Stiamo ormai usando l’OnePlus 6T da una decina di giorni e dobbiamo ammettere che ci ha conquistati più di ogni altro OnePlus precedente. I motivi sono vari. A iniziare dal design perfezionato rispetto al suo predecessore 6 fino al display (sempre eccellente) e alle prestazioni complessive, riportate nell’insieme su livelli da vero top di gamma.

Questa volta il suffisso T incide non già per descrivere un potenziamento di un prodotto esistente a nostro avviso un rilancio, una rinascita, una rivisitazione in meglio di concetti espressi con il OnePlus 6. E lo diciamo con il massimo apprezzamento per quest’ultimo, che è stato capace di sommare in sé tecnologia all’avanguardia ed estetica. Il T però va oltre e sfida ad armi pari i top di gamma blasonati in commercio. Riassumiamo le nostre impressioni d’utilizzo in cinque punti.

Design

Tra gli interventi più visibili a occhio nudo, il display è quello che più balza all’occhio. Rispetto al suo precedecessore, il notch è stato notevolmente ridotto per fare posto a un disegno “a goccia” meno invadente e più elegante. In questa piccola porzione di tacca trovano posto il sensore per i selfie da 16 Mpixel f/2.0 e, poco sopra, la feritoia per la capsua auricolare. Da acceso lo spazio dedicato a tutto ciò è minimale, a tutto vantaggio della barra di stato ancora non ottimizzata da Android e che può quindi sfruttare appieno le sue potenzialità senza comportamenti anomali. Lo schermo da 6,41″ così occupa circa l’86% della superficie frontale, anche grazie al bordo inferiore quasi dimezzato rispetto al OnePlus 6. Sempre guardandolo frontalmente, si nota la mancanza del jack audio da 3,5 mm, mentre i tasti laterali hanno mantenuto lo schema classico, con anche il selettore mute a destra sopra il tasto di accensione/stand-by.

Il dorso riseva altre sorprese, perché sparisce il sensore biometrico mentre rimane il modulo a doppia fotocamera. In realtà, il fingerprint c’è ma nè sotto il touchscreen a circa due cm dal bordo inferiore. La posizione scelta è sensibilmente più comoda rispetto ad altri modelli che hanno il sensore biometrico sotto al display (per esempio Mate 20 Pro) e inoltre assicura una precisione di riconoscimento dell’impronta invidiabile. Allo stato attuale, quello dell’OnePlus 6T è il sensore d’impronta sotto lo schermo meglio realizzato tra quelli finora provati. E anche più affidabile, perché il tasso di errore è inferiore agli altri smartphone.

Chiudiamo dicendo che la scocca del 6T è in alluminio rinforzato da lastre Gorilla Glass 6: rispetto al 5 promette una resistenza superiore agli urti da oltre un metro di altezza, seppure non altrettanta solidità con le sfrisature (ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo). Tuttavia, anche se il dorso è in vetro non supporta la ricarica wireless. Infine, OnePlus promette che la scocca resiste alle principali sollecitazioni con acqua (per esempio, pioggia ma non immersioni) e polvere ma non riporta alcuna certificazione IP o equivalente.

Schermo

Lodi all’Optic Amoled di OnePlus. Si tratta di un Amoled tradizionale su cui l’azienda cinese ha provveduto a equalizzare i colori affinché si raggiunga il bianco ottico e le cromie risultino più incise e realistiche. In una parola: eccellente, tra i migliori visti finora su smartphone. Nel menu Impostazioni/Display non manca poi la possibilità di cambiare la calibrazione, scegliendo anche profili più multimediali e grafici come sRGB e DCI-P3 o anche lasciare al software il compito di modificare la temperatura in base al contenuto (modalità adattiva). I più tecnici possono personalizzare la calibrazione. In ogni caso, la flessibilità e le doti del pannello da 6,41″ con definizione di 1.080×2.340 pixel (19.5:9, 402 ppi) sono tali da enfatizzare qualsiasi tipo di contenuto.

