Alluminio riciclato. È questo il materiale che servirà per sostituire la plastica, sia esso impiegato per le bottiglie ecosostenibili (come le lattine) e i prodotti dell’elettronica di consumo. Molti dei prodotti di Apple sono già costruiti attingendo a questa risorsa: “L’innovazione passa anche attraverso i materiali”, spiega la società di Cupertino. Così Mac, Macbook, iPhone e iPad ricorrono all’alluminio riciclato. E non solo: anche le lattine della Coca Cola sono realizzate in questo modo. L’obiettivo è semplice e consiste nel rendere più sostenibile il processo manifatturiero dando vita a un’economia circolare dell’alluminio.

Numero atomico 13

L’alluminio è un elemento chimico della tavola periodica con numero atomico 13; il suo simbolo è l’Ai e si tratta di un metallo duttile di colore argento. Spiega Wikipedia: “L’alluminio si estrae principalmente dai minerali di bauxite ed è notevole la sua morbidezza, la sua leggerezza e la sua resistenza all’ossidazione, dovuta alla formazione di un sottilissimo strato di ossido che impedisce all’ossigeno di corrodere il metallo sottostante. L’alluminio grezzo viene lavorato tramite diversi processi di produzione industriale, quali ad esempio la fusione, l’estrusione, la forgiatura o lo stampaggio”. Secondo gli esperti del settore e gli ambientalisti convinti, si tratta del candidato ideale per sostituire la plastica. Negli Stati Uniti aziende del calibro di Coca Cola e PepsiCo hanno modificato le linee di imbottigliamento dell’acqua per introdurre l’alluminio, al fine di ridurre se non eliminare del tutto lo scarto della plastica.

Il cambiamento incide e non poco anche nell’elettronica di consumo. Apple ha scelto di costruire i più recenti modelli di iPad e Watch sfruttando componenti ottenute dal riciclo al 100% dell’alluminio. I computer sono già passati a questo processo di produzione nel 2019. Tutti i dettagli del ferreo patto che l’azienda della Mela morsicata ha stretto con l’ambiente e l’ecologia sono riassunti in questa pagina: https://www.apple.com/lae/environment/

Altri brand si sono mossi in direzioni diverse, per esempio come nel caso di Samsung che ha sostituito la plastica con carta e materiali sostenibili che possono essere fatti rientrare in una economica circolare virtuosa. E come non citare le aziende che stanno sostituendo la classica plastica con polimeri riciclabili e ottenuti dal riutilizzo di rifiuti e detriti raccolti da mari e oceani e da zone ad alta densità di contaminazione della plastica.

Le aziende non trascurano l’impatto delle scelte costruttive fatte a livello ingegneristico per la realizzazione dei prodotti. La sostenibilità ambientale è una parola d’ordine imprescindibile, perché come dimostra GfK l’importanza di proteggere l’ambiente è un trend in crescita nei consumatori moderni. E questo trend si sta trasformando in una potente domanda che determina le scelte d’acquisto. Il caso emblematico è quanto incidono le etichette energetiche nella spesa in elettrodomestici: il grafico di seguito mostra la chiara tendenza a orientare l’investimento sulle categorie di prodotto a basso consumo energetico.

Il ruolo dell’alluminio

In questo scenario, l’impiego di un materiale riciclabile in modo pressoché infinito ha valore di per sé e agli occhi dei consumatori. L’alluminio vanta un appeal non solo per l’ambiente ma anche per l’efficienza produttiva che garantisce: non si ha perdita nel suo processo di riutilizzo. Per contro, la plastica degrada in termini di qualità a ogni interazione di riuso e riciclo.

Secondo i dati della Aluminum Association, circa il 75% dell’alluminio prodotto nel mondo finora (si intende nel corso dei decenni da quando è stato introdotto come materiale ai tempi moderni) è ancora in uso oggi. Per contro, solo il 9% della plastica è riciclata in modo adeguato: i rifiuti prodotti nel tempo oscillano tra 6,3 e 9,3 miliardi di tonnellate. Tonnellate che popolano terre, mari, laghi, fiumi e oceani. Si aggiunga che le principali aziende al mondo non scelgono plastica riciclata qualsiasi ma solo quella che assicura un elevatissimo grado di qualità.

