Area

Oppo Find X2 Pro si candida a essere lo smartphone più completo, versatile e potente della prima parte del 2020. Allo stato dei fatti, somma in sé tutte le caratteristiche che si cercano in un vero flagship: processore allo stato dell’arte, completo reparto fotografico, estetica curata e sistema operativo semplice ma elegante.

Questo per dire che Oppo ha ormai affilato le armi e può confrontarsi ad armi pari con brand più blasonati in Italia, sia in termini qualitativi sia di design. E questo ragionamento assume un’importanza ancora maggiore se si considera l’andamento del mercato: 5G, Coronavirus e atteggiamento dei consumatori introducono dinamiche molto meno prevedibili rispetto al passato. A tutto vantaggio dei brand che sanno cogliere l’occasione con prodotti completi e ben calibrati. Oppo è in prima linea.

Abbiamo provato il nuovissimo Find X2 Pro, che rispetto al precedente mantiene invariata la vocazione di smartphone superlativo, per vari giorni e in questo primo approfondimento vogliamo condividere alcune delle considerazioni derivanti dall’utilizzo. In particolare su due aspetti cruciali: sistema operativo e reparto fotografico. Rimandiamo ai prossimi giorni la recensione completa.

Color OS 7.1

Finalmente convince e soddisfa la nuova release della personalizzazione (profonda) di Oppo su Android 10. Sono stati corretti e perfezionati tutti gli aspetti un po’ più fragili che hanno caratterizzato le release precedenti. Più in dettaglio: finalmente le notifiche ricalcano lo schema classico di Android e tutte le funzioni del sistema operativo di Google sono presenti laddove ci si aspetta, non più riconfigurate. A ciò si aggiunge un approccio minimal ed essenziale dell’interfaccia, così che risulta elegante e semplice al contempo.

X2 Pro è un netto passo in avanti in termini stilistici e funzionali rispetto ai precedenti Oppo, compresi gli eccellenti Reno. ColorOS 7.1 (Android 10) è perfetto per trarre il massimo beneficio dall’hardware, in cui spicca il più recente processore Qualcomm, cioè lo Snapdragon 865 con reparto grafico Adreno 650, assistito da 12 GB di Ram (di tipo Lpdd5 come i più recenti modelli top di gamma) e ben 512 GB di storage non espandibile. Questa è la dotazione della versione Pro che stiamo usando come test. Il Soc è alimentato da una batteria da 4.260 mAh che si ricarica in modo rapido con l’alimentatore fornito in dotazione SuperVooc 2.0 da 65 watt. In sostanza in meno di 40 minuti si ottiene il 100% della ricarica partendo da 0. La ricarica veloce è un punto di forza non indifferente di X2 Pro, a patto di ricordarsi che avviene solo con l’alimentatore e il cavo forniti in dotazione. Non vanno impiegati altri alimentatori ad alta potenza: come per tutti gli Oppo (e non solo, anche per Vivo, OnePlus e realme) se si usano carica batterie di terze parti meglio non superare modelli che erogano non più di 10 watt.

ColorOS 7.1 sfrutta a dovere anche le doti grafiche del pannello Amoled con diagonale da 6,7″ con risoluzione massima di 3.168×1.440 pixel (513 ppi, rapporto corpo/schermo 93%). La caratteristica di questo display è rappresentata dalla frequenza di refresh di 120 Hz, ossia la velocità con cui è aggiornata l’immagine. A 120 Hz lo schermo è aggiornato per 120 volte al secondo, ossia è capace di restituire una riproduzione video e di gaming più stabile, priva di effetti scia e di alta qualità. E sulla qualità grafica dell’Amoled scelto da Oppo non ci sono dubbi: la visualizzazione di film e foto è un vero piacere per gli occhi.

Oppo reinventa la sezione fotografica

Il pannello anteriore ospita la fotocamera per i selfie da 32 mpixel nel foto in alto a sinistra, praticamente invisibile e che permette di sfruttare al massimo l’area visiva disponibile. Sul dorso invece il reparto fotografico è corposo, tanto sofisticato da sporgere dalla scocca. Il layout estetico è tipicamente verticale, non si notano bizze creative. Tuttavia la dotazione di sensori è al top e prende il nome Ultra Vision Camera System:

  • principale 25,46 mm Sony Imx689 da 48 Mpixel, f/1.7, grandangolo a 70°, obiettivo a 7 elementi, stabilizzatore ottico (Ois), messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf) sul 100% dei pixel, Raw a 12 bit;
  • secondario 16,5 mm ultra grandangolare (120°) da 48 Mpixel Sony Imx586, f/2.2, obiettivo a sei elementi e Pdaf;
  • tele obiettivo 128,77 mm da 13 Mpixel, f/3, stabilizzatore ottico, pdaf e obiettivo a cinque elementi per effetti zoom ibrido a 10x e digitale a 60x.

