Non la chiamiamo recensione solo perché attendiamo una release software più matura, che verosimilmente arriverà in concomitanza con l’arrivo dello smartphone in commercio. Piccola premessa che però non cambia la sostanza: OnePlus 7 Pro ci è piaciuto, e anche molto. Per due motivi: l’elevata qualità costruttiva, con il display davvero “full” e senza compromessi in termini di qualità e area visiva; le prestazioni complessive, che decretano un cambio di passo notevole di OnePlus, con conseguente rafforzamento della proposta nei confronti soprattutto dei top di gamma. Il 7 Pro è una sfida diretta ai flagship, con un posizionamento che bilancia perfettamente prezzo, dotazione e performance, e soprattutto non fa rimpiangere nemmeno un secondo modelli più blasonati, nemmeno nell’esperienza di utilizzo; nemmeno nell’estetica da sfoggiare tra amici e colleghi.

Snapdragon 855

Partiamo dall’hardware, affidato al Qualcomm Snapdragon 855 assistito, nel caso dello smartphone che abbiamo avuto in prova, da 12 GB di Ram e 256 GB di storage non espandibili via memory card. Non temiamo smentite nel dire che è una delle configurazione più muscolose e ricche finora provate. E si vede in ogni singolo tocco sul touchscreen. Non solo Android 9, personalizzato con Oxygen OS, è rapido e reattivo. Ovvero sono raggiunti i due obiettivi che si era posta OnePlus nella progettazione del 7 Pro. Tutto scorre liscio, senza alcun tipo di rallentamento e con qualsiasi applicazione si usi. Abbiamo usato e messo sotto torchio il Pro in tutti i modi possibili, con le app più impegnative aperte in contemporanea e installando solo quelle più pesanti. OnePlus 7 Pro non ha mai dato segni di rallentamento. Merito anche dello storage affidato al protocollo Ufs 3.0 che assicura una banda passante di 23,2 Gbps (11,6Gbps su due “piste” di trasferimento dati), capace di gestire qualsiasi contenuto persino in 4K senza alcun rallentamento.

Alla prova empirica il OnePlus 7 Pro è portentoso. Le app di benchmark confermano e amplificano la percezione. Oltre 360 mila punti in Antutu e 11mila nel benchmark multicore di Geekbench. Questo ci obbliga a rivedere la classifica di prestazioni dei Soc nel nostro approfondimento qui per tenere traccia dei nuovi punteggi di alta fascia.

Warp Charge

Abbiamo descritto approfonditamente la Warp Charge in occasione della presentazione del OnePlus 6T McLaren Edition, il primo ad adottare questa tecnologia di ricarica rapida ch eroga 30 watt. Non ci addentriamo ulteriormente in dettagli tecnici, vi suggeriamo di leggere il nostro articolo per approfondire l’argomento.

Partiamo dal Warp Charge perché a conti fatti è l’unico aspetto un po’ critico di cui tenere conto. Nel senso che questo metodo di ricarica permette di avere il 50% di autonomia in mezz’ora; in un’ora si ricarica pressoché completamente la batteria. Ed è un vantaggio notevole. Ci si rende conto soprattutto quando si ha fretta o si ha poco tempo. Bastano una ventina di minuti per avere già un buon margine di manovra.

A questo si somma la buona ottimizzazione che OnePlus ha attuato a livello hardware e software. Il Qualcomm Snapdragon 855 è un processore potente (lo abbiamo descritto in modo approfondito in questo articolo) ed esigente in termini di batteria, ma quella da 4.000 mAh integrata nel 7 Pro consente di arrivare tranquillamente a fine giornata senza ricaricare e senza fare rinunce sulle funzioni dello smartphone. Quando si esagera con il gaming, il multimedia e le app più esose, torna utile il Warp Charge perché in una mezz’ora si ritorna operativi. Anche mentre si gioca e si sta spremendo a fondo il processore: la tecnologia di OnePlus provvede a ricaricare la batteria senza impattare sulle prestazioni e senza surriscaldare lo smartphone, con indubbi vantaggi in termini pratici perché alla fine della sessione di gaming, il 7 Pro è carico. Spesso al 100%.

