Beko

A trentaquattro anni ho comprato la moto: una Kawasaki ER6 naked, cilindrata 650 cc, nera col telaio rosso. Prima di allora non avevo mai guidato nemmeno uno scooter. Le prime settimane ero insicura, subivo quei 175 chilogrammi di peso, come se dovessi sostenerli fisicamente, e il primo pensiero era quello di non farmi disarcionare, quasi fossi un cowboy durante il rodeo. Puntavo a domare “cavalli imbizzarriti”, vivendo la moto come entità separata e indipendente da me, col potere di guidarmi, anziché essere io a guidare lei. Poi c’è stata la svolta, il cambio di mindset. Ho iniziato a sentire la moto un tutt’uno col mio corpo, la mia estensione, che mi rendeva più rapida, scattante, potente e in grado di raggiungere mete ed esperienze che mai avrei potuto vivere “da sola”.

Lei, i suoi cavalli e io, siamo diventati un team, in grado di andare veloci e lontano.

Quando penso alla leadership nel mondo del lavoro, e alle soft skills che servono per essere un buon people manager, mi vengono in mente le attitudini più importanti per un motociclista, e trovo che ci siano parecchie similitudini.

La moto va dove vanno i nostri occhi:
il segreto è guardare dove si vuole andare,
non dove si sta andando

Vale anche nella leadership: avere chiara la meta e il risultato da raggiungere, è la base di partenza. Individuata la destinazione, va studiato con attenzione il percorso, che sarà probabilmente un mix di curve e rettilinei, di ostacoli da evitare e di asfalti perfetti in cui sarà il momento di “aprire” e dare gas. Quanto più moto e motociclista sono una cosa sola, tanto più il viaggio è intenso e coinvolgente. Lo stesso vale per un manager e il suo team.

“La curva non è una semplice deviazione,
è una gioia, un esercizio mentale che ti porta a ragionare
passo a passo la manovra corretta,
i giusti giri del motore,
la marcia perfetta da inserire” (R. Patrignano)

Per un motociclista, affrontare le curve nel modo corretto è un’arte necessaria. Se si sbaglia l’entrata, si rischia di finire nella corsia opposta. Il motociclista deve “vedere” la traiettoria in anticipo, entrare “largo” in curva, e calcolare bene quando chiuderla. Gli occhi del motociclista devono sempre puntare oltre la curva, non sull’asfalto, e la paura è un ostacolo: se a metà si frena, la moto si raddrizza e tende verso la tangente, nell’altra corsia.

Lo stesso vale per un leader e il suo team: per superare le difficoltà, bisogna individuarle prima di esserci dentro, non temerle, non perdere il controllo, tenersi saldi sulla traiettoria pianificata, non mollare, e guardare avanti, oltre l’ostacolo.

Quando il motociclista è lungo un rettilineo, è il momento di dare gas, sbrigliare i cavalli, usare al massimo la potenza e la velocità della “squadra”. Eppure, anche nei tragitti dritte e sugli asfalti facili, va tenuto alto il livello di concentrazione, perché gli imprevisti, le buche, possono comparire all’improvviso anche quando siamo sulla strada perfetta, dentro alla nostra “confort zone”.

In qualsiasi percorso, che sia l’asfalto per un motociclista o la sfida professionale per un leader, è essenziale sapere quando osare e gettare il cuore oltre l’ostacolo, rispetto a quando è meglio non correre rischi inutili. In ogni caso, consapevolezza, attenzione, concentrazione e autocontrollo, sono skills necessarie e vincenti.

La moto fa toccare con mano i propri limiti, spesso portando a superarli. Dà e chiede molto, e non regala niente. Vale anche per un leader che si trova ad affrontare situazioni difficili, dove è necessario mettersi in gioco, prendere decisioni a volte rischiose.

I motociclisti sono solidali con il proprio mezzo e tra di loro. Un bravo leader lo deve essere con il proprio team, e con le persone con cui collabora. Il senso di appartenenza al gruppo è molto forte tra i motociclisti ed è anche fattore critico di successo per essere un buon manager. Quando un motociclista viaggia in gruppo, non lascia indietro i compagni, e la condivisione del viaggio rende empatici e pronti ad aiutarsi vicendevolmente.

La Kawasaki l’ho venduta tanti anni fa quando sono diventata mamma, ma ancora oggi ne ricordo sensazioni e insegnamenti che ho provato a replicare e adattare anche in altre circostanza della vita e del lavoro. L’importanza di guardare dritti davanti a sé, verso la meta, tenendo al tempo stesso d’occhio gli ostacoli lungo il tragitto, per non esserne sopraffatti. La potenza che ti regala la moto quando diventa un tutt’uno con te e non ne hai più paura, e le destinazioni che ti permette di raggiungere in un tempo infinitesimo rispetto a quello che ti servirebbe se fossi solo tu, da sola.

Soprattutto, ricordo quel senso forte di godimento di ogni singolo istante del viaggio, il coinvolgimento emotivo, la passione e l’esperienza immersiva e totale, che la moto ti regala,  indipendentemente dalla meta o da quanto impervio sia il tragitto.

E anche questo, credo si adatti perfettamente a una buona leadership e lavoro di squadra.