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iMessage di Apple vanta una storia ben documentata di separare le persone in bolle “blu” e “verdi” a seconda che utilizzino un iPhone (quindi le conversazioni sono in blu) o un telefono Android (gli Sms appaiono in verde, così come da qualsiasi altro sistema operativo o feature phone diverso da un device con iOS). Ma se si riducesse tutto a una questione cromatica, si perderebbero di vista alcuni comportamenti sottesi di carattere politico e strategico. Posto che quello che andremo a descrivere è uno scenario molto radicato negli Stati Uniti, laddove iMessage è usato ben più di WhatsApp per gestire chat di gruppo e con gli amici. In Italia, iMessage è usato alla stregua del lettore per Sms e viene poco sfruttato, anche tra gli utenti di iPhone, come piattaforma evoluta per la chat. WhatsApp regna sovrano, pur offrendo (a ben vedere) funzioni non così evolute in termini di sicurezza e multimediali rispetto a iMessage.

Le bolle blu di iMessage, un modo per trainare l’interesse dei teenager

Tutto inizia nei giorni scorsi con un articolo pubblicato dal prestigioso Wall Street Journal nel quale si spiega in dettaglio come questa distinzione tra bolle di chat verdi e blu su iMessage abbia causato pressione sociale tra adolescenti e giovani. In sostanza, gli adolescenti i cui messaggi erano verdi si sono sentiti “bullizzati” da chi ha quelli blu, ovvero chi usa Android si è sentito meno “parte” di chi ha un iPhone. E questo meccanismo di marketing subliminale, quasi una moral suasion, secondo il prestigioso quotidiano ha indotto una spinta al passaggio da smartphone Android a un iPhone da parte dei teenager che “temono la bolla verde”. Come del resto testimonia Hiroshi Lockheimer, senior vice president in Google per Android, tra gli altri progetti che gli competono.

Andando un po’ più a fondo, e sul tecnico, il dibattito sulla bolla blu e verde mette in luce un problema più ampio in tutto il settore: non esiste uno standard di Sms unico e moderno che funzioni su tutti i telefoni. Però esiste una soluzione che si avvicina, prende il nome di RCS (Rich Communication Services), uno standard supportato dai principali operatori, brand e piattaforme mobili. Che quindi potrebbe creare un surrogato universale di iMessage, WhatsApp e così via, basato ovviamente sulla connettività dati, senza installare alcuna applicazione aggiuntiva (WhatsApp, Telegram e così via) o proprietaria (iMessage) sullo smartphone.

Google ha sostenuto questa piattaforma di messaggistica RCS, che è ricca di funzionalità simili a iMessage come indicatori di digitazione e conferme di lettura, e sta collaborando con gli operatori per renderla l’opzione predefinita sulla maggior parte dei telefoni Android. È un passo in avanti nel rendere la messaggistica più uniforme sull’ampia varietà di dispositivi Android esistenti. Ma ancora non risolve il problema sociale evidenziato dal Wall Street Journal e la necessità di migliorare la compatibilità tra iOS e Android.

In qualità di uno dei più grandi attori nel settore della telefonia mobile, Apple potrebbe senza dubbio fare di più per aiutare a creare un’esperienza di gestione degli Sms più coerente su tutti i dispositivi. Ma la domanda è se ciò sia nell’interesse dell’azienda. Apple spesso promuove il suo controllo su iOS come un punto di forza per i consumatori e l’allontanamento da iMessage potrebbe mettere a repentaglio tutta l’infrastruttura a perimetro chiuso impostata a Cupertino. 

Tuttavia, ci sono alcune modifiche che Apple potrebbe apportare per risolvere questo problema, in modo simile al modo in cui ha portato un’esperienza FaceTime limitata agli utenti Android e Windows con le novità introdotte in iOS 15.

Se l’app Messaggi supportasse RCS, allora Apple…

La modifica più ovvia sarebbe quasi banale: introdurre il supporto RCS in iOS 16 tramite l’app Messaggi. Ma la vicenda RCS, che include molte funzionalità simili a iMessage come indicatori di digitazione, chat di gruppo avanzate e crittografia, testimonia ancora una volta il tormento e l’allergia di Apple ad aderire a standard e formati aperti se non per perseguire scopi aziendali molto precisi.

Per esempio, Apple non si è presa spazio ricarica wireless finché lo standard Qi non ha raggiuntoun’adozione diffusa; a questo punto lo ha integrato in iPhone 8 e iPhone X nel 2017. Intendeva persino costruire il caricatore proprietario wireless AirPower basato su Qi, ma invece si è trattenuto fino al 2020 per vendere i caricabatterie wireless MagSafe .

