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Mettere il mostro in prima pagina. È un detto del mondo giornalistico, ma non solo, per identificare la capacità di trovare scoop veri o presunti e costruirci sopra un tessuto informativo che catturi più la pancia che la testa. Vittima questa volta è OnePlus con le più recenti generazioni di flagship: OnePlus 9 e OnePlus 9 Pro. Tutto parte dal sito Anandtech, che chi vi scrive segue da oltre una ventina d’anni e lo reputa tanto autorevole come saltuariamente sensazionalistico. Ebbene, sul sito è apparto un articolo di approfondimento che dimostrerebbe come OnePlus abbia manipolato le prestazioni di 9 e 9 Pro al fine di mantenere sotto controllo le temperature, quindi evitare il cosiddetto throttling (l’abbassamento dell’efficienza di elaborazione a causa dell’elevata temperatura di esercizio del chip).

Sotto la lente d’ingrandimento è il SoC Qualcomm Snapdragon 888: OnePlus ha applicato un sistema di raffreddamento passivo basato su un heatpipe accoppiato a una generosa camera di vapore. Questo approccio hardware però non deve essere stato sufficiente per il brand, che ha anche attuato ottimizzazioni e interventi software per gestire le prestazioni delle singole app. A differenza però di algoritmi, standard tanto di Android quanto di iOS, che analizzano i comportamenti delle app e ne ottimizzano l’impatto in termini di prestazioni e impatto energetico, OnePlus ha creato una lista di oltre 300 applicazioni tra le più utilizzate e popolari e ne ha definito un profilo di utilizzo del SoC e della batteria.

A essere particolarmente esoso nella struttura dello Snapdragon 888 è il core Cortex-X1 ad alte prestazioni e, di conseguenza, forte generatore di calore ed elevato dissipatore di energia. Pete Lau, ceo di OnePlus, ha subito spiegato l’approccio della sua azienda. Così:

“La nostra massima priorità è fornire sempre un’esperienza utente eccellente con i nostri prodotti, basati in parte sull’essere molto reattivi ai feedback importanti degli utenti. Dopo il lancio di OnePlus 9 e 9 Pro a marzo, gli utenti hanno indicato alcune aree in cui batteria tendeva a scaldare la scocca. Come risultato di questo feedback, il nostro team di ricerca ha lavorato negli ultimi mesi e popolari per le prestazioni del dispositivo quando si utilizzano molte delle app più popolare, incluso Chrome, abbinando i requisiti del processore dell’app con la potenza più adatta. Questo ha aiutato ad assicurare un’esperienza fluida seppur riducendo il consumo energetico. Anche se questo dovesse impattare in alcuni benchmark, il nostro focus è sempre stato di migliorare le performance del dispositivo per i nostri utenti”.

Ed è del tutto ragionevole perché algoritmi e interventi di ottimizzazione della batteria e del processore esistono da anni sia per i dispositivi mobili sia per i computer. Il throttling è un fenomeno complicato da gestire su tutte le piattaforme nell’ambito mobile. Per ottimizzare prestazioni, energia, dissipazione e form factor è indispensabile trovare equilibri e compromessi. Ciascuno nel proprio modo.

Android e iOS eseguono già queste ottimizzazioni. Si possono chiaramente evidenziare quando si usano le opzioni di ottimizzazione fornite di serie dal sistema operativo. Nell’esecuzioni queste routine di base ci sono sempre anche interventi sull’uso della batteria e del processore. Android le chiama “ottimizzazione delle app” e questi processi non fanno altro che modificare e adattare il comportamento dell’Os affinché metta queste applicazioni in congelamento o in esecuzione o in altro stato per ridurne l’impatto sull’hardware nel suo complesso.