Il quadro finora ipotizzato è reso imperfetto dal comportamento delle persone, che gettano l’alluminio nella spazzatura senza preoccuparsi che i prodotti realizzati con questo materiale hanno un futuro. Ogni anno negli Stati Uniti sono perse lattine per un controvalore complessivo di 700 milioni di dollari. Sparite; esattamente come le bottiglie di plastica. E questo atteggiamento poco attento rende l’alluminio e la plastica perfettamente uguali nel loro contributo non sostenibile nei confronti del nostro pianeta. Nonostante l’elemento con numero atomico 13 abbia qualità, come abbiamo ampiamente detto, superiori ai polimeri. Di più, si provi a pensare a quanto sarebbe più bello il mondo se le bottiglie di plastica fossero del tutto rimpiazzate da bottiglie in alluminio personali che possono essere riempite alle fontanelle? Se solo queste ultime fossero ben più diffuse…

Pro e contro dell’alluminio

A conti fatti, seppure all’apparenza l’allumino abbia doti nettamente superiori alla plastica, il passaggio non è indolore e i comportamenti delle persone rendono complicata la risposta a “Quale è il materiale migliore e più sostenibile?”.

Abbandonare la plastica in favore dell’alluminio comporta un cambiamento tutt’altro che secondario, indolore e immediato di prospettive, di abitudini, di comportamento e di mentalità. Un cambiamento che, se adottato, potrebbe addirittura riequilibrare il divario teorico tra plastica e alluminio. Perché le persone non vogliono rinunciare alla comfort zone e faticano ad abbandonare il “già noto”. Vi basti pensare alle lattine che contengono acqua: sono snobbate perché in Italia la bottiglia di plastica è il contenitore preferito per l’acqua.

I dati sono chiari. Secondo Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), negli ultimi 10 anni le vendite totali a volume delle acque minerali imbottigliate in plastica sono più che raddoppiate, passando da 5 miliardi nel 2009 a 10 miliardi nel 2019. L’aumento principale è avvenuto al Sud e in Sicilia (+2,7%) mentre a livello nazionale il trend è pari a +0,9%. Le bottiglie di acqua naturale in vetro acquistate dai consumatori nel 2019 sono pari a 24 milioni, mentre dieci anni fa erano 31 milioni; per l’acqua effervescente i valori sono rispettivamente di 5 e 3 milioni.

Per dire che la lattina è considerata adeguata per bibite e birre ma è ben poco percepita e, anzi, conferisce un aspetto di “qualità inferiore” all’acqua. Il trend può cambiare sulla scia della pessima reputazione che gravita intorno alla plastica. Nel mondo ciò sta avvenendo, in Italia non ancora come abbiamo appena illustrato. Il fatto è che l’alluminio ha poca presa nei settori chiave del food ma nella tecnologia riveste un ruolo di fondamentale importanza.

Elemento base: allumino

Tutti i più recenti modelli di Apple sono realizzati con alluminio riciclato al 100% (sì, compresi gli iPhone). Tanto basti per comprendere le potenzialità estetiche, qualitative e strutturali di questo materiale perfettamente inserito in una economia circolare. Questo approccio ha permesso anche di ridurre le emissioni dannose nell’ambiente, sotto forma di detriti, scarti, rifiuti e anidride carbonica. Certo il processo di conversione delle linee produttive non è stato indolore e si aggiunge l’impatto ambientale derivante dal trattare l’alluminio usato e dal trasportare quello vergine ottenuto dagli impianti di riciclo. Ma il bilancio complessivo è in positivo, perché si riduce enormemente la quantità di scarti che si disperdono nell’ambiente e si riduce la necessità di estrarre materiali vergini.

L’altro grande mercato in cui l’alluminio potrebbe fare la differenza è quello dei trasporti. A iniziare dalle auto per finire nei mezzi personali, come biciclette, motorini e monopattini. Per non parlare delle costruzioni e delle infrastrutture, laddove l’alluminio potrebbe sostituire materiali non riciclabili pur garantendo la medesima flessibilità e leggerezza.

Dunque, l’alluminio offre enormi prospettive in numerosi segmenti di consumo e della vita delle persone. Il punto focale da cui partire non è a monte ma a valle: ossia alla fine del ciclo di vita dei prodotti, dove il comportamento dell’utente deve cambiare affinché il dispositivo esausto venga conferito in modo opportuno nei centri di riciclo. Questo è il punto di partenza, che si dipana in una cultura del riciclo superiore e in una mentalità virata alla sostenibilità. Senza l’aiuto dei consumatori, qualsiasi materiale venga impiegato ci si ritroverà sempre al punto di partenza: una enorme produzione di rifiuti dannosi per la Terra e non riutilizzabili, spezzando qualsiasi tentativo di instaurare una economia circolare sostenibile.