Apple non deve nemmeno aderire in toto alla piattaforma RCS o “sposarla” per fare la differenza. Potrebbe mantenere i messaggi non iPhone verdi, ma con un numero più ampio di funzioni multimediali, e appoggiarsi a funzionalità esclusive di iPhone come Memoji, che utilizza Face ID dell’iPhone per creare animazioni facciali, per mantenere agganciati i lealisti di Apple. Ma supportare alcune funzionalità chiave di RCS farebbe molto per consentire un’esperienza di comunicazione più fluida mantenendo un certo grado di esclusività Apple.

Potrebbe anche consentire la crittografia tra i messaggi indipendentemente dalla piattaforma, soprattutto perché Apple è stata un difensore pubblico della privacy degli utenti. Si potrebbe persino fare tutto ciò senza abbracciare ufficialmente RCS o abdicare al concetto di iMessage.

Se il supporto di RCS semplicemente non ci sarà in una delle prossime release o aggiornamenti di iOS, Apple potrebbe invece assicurarsi che la sua app Messaggi sfrutti al massimo la larghezza di banda limitata disponibile all’interno di SMS e MMS. 

Forse quando foto e video sono inviati tramite MMS, che non è mai stato progettato per le fotocamere a doppio e triplo obiettivo, l’app Messaggi di Apple potrebbe suggerire in modo proattivo di inviare un collegamento iCloud invece di un’immagine compressa e irriconoscibile. Questo sarebbe un approccio simile a quanto già possibile con Google Foto, che permette di selezionare un numero di foto e generare un collegamento web da condividere con amici o familiari. 

E forse, in modo simile a come Apple ha recentemente portato una versione di FaceTime sul Web per utenti Android e Windows, forse potrebbe creare una versione di iMessage visualizzabile sul Web. Ciò potrebbe avvantaggiare i suoi clienti iPhone esistenti che desiderano accedere a iMessage da un PC Windows o Chromebook, consentendo anche ai proprietari di telefoni Android di visualizzare messaggi e altri contenuti condivisi allo stesso modo di un utente iPhone. Questa idea sarebbe comunque fastidiosa per gli utenti Android, ma è meglio che rimanere esclusi dalle chat iMessage.

iMessage per Android? Non arriverà mai (ma mai dire mai)

Una delle rivelazioni più sorprendenti del processo Apple vs. Epic dell’anno scorso è stata che Apple aveva effettivamente discusso internamente la possibilità di sviluppare un client iMessage per Android già nel 2013. Ma i dirigenti Apple hanno abbandonato l’idea a causa delle preoccupazioni sulla concorrenza. A quel tempo, la possibilità che Google acquistasse WhatsApp (poi diventato parte del gruppo Facebook, ora Meta) preoccupava Apple e la società temeva anche che portare iMessage su Android potesse rendere più facile per i possessori di iPhone passare alla piattaforma telefonica di Google. Questa è la teoria espressa nell’articolo pubblicato sul Wall Street Journal. 

Ma molto è cambiato negli ultimi anni, incluso l’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook invece di Google. Sebbene Apple abbia aperto alcuni dei suoi prodotti come FaceTime, si affida anche ai suoi servizi per bloccare i clienti iPhone. Inoltre la diffusione dei servizi di chat non è uniforme in tutto il mondo ma ciascun Paese ha la sua specificità. Come detto: WhatsApp è tendenzialmente il più diffuso nel mondo occidentale ma assente in quello orientale, dove operano altre piattaforme (per esempio WeChat). Scendendo nel dettaglio, negli Stati Uniti la diffusione di iPhone è talmente alta che iMessage è uno standard di fatto; in Europa lo è WhatsApp, salvo per esempio nel Regno Unito dove le due piattaforme contendono le preferenze degli utenti. Questa frammentazione, in ultima analisi, fa il gioco di Apple perché sono le chat di terze parti (WhatsApp, Telegram, WeChat e così via) a garantire la parità democratica di trattamento tra iOS e Android.

Provando a guardare lo scenario da un’altra prospettiva, portare iMessage su Android potrebbe invece creare un effetto moltiplicatore per portare più clienti nell’ecosistema iOS di Apple. È una strategia che ha funzionato negli anni 2000, quando il lancio di iTunes su Windows ha aumentato notevolmente la base di clienti per il primo store virtuale di Apple. Certo, iMessage su Android potrebbe convincere definitivamente alcuni utenti non così soddisfatti del proprio iPhone a passare ad Android, ma il numero sarebbe relativo. Piuttosto permetterebbe agli utenti Android di saggiare le potenzialità delle funzioni e dei servizi di iOS: e questo sarebbe una leva molto forte.