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Se c’è una cosa che la pandemia ha reso ancora più evidente, è quanto limitato sia il livello di attenzione e di concentrazione che siamo in grado di porre, in modo continuativo, su qualsiasi attività svolta o contenuto fruito. Per scrivere questo pezzo mi ci sono voluti giorni, e non perché abbia intrapreso chissà quali studi o ricerche, semplicemente mi sono lasciata interrompere e distrarre un numero indefinito di volte. Tanti mesi di remote-working, combinati con un inarrestabile bombardamento di messaggi, telefonate, chat, social, email hanno messo a dura prova l’attitudine individuale alla focalizzazione. È proprio questa attitudine, che mi piace definire come una vera e propria “arte” di prestare attenzione, e di “stare nel momento”, ad essere un talento sempre più raro e prezioso. Da qui nasce l’analogia con un’attività apparentemente “lontana”: la degustazione di un vino complesso.

D come Differenziazione (e Degustazione)

Parecchi anni fa frequentai i primi due livelli del corso A.I.S. per Sommelier: nessuna velleità di farne una professione, fui piuttosto spinta dalla voglia di conoscere, e ancor di più riconoscere, sfumature, note olfattive e aromatiche di un vino buono, per distinguerlo da uno discreto e coglierne complessità e persistenze organolettiche.

Saper analizzare le differenze e le peculiarità di un vino, per apprezzarne i tratti distintivi, aumenta le probabilità di scegliere il più adatto a ogni pietanza o situazione conviviale.

Quando si degusta un vino, l’esperienza sensoriale è attivata a trecentosessanta gradi: vista, olfatto, gusto, e persino udito (il suono delle bollicine che risalgono dal flute), sono chiamati a conferire il proprio giudizio, in modo olistico.

Se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente, vediamo l’intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi…
(Richard Feynman, Il piacere di scoprire)

Ho ripensato a quel corso di analisi multisensoriale e immersiva, quando negli scorsi mesi ho intervistato, via webcam, diversi candidati per posizioni all’interno del team.

Ripeto spesso che “Non esiste una seconda opportunità di fare una buona prima impressione”, ma nemmeno esiste una seconda opportunità di restare positivamente impressionati da qualcosa o qualcuno, se non gli dedichiamo la giusta attenzione e interesse.

Per degustare un vino bastano pochi minuti, per un colloquio di lavoro un po’ di più, ma in entrambi i casi, servono concentrazione, ascolto e coinvolgimento.

Il Curriculum Vitae è l’Etichetta che distingue il vino

Il Curriculum Vitae è come l’etichetta di un vino: letta prima della degustazione crea l’aspettativa che andrà confermata dall’analisi sensoriale.

L’annata segnala il livello di maturità di un vino, così come nel Curriculum Vitae gli anni di esperienza informano sulla seniority del candidato.

L’uvaggio e il percorso formativo, rispettivamente indicati su bottiglia e CV, svelano note gustative e competenze professionali, ancora prima di iniziare il percorso di valutazione.

Insomma, il primo passo, sia che si tratti di scegliere il miglior vino da abbinare a un pasto, sia che si debba selezionare il candidato ideale per un posto di lavoro, è sempre lo stesso: un’accurata disamina e selezione di etichette e Curricula.

Creare la giusta aspettativa, sottolineando nel proprio CV i punti di aderenza e di forza rispetto al ruolo, è il primo momento di focus: è il biglietto da visita, la nostra cartina tornasole che determinerà l’accesso o meno allo step successivo.

Osservazione e prima impressione: l’esame visivo

Colore, limpidezza, fluidità, effervescenza: sono le caratteristiche chiave da analizzare quando si osserva un vino.

Se si sta cercando uno spumante e sono state selezionate alcune etichette di Metodo Classico, una nota di attenzione la darà il “perlage”, l’insieme delle bollicine che risalgono nel bicchiere: quanto più saranno fini, numerose, persistenti e rapide, maggiori saranno le probabilità che il vino si confermi elegante e di pregio.

Un candidato che sino dalle presentazioni iniziali, comunichi entusiasmo, brillantezza ed effervescenza, sta già mostrando il suo “perlage” e confermando o meno quanto descritto nell’etichetta-CV.

Un’altra valutazione dell’esame visivo, oltre al colore, è la “sfumatura all’unghia”. In un vino rosso che ha subito un lungo invecchiamento, si cercherà probabilmente un color rubino o granato con sfumature aranciate.

Vale anche per un professionista con tanti anni di esperienza: durante l’intervista ci si aspetterà che traspaia una certa sicurezza e consapevolezza di sé, ancora prima di competenze ed esperienze.

Esame Olfattivo: intensità, persistenza, qualità e sentori. Quasi un vino

Una volta stabilito il primo contatto e analizzata visivamente la promessa scritta, è la volta dell’esame olfattivo.

Una delle prime richieste dell’intervistatore durante un colloquio professionale è “Raccontami di te”.

Una sorta di argomento libero per rompere il ghiaccio e mettere a proprio agio, e al tempo stesso una prova che evidenzia le doti di comunicazione e selfbranding, la capacità di sintesi e organizzazione del pensiero, nonché l’abilità di far trasparire i punti di forza e le caratteristiche distintive e differenzianti.

L’esame olfattivo è forse il più rivelatore, perché è in questo momento che il vino inizia a svelare la propria personalità, sprigionando sentori, aromi, persistenze.

Tra le famiglie di profumi di un vino si annoverano le floreali, fruttate, frutta secca, confetture, erbe aromatiche, speziate, tostate, animali… Una varietà numerosissima che non è sempre semplice riconoscere, se non prestando grande attenzione quando si avvicina il bicchiere per odorarne le fragranze

È in questa fase del colloquio che il candidato presenta le sue note distintive, il suo “vantaggio competitivo”, le unicità che possono arricchire il team di lavoro.

Nel racconto di sé è importante essere sintetici, ma incisivi. Far emergere la propria storia attraverso un racconto che ne esalti i “sentori diversi”, come un vino che libera poco alla volta i suoi profumi più caratteristici.

L’esame gustativo: la conferma finale di quanto letto, visto e odorato

È il momento della verità. L’assaggio è la prova finale che confermerà, supererà o deluderà le aspettative create nei passaggi precedenti.

In un colloquio, l’esame gustativo corrisponde al momento delle domande specifiche volte a indagare competenze, conoscenze e personalità. È quella fase in cui di solito si chiede al professionista di raccontare casi concreti della vita professionale. In molte aziende si utilizza il metodo S.T.A.R (Situation, Task, Action, Results), per descrivere lo scenario di riferimento, l’obiettivo, le azioni e strategie messe in pratica e i risultati ottenuti.

Da questa conversazione emergeranno le doti di storytelling, sintesi, pragmatismo, problem solving, leadership, empatia, passione e via dicendo.

Sono le equivalenti di struttura, persistenza, tannicità, sapidità e maturità di un vino, che emergono quando lo si assaggia per completare la valutazione.

Normalmente un’intervista ha una durata media di un’ora: è questo lo spazio temporale nel quale il candidato dovrà essere attento a mostrare limpidezza, trasparenza, colore, a sprigionare personalità e carattere.

All’intervistatore il compito di trovare le corrispondenze con l’etichetta, osservando le sfumature all’unghia, agitando con cura il bicchiere per riconoscere le note floreali o fruttate, e dedicare la massima attenzione al primo sorso, momento topico durante il quale le papille gustative incontrano finalmente l’attore protagonista. Al palato l’ardua sentenza.

In un mondo di continua discontinuità, e nel quale il futuro è scarsamente predicibile, avere le caratteristiche di un buon vino presenta indubbi vantaggi: fluidità, adattabilità a qualsiasi contenitore, brillantezza, struttura, persistenza, carattere e note distintive.

Poi naturalmente, serve un buon Sommelier per riconoscerlo, saperlo abbinare e offrire agli ospiti la miglior esperienza enogastronomica.