L’Agcm fa un pasticcio: multa insensata a Samsung e Apple per obsolescenza programmata

“L’Antitrust ha imposto una multa di 5 milioni di euro a Samsung e 10 ad Apple per pratiche commerciali scorrette in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi”.

Questo è l’estratto della notizia apparsa sull’Ansa di oggi in seguito a quanto pubblicato dalla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm). Vorremmo definire l’accaduto utilizzando una sola espressione, sintetica ma molto incisiva ed esaustiva: “che vergogna”.

Forse siamo severi ma giusti in questa posizione, perché è la posizione dell’Agcm a essere un po’ discutibile per non dire sconsiderata. Leggendola si ha la chiara percezione che si è seguita la pancia più che la ragione ingegneristica, con non poche lacune a livello empirico. Si è quasi dato più spazio alla parola da bar, al chiacchiericcio, alla necessità di rassicurare i consumatori dando corpo e spessore ai mostruosi sospetti di due aziende che operano all’oscuro cercando di provocare la sostituzione dei prodotti piuttosto che guardare ai fatti in modo oggettivo.

Accusa: obsolescenza programmata, ossia fare in modo che gli utenti si trovino troppo rapidamente prodotti in mano non più funzionanti come si deve. Risultato: è stata reificata l’ipotesi di manovre che incitano i consumatori a sostituire un telefono di 5 anni fa con uno più nuovo, come se l’evoluzione tecnologica fosse cristallizzata e ferma. Come se la tecnologia avesse tempi geologici o darwiniani e non vivesse invece, per sua stessa natura e ragion d’essere, un’accelerazione costante, impetuosa, irrefrenabile e che non può essere arginata obbligando i brand maggiori, quelli che investono miliardi di dollari per mettervi nelle mani i telefoni che tanto ambite e per i quali siete disposti a rimandare spese più ingenti pur di attivare il pagamento a rate, a stabilizzarsi, a fare funzionare l’oggi sul ieri. Come se questi due scenari tecnologici non fossero incompatibili a livello endemico.

Impossibile pretendere che il mercato rimanga fermo allo status quo: è l’esatto contrario a tutto quello in cui credono i consumatori quando ambiscono allo smartphone più recente. L’Agcm, la stessa che non ha proferito verbo quando sono state bloccate le auto non di ultimissima generazione da Milano e dintorni: in questo caso non è obsolescenza indotta da elementi esterni? Dove era l’attentissima Autorità in questo caso? Dove sono le autorità quando si vendono prodotti contraffatti o che evadono tasse, Iva e obblighi doganali e di Siae? Dove sono questi attentissimi ingegneri quando si perpetrano danni reali ai consumatori finali con oggetti privi di certificazioni? E quando i produttori di accessori sportivi variano l’indossabilità di scarpe e indumenti per incentivare acquisti nei negozi? Anche in questo caso vogliamo affidare la nostra posizione a una sintesi effice: “boh!”.

Perciò meglio prendersela con i Giganti, che guadagnano impunemente obbligando i consumatori a passare obtorto collo agli smartphone più recenti: questa la teoria, o l’assioma. Come se ci fosse davvero bisogno di queste manovre bieche per incentivare la profusione di golosità che si impadronisce dei clienti finali non appena vedono i nuovi modelli e faticano a rinunciarvi. Certo, si dirà, l’Authority deve verificare e bloccare pratiche illecite. Sì, verissimo. Analizziamo quindi le motivazioni, ricordandosi sempre che brand come Apple e Samsung sono aziende commerciali, non Onlus, e il loro obiettivo è vendere prodotti, generare fatturato, mantenere centinaia di migliaia di famiglie. Molto più in grande lo stesso obiettivo di qualsiasi persona: guadagnare per vivere e sopravvivere.

Spiegazioni discutibili

Impossibile pensare che Android, il sistema operativo che usa Samsung, possa rallentare per abbracciare una così ampia gamma di specifiche tecniche e risultare anche vagamente compatibile con prodotti troppo limitati. Così come non si può pretendere che un oggetto duri in eterno. Non sono i produttori a creare disfunzioni o rallentare i prodotti: è tutto l’ecosistema che si riallinea verso l’alto, perché la tecnologia migliora e si sfruttano nuove architetture e possibilità, lasciando il vecchio dolorosamente indietro e penalizzato.

E la stessa Apple, una tra le più virtuose a mantenere una coda lunga di compatibilità rispetto al passato, con iOS deve trovare ogni volta l’equilibrio tra usabilità e poca frammentazione del panorama di versioni del sistema operativo. Ciò induce a fare delle scelte. Significa che un iPhone 4 o un Galaxy S3 a un certo punto rimarranno fermi e non riceveranno più gli aggiornamenti? Sì, è fisiologico, così come non è possibile installare Windows 10 su un Olivetti PC1. Ma è anche vero che, seppure senza le più recenti primizie studiate per hardware di nuova generazione, le funzioni base sono oltremodo garantite.

