand a variare l’organizzazione di alcuni menu. Se ci hanno guadagnato l’home e vari menu, soprattutto quello dei collegamenti veloci (non c’è l’app drawer ma le applicazioni sono posizionate sulle schermate), è sulle impostazioni che bisogna prendere confidenza. Il pannello di configurazione ha visto una ricollocazione di alcune funzioni in modo differente dallo schema classico di Android, fatto che obbliga a investire circa una giornata per ritrovare l’orientamento. In particolare, sul fronte delle notifiche di sistema Oppo ha agito attivando un meccanismo differente da quello standard, che le toglie dalla vista se non si passa dalla schermata di sblocco, e non prevedendo la possibilità di nascondere i contenuti.

Le impostazioni standard vanno modificate applicazione per applicazione, il che significa impostare i criteri di privacy per ogni singolo software installato. Nulla di trascendentale, certo, ma rispetto all’approccio standard di Android non rappresenta un concreto vantaggio. Certo, sono tutti aspetti perfezionabili con un aggiornamento software. Forse, alla resa dei conti, si tratta solo di imparare un criterio di utilizzo differente dello smartphone.

Valutazione
Oppo R15 Pro