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Si chiama “sindrome dell’impostore”. Nel 1978 le psicologhe americane Pauline Clance e Suzanne Imes hanno ideato questa dicitura per descrivere la condizione psicologica che impedisce alle persone (donne e uomini, ben s’intenda) di successo di attribuirsi il merito dei propri risultati. Ci si sente “impostore” perché i successi sono attribuiti non già a se stessi ma a condizioni esogene, quali fortuna, tempismo e sopravvalutazione degli altri. Impostore è un sostantivo maschile eppure ci si trova spesso di fronte a un ossimoro: quasi sempre è la donna a sentirsi “impostora” e a non riconoscere il proprio valore nei traguardi raggiunti.

Una recente ricerca di Linkedin lo conferma: le donne chiedono meno aumenti o promozioni dei colleghi maschi, si giudicano più severamente e spesso rinunciano a candidarsi a posizioni di lavoro perché non si sentono adeguate o meritevoli. Il “gap gender” nel top management è ancora una realtà oggettiva, così come la differenza di retribuzione a parità di carriera e posizione.

Ho ascoltato più volte le voci delle colleghe nel raccontare di essersi trovate, in un passato nemmeno così remoto, a dovere giocoforza utilizzare il bagno degli uomini: nel piano adibito alle riunioni aziendali non esisteva la toilette per donne.

L’impostore, le dee e gli archetipi femminili

Qualche anno fa divorai con grande piacere il noto libro del 1991, “Le dee dentro la donna”, nel quale la psichiatra Jean S. Bolen descrive sette archetipi di divinità femminili presenti in misura più o meno dominante nel corso della vita delle donne. Questi archetipi sono così riassumibili:

  • Artemide, Atena ed Estia, le dee vergini, sono emancipate, sicure di sé, indipendenti e immuni al giudizio degli altri;
  • Era, Demetra e Persefone,le dee vulnerabili, sono estroverse, sintonizzate sugli altri, empatiche e sensibili;
  • La dea alchemica Afrodite è l’archetipo della creatività, coinvolgimento e forza potente di cambiamento.

Rileggendo il testo, vi ho trovato una nuova e interessante chiave di lettura nell’analogia tra i punti di forza delle dee, e le soft skill che sono sempre più importanti e differenzianti nell’era della digital disruption e dell’affermazione di nuovi modelli di leadership. Dunque, riassumendo:

  • Artemide (Diana), dea della caccia e della luna, abbandona la città e gli uomini, per vivere nei boschi. Archetipo femminista, competitiva e leader delle ninfe, scrive il suo percorso di vita senza chiedere mai il sostegno né l’approvazione altrui.
  • Atena (Minerva), dea della saggezza e dei mestieri, figlia di Zeus, sceglie invece di partecipare alle attività degli uomini come una di loro. Razionale, stratega, ambiziosa e risolutrice di problemi, è tra tutti l’archetipo più “maschile”, votato al successo e al potere.
  • Estia (Vesta), dea del focolare e custode del tempio, si emancipa dagli uomini ritirandosi in solitudine e concentrandosi sulla propria dimensione spirituale. Saggezza, intuito, calma e autocontrollo sono i suoi punti di forza, che la rendono simbolo di una donna che basta a se stessa.
  • Era (Giunone), dea del matrimonio e sposa fedele di Zeus, incarna il ruolo archetipico della moglie e ha tra i suoi punti di forza l’impegno, la dedizione, l’affidabilità e la capacità di sostenere gli altri.
  • Demetra (Cerere), dea del raccolto e della fertilità, simboleggia la madre ed è paziente, tenace, accogliente e “nutrice” degli altri.
  • Persefone (Proserpina o kora), Fanciulla figlia di Demetra, sposa di Ade e regina degli Inferi, è dotata di grande intelligenza emotiva, è ricettiva, adattabile, empatica e flessibile.
  • Infine, Afrodite (Venere) dea della bellezza e dell’amore, è archetipo di ispirazione, passione, trasformazione creativa, istinto e pensiero laterale.

Superare la sindrome con la consapevolezza

L’arma più potente contro la sindrome dell’impostora è la consapevolezza: quando realizziamo di avere dentro di noi tante dee, e ne comprendiamo le caratteristiche e punti di forza, abbiamo un potente strumento introspettivo per sintonizzarci con loro e “attivarle” secondo priorità e necessità, facendole emergere al momento giusto.

Il contesto sociale, culturale e l’educazione famigliare influenzano molto la sintonizzazione su un archetipo rispetto ad un altro: per colmare il divario di legittimazione delle donne è importante la creazione di nuovi “role model” femminili che non siano un copia-e-incolla di quelli maschili.

Scatenare Atena e le dee vergini durante il percorso di studi o durante la gavetta professionale aiuta a farsi strada e districarsi nelle maglie strette del gap gender.

Una volta arrivate in posizioni di rilievo, possiamo influenzare il cambiamento culturale creando nuovi modelli di leadership, che ispirino le più giovani a valorizzare non solo gli aspetti archetipici maschili, ma anche i punti di forza delle dee “vulnerabili” come empatia, passione, sensibilità, flessibilità, coinvolgimento emotivo, adattabilità e trasformazione creativa.    

Ai leader moderni, uomini o donne, è richiesta molta più agilità rispetto al passato, per risultare efficaci in uno scenario nel quale l’unica costante è il cambiamento.

Essere un leader agile significa mettersi in gioco con spirito di adattamento e dedizione (Persefone, Era), essere coinvolti e creativi (Afrodite, Demetra), umili e in ascolto (Estia), saper tenere salda la visione strategica e contemporaneamente gestire con pragmatismo e velocità l’esecuzione delle attività e la risoluzione dei problemi nel quotidiano (Atena  e Demetra).

Un cambio di mentalità

Tutte soft skill ben centrate e presenti negli archetipi delle dee. Alle aziende spetta il compito di investire di più nel potenziale femminile per diminuire la disparità di genere. Alle aziende spetta anche l’improrogabile compito di cambiare mentalità, iniziando a disseminare una cultura in cui la diversità e l’inclusione sono asset: di più, sono potenti generatori di valore e arricchimento. La diffusione della flessibilità negli orari di lavoro e dello smart working sono state accelerate dalla pandemia e offrono opportunità nuove per un miglior work-life-balance. Ma sono solo l’inizio. È sulla forma mentis che bisogna iniziare ad agire, con un semplice ragionamento: “Sareste d’accorso se vostra figlia da adulta e sul lavoro venisse trattata allo stesso modo?”.

Dice un antico proverbio cinese: “Quando l’allievo è pronto, il maestro arriva”.

Noi vogliamo declinarlo in forma meno maieutica e più concreta: “Quando la donna è pronta, la dea arriva (e l’impostora se ne va)”.