Su una cosa ci sentiamo di dare ragione all’Agcm: deve essere attivata senza ulteriori indugi la possibilità di effettuare il downgrade alla versione precedente del sistema operativo. Questo è un atto dovuto per chi dovesse riscontrare criticità con il più recente update.

La superficialità apparente delle analisi fatte dall’Agcm si può fotografare leggendo questa frase: “installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7”. Android non è un firmware e non è Samsung sotto accusa, semmai è Google che ha proposto una nuova edizione Marshmallow che non è più compatibile con alcuni prodotti. Apple è condannata nonostante sia chiaramente espresso che ha attuato quanto possibile per non penalizzare i suoi clienti, nonostante i limiti tecnologici.

Fa anche ridere tutta la parte estetica. Le multe comminate sono tutto sommato leggere, una frazione di un punto percentuale sui fatturati delle due aziende. Ma voi credereste di avere fatto qualcosa di davvero grave se vi dessero una multa pari a un centesimo di euro? Sul serio? Pensate davvero che chiunque veda questa vostra multa abbia la percezione di un fatto così grave? Forse no. Ma in questo mondo a volte la propaganda, fatta in vari modi, vale più di interventi più scomodi. Ora attendiamo multe anche verso altri produttori, ben più inerti dei due presi in esame, e anche in altri segmenti. Si è creato un precedente.

La sentenza di Agcom

Ad esito di due complesse istruttorie, l’AGCM ha accertato che le società del gruppo Apple e del gruppo Samsung hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi.

Tali società hanno, infatti, indotto i consumatori – mediante l’insistente richiesta di effettuare il download e anche in ragione dell’asimmetria informativa esistente rispetto ai produttori – ad installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di supportarli adeguatamente, senza fornire adeguate informazioni, né alcun mezzo di ripristino delle originarie funzionalità dei prodotti.

In particolare, Samsung ha insistentemente proposto, dal maggio 2016, ai consumatori che avevano acquistato un Note 4 (immesso sul mercato nel settembre 2014) di procedere ad installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell’hardware e richiedendo, per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti, un elevato costo di riparazione.

Quanto a Apple, essa ha insistentemente proposto, dal settembre 2016, ai possessori di vari modelli di iPhone 6 (6/6Plus e 6s/6sPlus rispettivamente immessi sul mercato nell’autunno del 2014 e 2015), di installare il nuovo sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7, senza informare delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti – quali spegnimenti improvvisi – che tale installazione avrebbe potuto comportare. Per limitare tali problematiche, Apple ha rilasciato, nel febbraio 2017, un nuovo aggiornamento (iOS 10.2.1), senza tuttavia avvertire che la sua installazione avrebbe potuto ridurre la velocità di risposta e la funzionalità dei dispositivi. Inoltre, Apple non ha predisposto alcuna misura di assistenza per gli iPhone che avevano sperimentato problemi di funzionamento non coperti da garanzia legale, e solo nel dicembre 2017 ha previsto la possibilità di sostituire le batterie ad un prezzo scontato.

Nei confronti di Apple è stata altresì accertata una seconda condotta in violazione dell’art. 20 del Codice del Consumo in quanto la stessa, fino a dicembre 2017, non ha fornito ai consumatori adeguate informazioni circa alcune caratteristiche essenziali delle batterie al lito, quali la loro vita media e deteriorabilità, nonché circa le corrette procedure per mantenere, verificare e sostituire le batterie al fine di conservare la piena funzionalità dei dispositivi.

Alle due imprese sono state applicate sanzioni pari al massimo edittale, tenuto conto della gravità delle condotte e della dimensione dei professionisti: a Samsung 5 milioni di euro e ad Apple 10 milioni di euro (5 milioni per ciascuna delle due pratiche contestate).

Entrambe le imprese dovranno inoltre pubblicare sulla pagina in italiano del proprio sito internet una dichiarazione rettificativa che informi della decisione dell’Autorità con il link al provvedimento di accertamento.

Nel corso dell’attività ispettiva, i funzionari dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si sono avvalsi dell’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 24 ottobre 2018

Il commento di Samsung

“Per Samsung la soddisfazione dei propri clienti è obiettivo primario, strettamente legato al proprio business. Samsung non condivide la decisione presa dall’AGCM in quanto la società non ha mai rilasciato aggiornamenti software con l’obiettivo di ridurre le performance del Galaxy Note 4. Al contrario, Samsung ha sempre rilasciato aggiornamenti software che consentissero ai propri utenti di avere la migliore esperienza possibile. L’azienda si vede quindi costretta a ricorrere in appello contro la decisione presa dall’Autorità.”