Però, c’è un però. Il Warp Charge funziona solo con l’alimentatore e il cavo Usb (più spesso della media per supportare i 30 watt) forniti in dotazione oppure acquistati sullo store ufficiale di OnePlus. Questo perché il controller del flusso elettrico è spostato all’interno dell’alimentatore e non in corrispondenza dello smartphone, come avviene con le altre tipologie di ricarica veloce in cui l’alimentatore è passivo. Ribadiamo, è l’alimentatore Warp Charge che gestisce la ricarica dello smartphone e non viceversa. Questo obbliga a rinunciare all’utilizzo degli altri alimentatori a ricarica rapida per evitare danni alla batteria o addirittura al dispositivo. E la compatibilità con altri alimentatori? Meglio non utilizzare quelli che superano i 10 watt di erogazione massima. E questo ragionamento vale anche per tutti gli altri OnePlus con Dash Charge.

OnePlus & Fluid

Finora abbiamo latitato nel dare spazio alla caratteristica che più contraddistingue il 7 Pro rispetto alla concorrenza: l’assenza del notch in qualsiasi forma esso sia, a goccia, a foro, a barra. Questo perché la fotocamera per i selfie è affidata al modulo a popup che si solleva in circa mezzo secondo sulla parte sinistra in alto dello smartphone.

Questo permette al display di adagiarsi nella mano come se non ci fossero i bordi. In realtà la cornice c’è ma la dominante luminosa del touchscreen non li fa notare. Il pannello è anche curvo ai lati ma in virtù della generosa dimensione di 6,67″ assicura una buona ergonomia di digitazione. Certo, lo smartphone è leggermente più pesante della media: 210 grammi.

Il pannello è di tipo Amoled, ha una risoluzione di 1.440×3.120 pixel, densità di 516 ppi, ratio di 19.5:9 ed è protetto da una lastra Gorilla Glass 6. Ciò che piace del display è l’equalizzazione dei colori, che restituisce un’eccellente rappresentazione cromatica e un punto di bianco molto preciso. Non a caso è stato premiato con la A+ dagli specialisti di DisplayMate.

È certificato Hdr10+, che certifica soprattutto la corrispondenza allo spazio colore cinematografico Dci-P3 e dalla luminosità massima di 4.000 nit (standard di 800 nit). Insomma, ulteriore garanzia che la resa grafica del Fluid Amoled, così si chiama secondo OnePlus, è notevole. E si vede a occhio nudo: la qualità è superiore anche ai flagship più costosi.

Chiudiamo con il refresh rate di 90 Hz. Si tratta della frequenza di aggiornamento dello schermo e aiuta a mantenere stabile l’immagine. Tipicamente i touchscreen per smartphone operano a 60 Hz, mentre nei modelli gaming si arriva a 120 Hz (il doppio). All’aumentare della frequenza, l’immagine guadagna in stabilità e perde l’effetto scia soprattuto nei passaggi più rapidi dei video, dei giochi e dello scrolling. 90 Hz è la perfetta bilanciatura per l’Amoled al fine di restituire una visualizzazione di qualità e fludia; in ogni caso nelle Impostazioni si può tornare a 60 Hz per ridurre leggermente l’impatto sulla batteria.

Altro sul display. Sotto al display c’è il sensore biometrico a illuminazione verde con due specchi di riconoscimento per la rifrazione al fine di velocizzare lo sblocco (0,21 secondi dichiarati dal produttore) in virtù di una precisione superiore. Il riconoscimento del volto è affidato alla fotocamera anteriore popup che si solleva in automatico dalla schermata di blocco. E poi, i bordi laterali si illuminano in corrispondenza delle notifiche, mentre la nuova modalità notturna riduce ulteriormente l’emissione di luce blu per non appensantire la vista in condizioni di scarsa luminosità.

