La mappa completa per esplorare tutti i finali di Black Mirror: Bandersnatch

Ha fatto molto parlare di sé il primo film interattivo di Netflix. Tanto chiasso ha fatto nei mesi precedenti, che alla data di uscita (il 28 dicembre scorso), gli appassionati di gaming, cultura anni ’80 e semplici curiosi si sono affrettati a esplorare la storia di Black Mirror: Bandersnatch.

Compreso chi vi scrive, che in poco più di due ore e mezza ha esplorato tutti i finali possibili. Non entreremo nel dettaglio dell’episodio, ma deleghiamo alla mappa in coda all’articolo il compito di accompagnarvi per mano all’interno di tutte le possibilità offerte da Bandersnatch, al fine di compiere tutti i percorsi possibili fino ai vari finali. Se invece volete osservarli in video, vi consigliamo di cercare su YouTube i video registrati dagli utenti con la chiave di ricerca “Let’s Play Bandersnatch”.

Gli anni ’80 sono pop

Un commento però è d’obbligo per questo video-gioco. Per iniziare il progetto di Netflix porta a compimento il concetto di film interattivo con un nuovo livello di qualità e di interattività. I film di questo tipo, così come i libri, si sono diffusi negli anni ’80 ma solo con gli anni ’90 e i Dvd si sono trovati metodi interessanti e non macchinosi per sviluppare narrazioni filmiche che potessero variare in base alle scelte dell’utente. Il combinato disposto assicurato dall’interattività dei dispositivi su cui si può fruire Bandersnatch (solo su smartphone, tablet, smart Tv e console ma non su Apple Tv) e dallo streaming ha permesso di realizzare il sogno di film interattivo stile anni ’80. Non è un caso che questo episodio di Black Mirror sia ambientato in questi anni.

Gli anni ’80 oggi sono definiti come “cultura pop”: lo si è visto in varie opere al cinema (per esempio, Ready Player One) e in streaming soprattutto su Netflix. Questa etichetta e questi stereotipi hanno un po’ stancato. Sono divertenti ma solo per chi non ha vissuto quegli anni; in realtà vengono romanzati aspetti tecnologici e di costume, ma con evidenti errori di base. Anche e soprattutto nella traduzione in italiano: sentire tradotti “sprite” (ossia la funzione del Basic che permetteva di realizzare oggetti in movimento sullo schermo) con “fantasmi” fa venire la pelle d’oca e perfino la nausea, così come i “cloni” di Star Wars nell’edizione italiana erano diventati i “quoti”.

Quindi gli anni ’80 sono oggi un pretesto ma che si avvia rapidamente ad annoiare. Ciò che invece non annoia in Bandersnatch è la ricorsività della storia. Ossia, il libro interattivo a cui si ispira il protagonista per sviluppare il gioco a scelte binarie è in realtà lo stesso costrutto su cui s basa il film stesso. La funzione di base è la scelta a due vie: l’uno o l’altro, ciò che l’utente di Netflix è chiamato a fare.

Chi è il vero protagonista?

Ma la questione del film è a un certo punto la comprensione che il protagonista si sente comandato e non più libero di effettuare scelte. Una eco estrema, iperbolica, perché anche l’utente di Netflix è portato a eseguire scelte ben poco indipendenti, con piccoli trucchi psicologici e con il meccanismo automatico che riporta agli snodi fondamentali per ripartire (come in un videogame, usando un’altra “vita”, altro elemento chiave della narrazione di Black Mirror) da una scelta precedente ed esplorare nuove vie e scenari paralleli (altro tema forte del film).

L’uso profondo del concetto di “routine ricorsiva” (si tratta di uno strumento informatico per ripetere una serie di passaggi fino al verificarsi di una condizione predeterminata) è tale che il libro, il suo autore (un chiaro omaggio a Philip Dick), il videogame, il suo sviluppatore-protagonista e l’utente stesso di Netflix sono intrappolati, coesi e sigillati nel momento in cui Bandersnatch dipana il suo gameplay. Lo si vive, in un mondo ricchissimo di citazioni sugli episodi precedenti di Black Mirror e nel quale i contorni stessi dei personaggi si fondono tra loro. C’è una forte identità tra l’autore del libro e il protagonista che ambisce a ricavarne il gioco. Il “glifo” misterioso e ubiquo non è nient’altro che il segno grafico di base di un albero binario per la formalizzazione dei diagrammi di flusso nell’informatica.

In una parola: comprendendo quanto l’iperbole, la simmetria e la ricorsività facciano parte di questo film, si comprende l’opera d’arte realizzata da Netflix. Peccato che a fronte di scelte stilistiche e narrative eccezionali facciano da contraltare situazioni ridicole, che potevano tranquillamente essere cancellate per quanto siano banali. Poteva essere perfetto, è risultato eccellente. Black Mirror: Bandersnatch è destinato a reinventare il concetto di streaming video. Affrontatelo come un gioco ma vivetelo come un film nel quale siete voi il vero protagonista di tutto il racconto, la star, perché Bandersnatch non è ciò che viene narrato: è l’episodio stesso di Black Mirror che state interpretando.