Arriverà solo dopo l’estate in Italia, tuttavia l’Oppo Find X sta già smuovendo le attenzioni per via di alcune soluzioni tecnologiche inedite. A iniziare dall’area frontale che per il 94% della superficie è occupata dal display, da cui ne consegue la necessità di spostare il reparto imaging anteriore e posteriore all’interno di un sistema a slitta sotto al display.

Ci siamo approcciati a questo smartphone animato da Android 8.1 in modo curioso: sia perché sarà la punta di diamante del debutto di Oppo in Italia, insieme ad altri modelli che costituiranno la gamma completa e articolata su più posizionamenti di prezzo; sia perché per la prima volta si è visto qualcosa di nuovo. Ora, la domanda latente è quanto spazio sia rimasto ai designer di “inventare” estetiche inedite, in un mondo sempre più dominato dal notch e da display più alti che larghi, tanto da obbligare ad avere telefoni che si sviluppano per il lungo.

La sfida, dunque, è mantenere alta l’ergonomia e provare a rinnovare lo stile laddove possibile. Nel caso di Oppo, la scelta è stata di assicurare la piena simmetria laterale e longitudinale, con il display curvato (in stile edge) su tutti i bordi. Appena si impugna si nota subito la solidità della scocca assicurata dal frame in alluminio su cui si appoggiano le superfici in vetro con trattamento chimico Corning Gorilla Glass 5. I due colori (blu e bordeaux) sono eleganti e l’impugnatura piuttosto confortevole nonostante le dimensioni del display da 6,42” (1.080×2.340 pixel, 401 ppi). Appare subito evidente la necessità di una cover: Oppo ci ha assicurato che in occasione del lancio saremo confortati anche da una collezione di accessori in merito.

La vera curiosità va però al meccanismo a slitta che nasconde la fotocamera. È il segreto che permette al Find X di dare l’impressione di avere in mano il display e basta, complici anche i bordi laterali sottili, e che porta l’estetica a nuovi livelli più ambiziosi rispetto a quanto visto finora. Ebbene, basta premere il tasto della fotocamera: rapido ma elegante e “soffice” compare la slitta che ospita nella parte posteriore lo schema imaging a doppio sensore e nella parte anteriore il sensore per i selfie e per il riconoscimento facciale.

Non è presente il sensore d’impronte perché, ci spiegano i portavoce di Oppo, il tasso di errore è di 1/50.000 volte mentre il riconoscimento facciale O-Face 3D è affidabile con una percentuale di errore di 1/1.000.000. A parte la maggiore sicurezza, in realtà sulla scocca sarebbe stato difficile trovare posto. Il retro è occupato fin quasi la scritta Oppo dal meccanismo con motore elettrico per il meccanismo a scomparsa. Questo è composto da due martinetti a molla pilotati da un motore elettrico a scorrimento incastonato al centro del dorso dello smartphone. Si tenga presente che il modulo che contiene le fotocamere e la relativa elettronica è pari a circa la distanza che separa la scritta Oppo posteriore e la sommità dello smartphone. Tant’è che l’elettronica incentrata nel processore è spostata verso il basso rispetto ad altri modelli.

Caratteristiche tecniche

Entrando più nel dettaglio delle specifiche del Find x, il processore Qualcomm Snapdragon 845 è assistito da 8 GB di Ram e 256 GB di spazio di memorizzazione nell’edizione che arriverà in Italia (quella griffata da Lamborghini arriva a 512 GB di storage). Quanto basta per giustificare il prezzo elevato (999 euro) e per creare il cosiddetto “peace of mind” tra gli utenti, ossia la sicurezza implicita che qualsivoglia applicativo non risentirà di rallentamenti. Durante il primo contatto, l’Oppo ha spiccato per rapidità e reattività. Merito anche dell’ottimizzazione di ColorOS 5.1, che si appoggia ad Android 8.1 e conferisce un’interfaccia minimal e basata sulle gesture. Sì, perché per spostarsi nei menu bisogna eseguire degli swipe nelle varie direzioni (per esempio, dal basso verso l’alto per emulare il tasto home). Mentre a schermo spento si disegna una O per accendere la fotocamera oppure una V per attivare il flash come fosse una torcia e così via. Lo smartphone ha dimensioni di 156,7×74,2×9,4 mm, quindi è più grande della media ma inferiore solo al Note 8. Il peso è di 186 grammi. Chiudiamo citando che offre reparto telefonico dual Sim con supporto Lte cat. 16 (1 Gbps in download e 150 Mbps in upload) ma non è previsto il vano per microSD. Il connettore Usb-C supporta la ricarica veloce Svooc per la batteria da 3.730 mAh.

Imaging a scomparsa

Lo schema imaging a due obiettivi prevede un sensore da 16+20 Mpixel con f/2.0 e funzioni di messa a fuoco e scelta dello scatto assistite dall’intelligenza artificiale. L’app di scatto è semplice: un tasto bianco nella parte inferiore del viewer a cui si somma lo slider per selezionare la modalità di scatto o di ripresa video. L’IA opera in simbiosi con l’Hexagon 685 Dsp integrato nello Snapdragon 845 e permette di impostare in automatico uno dei 20 scenari di base la cui combinazione dà origine a circa 800 varianti. Insomma, c’è la sicurezza che il Find X metta l’utente nelle condizioni di fare lo scatto migliore senza imporre meccanismi complicati o che richiedono conoscenze approfondite di fotografia.

Sempre al motore di intelligenza artificiale è delegato il compito di gestire il meccanismo di riconoscimento facciale che si affida al sensore di 25 Mpixel. Nelle nostre prove è stato in grado di sbloccare rapidamente lo smartphone anche con il volto leggermente spostato oppure con oggetti che parzialmente ostacolavano la messa a fuoco ottimale. Utilizzato per i selfie, l’obiettivo permette di applicare effetti dinamici basati sulla luce per conferire un aspetto creativo o divertente. Infine, sempre con la fotocamera frontale si possono comandare gli Omoji, avatar che muovono il muso in correlazione con il viso inquadrato dell’utente.

ColorOS

Chiudiamo sul fronte software. Il modello che abbiamo potuto provare per qualche tempo disponeva di una edizione ancora beta per il mercato europeo. Era provvista di Google Assistant, il cui sistema di riconoscimento dei comandi si affida anche a una serie di microfoni per isolare la voce e ridurre i rumori ambientali. L’interfaccia è in perfetto stile orientale, con le icone appoggiate sugli homescreen e l’assenza dell’app drawer. Si può inoltre personalizzare con temi, colori e sfondi. L’aspetto generale appare curato e omogeneo, diverso da quanto visto finora sugli Android.

L’ultima parola

Toccare con mano il Find X ci ha confermato che il meccanismo a slitta è molto bello e ben fatto, ma sarà pratico anche alla lunga e messo sotto stress nell’utilizzo quotidiano? Sarà possibile non perdere il tempismo di scatto nelle fotografie? Domande a cui non siamo riusciti a dare risposta nel periodo di tempo limitato che ci è stato concesso ma che troveranno conferma dopo l’estate quando potremo recensirlo inserito nella vita reale. Il primo contatto ha anche confermato l’elevata qualità del prodotto e la cura costruttiva. È stato uno dei rari casi in cui ci si è trovati di fronte a un modello che prova a proporre qualcosa di nuovo, per quanto le tecnologie impiegate possono lasciare disorientati di primo acchito. Va ammesso che l’originalità è un elemento connaturato nel nuovo smartphone di Oppo.