OnePlus UltraShot

OnePlus 7 Pro dispone di tre fotocamere:

  • principale affidata al Sony Imx 586 da 48 Mpixel f/1.6, stabilizzato otticamente, autofocus ibrido;
  • secondario teleobiettivo da 8 Mpixel (78 mm), f/2.4 e zoom ottico 3x, digitale 10x;
  • terzo supergrandangolare a 117° da 16 Mpixel, f/2.2;
  • fotocamera per i selfie su meccanismo motorizzato a popup con sensore da 16 Mpixel, f/2.0, 25 mm.

Questa configurazione ha permesso al OnePlus 7 Pro di conquistare il punteggio complessivo di 111 sul sito specializzato DxoMark, con il risultato fotografico che si pone a strabilianti 118 punti.

Il tutto è affidato a un’applicazione notevolmente migliorata sul fronte degli algoritmi per trarre il massimo beneficio dal sensore principale, pur mantenendo la logica semplice e intuitiva che contraddistingue l’intera interfaccia. Oxygen OS si conferma essere la migliore personalizzazione di Android 9 per le prestazioni che restituisce, la mancanza di app accessorie spesso inutili e un design minimal ma efficace e riuscito, che conqusita senza appensantire o proporre schematismi.

Tornando all’app fotografica, piace per la reattività e l’assenza di complessità: si sceglie il tipo di scatto (tradizionale, ritratto, con la modalità notte e così via) e si scatta, senza togliere attenzione all’atto creativo per perdersi nella regolazione tecnica. Il passaggio alle tre modalità zoom, normale e grandangolo è sufficientemente fluida.

Sono i risultati finali a parlare chiaro per il OnePlus 7 Pro, ad oggi lo smartphone che meglio sfrutta il sensore di Sony da 48 Mpixel riproducendo dettagli, colore e texture adeguate a questo tipo di ottica. Di seguito gli scatti, che potete valutare direttamente.

Zen Mode

Una delle funzioni più “strane” ma intelligenti di OnePlus 7 Pro è la modalità Zen, che permette di disattivare quasi tutte le funzioni dello smartphone per 20 minuti. In questo lasso di tempo si possono solo ricevere chiamate, inviare quelle nella lista d’emergenza oppure scattare foto. Null’altro. E una volta attivata, non è disattivabile. Un modo per obbligarsi a prendere una pausa.

Sempre in tema di “zen”, citiamo la parte audio. OnePlus 7 Pro ha una configurazione stereo a doppio speaker con tecnologia Dolby per equalizzare il suono. Nel pannello delle impostazioni si può definire il tipo di ottimizzazione audio da attuare, tra gaming, multimedia e musica. Quest’ultima ben si presta se si collegano cuffie a filo alla porta Usb C (via adattatore).

A conti fatti, il 7 Pro assicura una buona esperienza audio, sia nella riproduzione musicale sia nelle telefonate. E anche in questo senso, stupisce per la completezza di funzioni che è in grado di assicurare.

Cosa manca (ancora)

Volendo procedere con un atteggiamento detrattivo, si potrebbe dire che OnePlus 7 Pro non ha certificazione IP per la resistenza alla polvere e all’acqua dolce. Ma questa è una scelta strategica voluta dall’azienda per non incidere sui costi. L’IP obbliga a test impegnativi e ad applicare un addendum di prezzo per l’utilizzo della certificazione. OnePlus ha dichiarato che non procederà in questo senso per mantenere il prezzo basso.

Tralasciamo ogni commento, lasciamo al lettore il compito di valutare la propria idea in merito; diciamo però che l’azienda ha “suggerito” che il 7 Pro resiste alle principali sollecitazioni con l’acqua, per esempio la pioggia e poco più. Ovvero ciò che serve davvero.

E poi non c’è la ricarica wireless, per quanto questo possa essere penalizzante. Infine, questo sì, manca il jack audi da 3,5 mm.