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Apprendiamo da due istituti di ricerca differente l’andamento del mercato degli smartphone. Da una parte c’è Counterpoint Research, da cui si evince una contrazione del 7% rispetto al 2019 e del 23% rispetto al medesimo trimestre dell’anno scorso; dall’altra Idc prevede che il 2020 si chiuderà con una riduzione dell’11,9% nella distribuzione degli smartphone a livello globale. In entrambi i casi il motivo è riconducibile a un unico motivo: Covid-19.

Trimestre di cambiamenti

Il primo trimestre dell’anno per gli smartphone è storicamente il più debole perché arriva subito dopo il periodo natalizio e dei black friday. Non è un caso che si concentrino in questo periodo i lanci di prodotti più importanti, che servono poi per sostenere i trimestri successivi. Tuttavia il Q1 2020 ha mostrato una contrazione ancora maggiore rispetto agli anni precedenti in virtù della diffusione del Coronavirus. Secondo i dati di Counterpoint, i lockdown che si sono diffusi in Europa hanno depotenziato le vendite soprattutto in marzo. E l’online non è riuscito a controbilanciare il mancato sellout generato dai negozi fisici. Il tutto si somma a una reazione non secondaria da parte dei consumatori, che hanno allungato la vita utile dei prodotti rimandando gli acquisti nei mesi più caldi.

Counterpoint mostra anche la classifica delle quote di mercato degli smartphone suddivise per brand, comparando il primo trimestre del 2019 con quello del 2020. La riproduciamo qui di seguito.

Le oscillazioni sono state tutto sommato contenute ma i trend che si sono sviluppati incideranno notevolmente sui futuri scenari di mercato. Laddove Apple mantiene una presenza sostanzialmente stabile, Samsung di fatto cede due punti percentuali (e Oppo ne ricava due in incremento). Huawei si contrate del 7%, equivalente all’incremento di Xiaomi. Lo spostamento delle scelte di spesa puntuali degli utenti non coincide con l’oscillazione delle market share: per esempio, non necessariamente chi ha preferito non optare per uno smaratphone di Huawei ha dirottato l’acquisto su Xiaomi. Non è un sillogismo applicabile. Tuttavia ciò che emerge è un rimescolamento dei pesi a partire dal terzo posto della classifica, perché il primo trimestre 2020 ha di fatto sigillato le posizioni dei primi due vendor europei: Samsung e Apple (il merito va alle ottime performance della gamma iPhone 11).

Counterpoint infine ha tracciato i dati degli smartphone per i primi cinque Paesi europei. Se a livello continentale il mercato decresce del 7% rispetto al Q1 2019, a livello locale le nazioni hanno mostrato andamenti disomogenei:

  • la Russia si contrae solo dell’1% e i brand più venduti sono Huawei, Samsung e Xiaomi (questo dato a volume ha contribuito in modo determinante nel risultato totale di Xiaomi in Europa);
  • il Regno Unito si contrae dell’8% e i brand più venduti sono Apple, Samsung e Huawei;
  • la Germania si contrae dell’11% e i brand più venduti sono Samsung, Apple e Huawei;
  • la Francia si contrae del 9% e i brand più venduti sono Samsung, Apple e Huawei.

L’Italia ha fatto rumore: rispetto al Q1 2019, il primo trimestre 2020 ha fatto segnare -21% nelle vendite di smartphone. Non ci si può aspettare altro da un Paese fortemente colpito dal Coronavirus proprio nella porzione centrale del trimestre analizzato. Trimestre peraltro afflitto da stringenti chiusure e da un lockdown che ha penalizzato principalmente il canale fisico.

L’outlook degli smartphone su base annua

Ampliando la visuale sulle previsioni annue, Idc ha dovuto rivedere al ribasso le stime: -11,9% a fine anno con un volume non superiore a 1,2 miliardi di unità. Se questi dati dovessero essere confermati, il 2020 passerà alla storia come l’anno più nero nella storia degli smartphone.

Idc individua due fasi principali per il 2020. Nel primo semestre le spedizioni hanno subito un declino del 18,2% a causa della diffusione del Covid-19 che ha impattato a livello macroeconomico e microeconomico. Nella seconda parte dell’anno, invece, si prevede una normalizzazione e un ritorno alla crescita. La crescita per gli smartphone che potrebbe protrarsi fino al primo trimestre del 2021.

A fare da catalizzante nel recupero di sellout sarà il 5G. A patto però che tutta la supply chain reagisca come ci si aspetta, ossia senza latenze di produzione e ritardi di consegna che potrebbero incidere pesantemente sulla corretta tempistica di distribuzione dei prodotti. A tutto ciò si aggiunge la variabile socio-economica derivante dall’effettivo potenziale di acquisto delle persone nell’epoca post lockdown.

Le fluttuazioni di potere d’acquisto possono giocare un ruolo importante nel posizionamento di prodotto: un basso potere d’acquisto potrebbe causare un eccesso di operazioni promozionali. In più, l’attenzione degli utenti si sta spostando su un segmento allargato della mobility: non solo smartphone ma anche pc e accessori contendono una fetta dell’investimento potenziale per via dello smart working e non solo. Infine, nella seconda parte dell’anno arriveranno le nuove console di gioco e i rispettivi titoli, altro elemento che decurta i fondi spendibili sulla telefonia.

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