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No, a quanto pare non è stato un errore il sequestro delle autorità doganali statunitensi degli auricolari true wireless OnePlus Buds per un valore di 400mila dollari. Nelle scorse ore è girata la notizia che questi prodotti fossero stati scambiati per sbaglio per Apple AirPods contraffatti.

In una dichiarazione ufficiale la Dogana degli Stati Uniti ha spiegato che blocco di circa 2mila paia di OnePlus Buds all’aeroporto JFK di New York (avvenuto il 31 agosto) non è dovuto alla “contraffazione” del modello della Mela morsicata. Questa dicitura ha tratto in inganno. La verità è che le autorità di controllo erano ben consapevoli di sequestrare un prodotto genuino e prodotto da OnePlus, tuttavia “viola la configurazione di licenze” di Apple.

La questione è tutt’altro che semplice. E non sembra nemmeno un modo per giustificare un apparente errore da parte della dogana. Semplicemente hanno bloccato una merce la cui scatola, in virtù dell’apparenza generale delle raffigurazioni, può trarre in inganno il consumatore e, di conseguenza, viola di fatto le licenze in capo ad Apple.

In questa pagina proponiamo la foto della scatola delle OnePlus Buds: l’unico aspetto che può trarre in inganno è la foto del prodotto con l’auricolare leggermente rialzato. In una configurazione che può ricalcare i messaggi proposti da Apple ma di certo ben lontana dagli stilemi di Cupertino. Probabilmente tanto è bastato ai responsabili doganali per giustificare il blocco.

Se non è stata una gaffe il blocco presumibilmente errato dei prodotti, di certo la figura fatta dalle autorità è tra le più bizzarre finora viste. Per non dire ridicole. Non tanto per il fatto, quanto per la motivazione successiva. Ben più strana.

Viene da chiedersi perché solo le OnePlus Buds abbiamo dovuto subire questa sorte, laddove qualsiasi produttore di true wireless si ispira ad Apple per la proposizione dei propri prodotti. Persino nei colori e nelle finiture lucide. Inoltre è particolare che per perfezionare il decreto di blocco doganale non è necessario recare alcun elemento grafico e letterario che infranga il trademark di Apple. Negli Stati Uniti è sufficiente che qualcuno ne intraveda la possibilità di violazione, in un anelito di eccesso di zelo e fanatismo.

Ora OnePlus dovrà organizzarsi per perseguire le “tante opportunità” (così si legge nel documento doganale) che gli saranno offerte per portare le prove che dimostrino la mancata violazione. Violazione che, ripetiamo, la dogana non ha dimostrato. Dunque, riassumendo: OnePlus dovrà dimostrare di non violare i trademark, violazione che la dogana sa descrivere solo in modo generico e per massimi sistemi.

Di fatto Apple non ha intrapreso alcuna azione legale per tutelare il proprio marchio in merito agli OnePlus Buds. E gli auricolari sono in vendita pressoché su tutti i principali negozi online e offline degli Stati Uniti. Rimane la domanda: questo (inutile) sequestro della dogana statunitense quando terminerà? E sarà un precedente per gli arrivi futuri?

Nel frattempo, OnePlus ci sta costruendo uno storytelling divertente. Non potrebbe essere altrimenti. Soprattutto via Twitter. Come nei seguenti casi: prima con l’appello “Hey, ridateceli indietro” e poi con il doppio senso con seize, che significa sia “sequestro” sia “cogli, prendi”.