Aggiungiamo che lo smartphone permette una fluidità di tocco che a volte non si riscontra nemmeno nei top di gamma più costosi. Il merito è dell’interfaccia (a cui dedichiamo un punto più avanti) ma anche dell’ottimizzazione eseguita.

oneplus-6t

Autonomia e benchmark

L’hardware del OnePlus 6T è presa pari pari dal suo precedecessore 6 e rappresenta, allo stato attuale, quanto di meglio proponga Qualcomm. Ossia un processore Snapdragon 845 assistito da 8 GB di Ram e 128 GB di storage non espandibili (c’è anche la versione con 256 GB per i più “bulimici”). Le prestazioni sono da urlo: oltre 294mila punti con Antutu 7 misurati con tutte le app tradizionali installate (compresi i “famelici” WhatsApp, Facebook e via discorrendo). Un punteggio eclatante, che si somma ai 13.342 punti di Geekbench 4 per la parte grafica e a 8.938 punti in modalità multi-core e 2.371 punti in single core. Dati che lo portano ai vertici delle nostre classifiche di benchmark (potete consultare la comparativa qui) e lo rendono uno strumento perfetto per qualsivoglia applicazione e necessità.

La parte bella è che la batteria da 3.700 mAh arriva a completare senza alcun sforzo la giornata lavorativa. Soprattutto attivando la modalità a batteria adattiva che incide relativamente poco sulle prestazioni dei benchmark ma permette di aumentare notevolmnete la durata. Per la cronaca: giocare con Asphalt 9 e Fifa 2019 è un’esperienza unica.

Fotocamera

Lo schema ottico posteriore è stato rivisto e migliorato. Il modulo dual cam è così fatto:

  • principale da 16 Mpixel, f/1.7, 25 mm, stabilizzatore ottico e sistema autofocus a rilevamento di fase (Pdaf);
  • secondaria per effetti di profondità da 20 Mpixel, f/1.7, 25 mm, Pdaf.

A essere stato rinnovato profondamente è il software di gestione. L’app assicura uno scatto rapidissimo, ben pochi smartphone hanno una simile reattività. Inoltre, ora è possibile impostare in modo più semplice gli effetti ritratto, notte e pro: basta eseguire uno swipe verso l’alto in corrispondenza dell’opzione Foto. Le opzioni dell’interfaccia sono ridotte al minimo, così da lasciare all’intelligenza artificiale il compito di mettere a fuoco e ottimizzare la scena. Nell’angolo in basso a sinistra si riconosce l’icona di Google Lens, integrato nell’applicazione, mentre in alto si può controllare formato, autoscatto e flash. Poche voci ma utili, perché è la creatività al centro.

E il 6T è capace di assicurare ottimi scatti, soprattutto in condizioni di buona luminosità ambientale. La modalità notte è interessante ma Pixel 3 e Mate 20 Pro sono ancora il riferimento in questo senso. Ciò detto, con il OnePlus 6T si arrivano a scattare foto di qualità paragonabile a modelli che costano 2 o 3 volte tanto.

Android 9

Il 6T è il primo smartphone di OnePlus con Android 9. Non è cambiato molto rispetto al passato: fatta eccezione per l’adozione degli stilemi della più recente release del sistema operativo, l’ambiente è rimasto sotanzialmente lo stesso. Si possono però attivare le gesture native di Android 9, che si sommano a quelle classiche di OnePlus.

Nel complesso, la reattività dello smartphone è molto migliorata. Certo gli 8 GB fanno la differenza perché non consentono alla Cpu di operare senza affanni e di sfruttare al massimo la modalità Smart Boost. Si tratta di un’inedita funzione che analizza ciò che sta avvenendo e ottimizza le prestazioni sulla base dell’utilizzo dell’utente, andando a ridurre l’accesso alle app più usate anche del 20%. Si nota? Non nello specifico perché è una funzione a bassissimo livello. Ciò che si vede con gli occhi è un’interfaccia che scorre fluida e tempi di attesa nulli in ogni contesto. Poter accedere alle app quasi istantaneamente, è un vero lusso.

Conclusione

A conti fatti, in questi primi 10 giorni abbiamo scoperto uno smartphone che nel suo insime ha doti eccellenti. Tanto da candidarsi a essere uno dei migliori Android del 2018, soprattutto in virtù del prezzo. OnePlus 6T è il classico esempio in cui la risultante della somma delle singole componenti è nettamente superiore a ciascuna di esse.