Si discute del fatto che OnePlus abbia di fatto profilato il comportamento di centinaia di applicazioni sulla base delle caratteristiche dei propri smartphone. Se ne discute troppo e con posizioni a sproposito ed eccessive. Come quella di Geekbench che non ha accettato questo tipo di ottimizzazioni, mentre trova più ragionevoli quelle basate su altri sistemi e presenti in qualsiasi smartphone abbiate in mano. Così Geekbench ha deciso di escludere gli OnePlus 9 dalla classifica ufficiale del benchmark: un comportamento senza alcuna ragione. Perché per coerenza, allora, Geekbench dovrebbe analizzare tutti i sistemi di ottimizzazione presenti su pc, smartphone e tablet.

Ma si sa, il mondo è fatto di due pesi e due misure, di figli e figliocci. E probabilmente finché OnePlus è stato il brand eroico e controcorrente, almeno all’apparenza, ha fatto comodo supportarlo. Ora che la stretta parentela fra OnePlus e Oppo è stata ufficializzata, ci si accorge di queste finezze e si trasformano i granelli di sabbia in montagne. Assurdo e incoerente.

Il difficile e periglioso equilibrio tra massime prestazioni e consumo energetico è perseguito, su qualsiasi piattaforma e device, con un’abbinata di ottimizzazioni hardware e software. Nessuno ne è immune. E chi può adotta un approccio anche intelligente e interessante, a nostro avviso. Come quello di OnePlus, che ha profilato le app per fare in modo che traessero il massimo vantaggio dallo smartphone. Certo viene da pensare nello scorrere l’elenco di queste 300 e oltre app e trovare anche alcuni dei software installati di serie da OnePlus. Tuttavia, guardando la realtà da un altro punto di vista, è anche la conferma di un paritetico trattamento e di una coerenza di fondo nell’approccio alla questione.

Il fatto di base è che tutta questa querelle partita da Anandtech sta portando l’attenzione lontano dai fatti. Anzi dal fatto: OnePlus 9 e 9 Pro non rallentano mai e forniscono prestazioni tra le più elevate degli smartphone del 2021. Con qualche rinuncia? Probabilmente, ma come detto ogni device è frutto di un equilibrio con pro e contro.

La nostra prova del OnePlus 9 Pro

Non convinti di tutto ciò abbiamo messo alla prova il nostro OnePlus 9 Pro, che è usato quotidianamente per il lavoro e la sfera personale. Abbiamo eseguito un test molto semplice: abbiamo fatto “girare” i benchmark Antutu e Geekbench per due volte in modalità standard (quindi non in risparmio energetico oppure di ottimizzazione della batteria). Per la cronaca lo smartphone ospitava tutte le app che si trovano tipicamente in un device personale.

Il nostro test è avvenuto misurando la temperatura della scocca posteriore con un termometro a contatto per comprendere quanto in effetti hanno impattato le ottimizzazioni di OnePlus. Il risultato è nella tabella che trovate qui di seguito.

Dobbiamo confermare le parole di Pete Lau, ossia che le scelte fatte da OnePlus sono efficaci e sostanzialmente indolori. Le prestazioni sono al top, anche dopo due iterazioni dei benchmark. Il dorso non ha mai superato i 41 gradi. Con una cover in silicone non si nota nemmeno il surriscaldamento distribuito nella sezione laterale e nella parte centrale e bassa posteriore.

Inoltre, con un software terzo abbiamo tracciato le temperature interne del SoC e della batteria. Rispettivamente sono sempre state tra 50° e 60° e stabilmente intorno ai 42°.

Ciò che conta di più è una cosa soltanto: nessun intoppo, nessun lag, nessun throttling e nessun rallentamento di sorta. Questo in un ambito di utilizzo pesante per diverse ore con giochi, riproduzione multimediale, app di produttività e messaggistica. Per la cronaca, i test sono stati eseguiti con Oxygen OS 11.2.7.7 e anche Anandtech dovrebbe sapere molto bene che le conclusioni andrebbero fatte confrontando le più recenti release software con le ipotesi intraviste con una versione iniziale dell’Os.