Non manca poi il flash a doppio led e la possibilità di girare video in 4K/60fps con modalità Hdr.

Analizzando le caratteristiche tecniche si scopre come l’effetto zoom ottico sia pari a 5x ottico rispetto al sensore principale e circa 8x rispetto all’ultra grandangolare. Il 10x ibrido è ottenuto grazie al supporto del processore d’immagine (Isp) che assiste lo Snapdragon 865 e della componente software di Oppo. Questo impianto di base è stato ereditato dal Reno 10 e 5G.

Dall’interfaccia è possibile selezionare gli ingrandimenti 1x, 2x, 5x e 10x (quelli ottici/ibridi), per arrivare a 60x bisogna agire manualmente operando su una ghiera virtuale simile a quella di una tradizionale reflex. Nel menu in alto si trovano i comandi per attivare l’intelligenza artificiale (utile) e per fare operare il sensore Imx689 a 48 Mpixel, con cui si perdono le funzioni di ingrandimento ma si scatta alla risoluzione massima nativa al fine di ottenere il migliore dettaglio possibile. Non manca poi la modalità macro, precisa nella messa a fuoco a partire da circa 3 cm.

Quest’ultima opzione è ideale per i fotografi provetti, gli stessi che vogliono trarre il massimo dalla modalità manuale del Find X2 Pro e attivare la modalità Raw a 12 bit. Anche perché il Sony Imx689 è un passo in avanti notevole rispetto all’Imx586, ampiamente utilizzato sugli smartphone 2019 come sensore principale a 48 Mpixel.

Le doti molto buone dell’Imx586, già sapientemente sfruttate da Oppo sulla serie Reno, sono affidate all’ottica ultra grandangolare. Quella principale è animata dal nuovissimo sensore di Sony che rispetto al suo predecessore vanta un’area di rilevamento della luce più grande del 96% e una sensibilità di rilevamento della luce è incrementata del 130%. Un dato su tutti: la superficie del 689 è pari a 1/1,4 pollici, quella del 586 è di 1/2 pollici.

Oppo abbraccia per primo l’Imx689

Anche Imx689 ripropone lo schema quad Bayer per il raggruppamento dei pixel (come sul 586) su base 2×2 (4 pixel) con tecnologia On-Chip Lens (Ocl) seguendo uno schema omogeneo per colore e lente. Si ottiene una foto con risoluzione effettiva di 12 Mpixel tuttavia aumenta in modo sostanziale la sensibilità, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità, e il dettaglio.

A rendere più efficiente l’Imx689 rispetto al 586 è la disposizione delle lenti: nel secondo caso ogni pixel ne dispone di una, nel primo caso sono “appoggiate” davanti ai gruppi di 2×2 pixel. Questo permette di contenere enormemente l’interferenza causata da informazioni spurie che si ottengono dall’accavallamento dei dati raccolti per ciascun pixel. Ossia, aumenta l’uniformità delle informazioni per merito della singola lente.

A proposito di lenti, per ogni sensore abbiamo citato il numero di lenti che ne compongono l’obiettivo: rispettivamente 7,6 e 5. All’aumentare del numero degli elementi migliora la precisione fotografica perché si attenua l’aberrazione ottica (che incide su colori, distorsione, dettaglio e così via).

Infine, il Sony Imx689 supporta la tecnologia Dual Native ISO, che può regolare automaticamente la capacità di rilevamento della luce in base a diversi scenari. Ad esempio, in ambienti scuri, adotta ISO elevati, restituendo contenuti più luminosi ma riducendo al minimo il rumore dell’immagine. In ambienti luminosi, adotta ISO bassi per aumentare la gamma dinamica e la resa del colore. Anche quando si scattano soggetti con la luce “contro”, rimane comunque possibile acquisire ogni minimo dettaglio. L’elevata capacità di acquisizione della luce rende più facile scattare foto di alta qualità, che si tratti di tramonti, locali scarsamente illuminati o vivaci contesti notturni. In questi contesti, la terza generazione della modalità Ultra Night Mode aiuta a ottenere foto di qualità superiore.

Le foto fatte con Oppo Find X2 Pro

Eccoli dunque i primi scatti fatti con il poderoso sistema fotografico di Find X2 Pro. Questo Oppo, lo anticipiamo fin d’ora, ci sta davvero esaltando.

Sole allo zenit

Sole alle spalle

A distanza ravvicinata

Lg-K-Series