Paladone

C’è stato un periodo, alcuni anni fa, nel quale il mercato degli smartphone ricondizionati sembrava avere tutte le caratteristiche per decollare. E, in effetti, in alcuni Paesi l’acquisto dell’usato sicuro “rimesso a nuovo” ha avuto exploit interessanti. In Francia, per esempio, dove sono nati anche brand specializzati in questo segmento. In Italia non ha mai superato la soglia dello stato larvale, con tentativi puntuali pressoché relegati a iniziative che muovono migliaia di unità all’anno. Questo perché, alla resa dei conti, tra le offerte dei gestori telefonici, il semplificato accesso alla rateizzazione e le opzioni di noleggio operativo, lo smartphone non è tra i prodotti “usati come nuovi” che gli italiani mettono in cima alla lista. Lista, peraltro, saldamente capitanata dall’automobile.

Eppure le soluzioni non mancano. Si prenda per esempio Apple, che dedica un’intera sezione del sito ai prodotti ricondizionati e venduti direttamente con tanto di garanzia. Oppure a operatori specializzati come Refurbed, Rebuy e Backmarket, a cui si sommano le sezioni in e-commerce specializzati di prestigio, tra cui Amazon, ePrice e Mediaworld.

A tutto ciò si aggiunga la considerazione che lo smartphone usato è tipicamente passato al parente, all’amico, al figlio, al famigliare oppure venduto per fare cassa e acquistare quello nuovo. Se non addirittura offerto al brand per eseguire il “trade-in”, ossia farsi valutare l’usato per ottenere uno sconto equivalente sull’acquisto del nuovo.

Ma questa è una rappresentazione sintetica e per grandi linee dell’Italia. Perché ampliando la visuale sull’Europa, nel Vecchio Continente ogni anno sono venduti circa 20 milioni di smartphone ricondizionati. Tuttavia il trend nel 2020 rispetto al 2019 è in negativo pari a circa -10%. Il più grande mercato al mondo di ricondizionati, in termini di volume, è la Cina con oltre 38 milioni di unità nel 2019; nel 2020 c’è stata una decrescita intorno al 10%.

L’Europa è seconda, poi seguono i mercati del medio oriente e dell’Africa. La classifica continua con Indonesia, Stati Uniti (circa 10 milioni di unità vendute all’anno), America del Sud e Giappone. Si noti nel grafico qui di seguito come il 2020 sia stato un anno in decremento a volume per tutte le zone prese in considerazione.

Se poi si spacchettano i dati e si ricompongono sotto forma di vendite globali di ricondizionati in base al brand, la sorpresa è che oltre il 70% dei modelli recano due soli brand: Apple e Samsung. Apple pesa per circa il 40% del mercato dei ricondizionati globali: la quota è rimasta stabile nel 2019 e nel 2020, nonostante in quest’ultimo anno il mercato si sia contratto del 10% circa.

Samsung è la seconda per importanza, con un 20% nel 2019 e un 30% nel 2020, incremento fisiologico per la contrazione del mercato. C’è poi Huawei, la cui incidenza globale non supera il 10% in diminuzione.

Smartphone ricondizionati e rigenerati: cosa significa

Quando si parla di prodotto ricondizionato o rigenerato, significa che l’azienda che li vende, sia essa un brand, un retailer o un e-commerce, ha attuato una serie di operazioni di manutenzione per renderlo di nuovo vendibile coperto da una garanzia che però non supera l’anno. Gli interventi fatti sono commisurati al grado di usura del dispositivo, per questo la qualità del prodotto ricondizionato o rigenerato è identificato da un grado corrispondente a una lettera dell’alfabeto. Per esempio, si possono trovare le seguenti diciture:

A+: (il migliore ma anche il più costoso) il prodotto è in condizioni ottime nella componentistica interna e nell’aspetto esteriore ma può presentare solo lievi difetti difficilmente notabili;

A: rispetto all’A+ è garantito un perfetto funzionamento del dispositivo ma il prodotto esibisce imperfezioni sulla scocca o sul display, non tali da pregiudicarne il funzionamento.

B, C e D: sono modelli con prezzi a scalare verso il basso. Mentre il funzionamento è garantito, non è altrettanto assicurata l’assenza di difetti estetici spesso anche vistosi (grado D).

Ogni sito e ogni brand decide il grado da attribuire, è bene verificare con cura le diciture impiegate per comprendere appieno quale prodotto si sta acquistando e se il prezzo è commisurato alla qualità. Per esempio, nel caso di Mediaworld la tabella di riferimento dei gradi è la seguente: