ipad mini
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Ormai è diventato un mantra, una frase da dire per inframezzare qualsiasi affermazione venga fatta. Forse più per tradizione che per reale convinzione: “L’iPhone più potente di sempre”; “Il tablet più top di sempre”; “Il prodotto migliore finora prodotto”. Sembra quasi si facciano il “verso” da soli: i modelli più recenti sono i migliori di sempre. Cara Apple, è una crisi di bulimia da tautologia. Non c’è un valore informativo in questo mantra. Ci mancherebbe anche che l’iPhone, l’iPad, il Watch e i servizi che hai appena presentato, e arriveranno sul mercato nei prossimi giorni, non sono i più potenti, prestanti, efficienti e perfezionati modelli mai fatti. Una ridondanza inutile. Il pleonasmo che diventa marketing. Perché da quando il modello più nuovo è peggiore del precedente? Sarebbe assurdo persino ipotizzarlo. Continuare a ripeterlo, però, rasenta l’insistenza, dunque toglie valore a quanto proposto e passa tutto come fosse un tentativo di indorare lo scenario. Peccato, perché i valori tecnologici e persino innovativi ci sarebbero anche.

Perché gli annunci di settembre 2021, tanto attesi, si sono risolti in 80 minuti di concentrato con spostamenti spazio temporali molto belli ma totalmente inutili. Il meglio di sempre si riassume in: nuovo iPad, nuovo iPad mini (forse il prodotto più atteso), nuovo Watch (che non è nemmeno cambiato più di tanto, finalmente hanno ridotto i bordi dello schermo), nuovi iPhone 13 (con perfezionamenti che definiremmo marginali) e nuove funzioni (Fintess+ arriverà anche in Italia, in un prossimo futuro non ben definito).

Il meglio di sempre è uno step evolutivo fisiologico e necessario, ma che non crea spaccatura. Anzi, come vi avevamo anticipato, continua e rilancia il “super ciclo” di Apple legato al 5G. E se dobbiamo trovare un protagonista della serata, è proprio la connettività a banda larga che si rinnova sugli iPhone e approda sull’iPad mini. Sul 5G Apple sta tessendo accordi a tutto tondo con gli operatori telefonici: oltre 60 i partner in tutto il mondo. Ridurre le latenze e migliorare le prestazioni di navigazione in mobilità è la chiave con cui Apple si apre la porta al futuro, assistita da iOS 15 sempre più legato al cloud. Il 5G è il viatico per potenziare le app, l’esperienza di utilizzo e per convincere finalmente Apple che i modelli base dei dispositivi, in particolare gli smartphone, non sono più accettabili con i miseri 64 GB di storage. 128 GB è il minimo sindacale, ci si poteva arrivare con 24 mesi di anticipo senza colpo ferire.

Apple rinforza il “super ciclo” del 5G

Il 5G è funzionale a sostenere il “super ciclo” delle applicazioni, dei fatturati generati dai servizi. Che è la miniera d’oro nelle fondamenta dell’azienda di Cupertino. Gli iPhone 13 suggellano questa realtà; i modelli di iPhone 12 che saranno oggetti di promozione amplieranno la base installata di iOS su 5G.

Interessante anche il discorso di diventare sempre più “carbon neutral” con l’obiettivo del 100% raggiungibile piuttosto agilmente nel 2030. Già i modelli di quest’anno propongono un ulteriore passo in avanti, in considerazione dei materiali riciclati, dell’assenza di parti inutili (come la plastica che ricopre lo smartphone all’interno della scatola) e con una maggiore attenzione alla sostenibilità complessiva del package. Si consideri che questo approccio green al prodotto può incidere fino al 50% sul profitto complessivo, riducendo i costi dalla supply chain fino al consumatore finale.

Tutto il resto è pura arte scenografica, che Apple sa interpretare e svolgere in modo sopraffino. Come per esempio identificare nomenclature perfette, poetiche e precise alle tecnologie. Tanto che basta il nome per farle diventare subito appetibili e must have. Un esempio: i 120 Hz. Nel mondo Android ci si è affannati a spiegare cosa sia la frequenza di refresh, quanto sia utile per restituire agli occhi una visualizzazione stabile e precisa dei contenuti multimediali, quando i touchscreen di questo tipo siano il non plus ultra. Poi arriva Apple e presenta la tecnologia ProMotion: ha vinto tutto. Non sono necessarie altre parole. Anche se la società le usa: “Il display con refresh rate adattivo a 120 Hz che cambia le regole del gioco”. Per la cronaca con “adattivo” si intende che opera tra 10 e 120 Hz in modo incrementale. ProMotion spazza tutto il resto e reifica la tecnologia finora astratta e quasi ingegneristica.

Apple iPhone 13 Pro Max

Così come tutta l’enfasi sulle nuove fotocamere degli iPhone 13. Sono migliorate, hanno portato a un nuovo livello di perfezionamento il realismo fotografico. E operano in modalità video con più precisione. Ma anche qui è il nome che fa la differenza: “wide”, per indicare il sensore principale. Perché finalmente ci si renda conto che già l’obiettivo principale è wide, quello ultra-wide dovrebbe avere un’apertura nettamente superiore. Non essere lì solo per fare bella presenza. E infine, proposta la macro come necessaria e indispensabile per catturare foto “alla grande”. Tautologia e pleonasmo, ma talmente sublime da essere brillante, luxury e persino innovativo nella percezione.

E la percezione è alimentata da messaggi sapienti, come interpellare famosi registi che decantano le lodi della registrazione cinematografica del nuovo iPhone 13 Pro (Pro e Pro Max ora sono identici a eccezione della diagonale del pannello). Ovviamente la qualità di registrazione sarà elevata, non foss’altro perché si opera in regime di fotografia/video computazionale nel quale i “calcoli” più complessi (Hdr, gestione dei colori, saturazione e così via) sono eseguiti dagli algoritmi e pronti all’uso su Final Cut. Invece di affidarsi a una serie di post produzioni molto specifiche e pesanti. Ma è il messaggio che conta e questo fa centro.

Tolto questo e altri veli, non c’è nulla di realmente nuovo. L’effetto “wow” che tutti si attendono si perde nei sorrisi di regime dei numerosi manager chiamati a sezionare le novità di prodotto. Però poi l’exploit: i prezzi dei nuovi iPhone 13 sono stati mantenuti in linea con la precedente generazione e il trade-in assicura valori all’usato tali da arrivare a quasi dimezzare il prezzo d’acquisto del nuovo. E qui si compie il vero capolavoro. Quando l’iPhone 12 Pro di pari memoria è valutato il 50% del prezzo dell’iPhone 13 Pro (come nel caso di chi vi scrive), chi resiste alla tentazione? E anche se è una costruzione fatta di suggestioni, alla fine si cede. Questa è la forza incontrastabile di Apple. Che si poggia su architetture hardware e software sotto traccia ma tanto stabili da sostenere qualsiasi ragionamento, persino quello banale che si è al cospetto del prodotto “il migliore di sempre”.